Quando tornerà l'inflazione?


L'inflazione sta tornando? Questa è la domanda che si pone più frequentemente nelle conversazioni (la maggior parte delle quali sono organizzate virtualmente) che le case di gestione internazionali tengono attualmente con i loro clienti. Si tratta di una questione della massima rilevanza, per le importanti e numerose implicazioni che l'evoluzione dei prezzi ha sull'economia e, di conseguenza, sul comportamento dei mercati finanziari. Per far luce su questa importante questione, FundsPeople si è consultatata con i responsabili di diverse società di gestione internazionali per avere un parere su quale sarà, secondo le loro aspettative, la direzione che l'inflazione prenderà nel breve e medio periodo.

76dff45cb900c5a2Nei mercati sviluppati, Eric Brard, global head del Fixed Income di Amundi, si aspetta che l'inflazione rimarrà moderata nel breve termine, ma che aumenterà il prossimo anno a causa di una combinazione di tre fattori: la scomparsa degli effetti negativi dei prezzi dell'energia, la riduzione del divario tra i prezzi della produzione e quelli dei prodotti, a causa delle pressioni sui costi, e la scomparsa degli effetti dei tagli dell'IVA, laddove sono stati attuati. "Tuttavia, questa tendenza al rialzo si stabilizzerà intorno all'obiettivo, dopo aver raggiunto un picco a metà del 2021. Il quadro complessivo dovrebbe rimanere benevolo e l'inflazione globale dovrebbe rimanere entro gli obiettivi delle Banche centrali, anche se vale la pena di monitorare la dinamica dei prezzi, tenendo conto degli enormi sforzi compiuti dalla maggior parte delle autorità monetarie".

cd6770445596fc4cSecondo Daniel Morris, senior investment strategist di BNP Paribas AM, la Fed è ora più propensa a tollerare una bassa disoccupazione e maggiori stimoli fiscali senza aumentare i tassi di interesse per evitare un aumento dell'inflazione. "Il cambiamento dovrebbe stimolare moderatamente le aspettative di inflazione, ma non è chiaro se l'inflazione reale aumenterà molto, dato che i fattori trainanti della bassa inflazione a cui abbiamo assistito a livello globale sono in gran parte indipendenti dal controllo della Banca centrale. Ad esempio, la demografia, i cambiamenti tecnologici e la globalizzazione non sono influenzati dalle politiche delle Banche centrali. In questo contesto, ci aspettiamo che l'inflazione rimanga al di sotto dell'obiettivo, non solo negli Stati Uniti, ma nella maggior parte del mondo sviluppato e per molti anni a venire. Tuttavia, ci sono fattori che potrebbero spingere l'inflazione da questi livelli. La tendenza alla de-globalizzazione iniziata con Trump è stata accelerata dalla pandemia, poiché i Paesi e le aziende hanno riconsiderato il luogo in cui producono i loro prodotti. Una produzione più localizzata, soprattutto nei paesi sviluppati, avrà un costo più elevato. Detto questo, la pandemia ha anche causato un significativo calo della crescita, per cui è probabile che l'effetto netto sia deflazionistico.

a4b4ab1dfd1e1bf6Keith Wade, capo economista e strategist di Schroders, si aspetta che l'inflazione rimarrà moderata, consentendo alle Banche centrali di mantenere una politica monetaria accomodante. "Tuttavia, prevediamo un certo rilassamento nel ritmo dell’allentamento quantitativo nella misura in cui la crescita continui nel 2021. In questo senso, abbiamo leggermente alzato la nostra previsione di inflazione dell'indice globale dei prezzi al consumo (IPC) all'1,8% nel 2020 e al 2% nel 2021 (in precedenza rispettivamente l'1,5% e l'1,8%), a seguito della stabilizzazione dei prezzi del petrolio. Tuttavia, la ripresa delle attività non è abbastanza forte da colmare il divario di produzione. A questo proposito, non vediamo alcun movimento nei tassi di interesse né quest'anno né il prossimo”.

5d468ba0d777089cDalla metà degli anni '90 non ci sono stati molti periodi in cui l’IPC core statunitense sia stato superiore al 2%. "È successo nel 2004-2008 e la Fed ha risposto aumentando i tassi dall'1% al 5,25% in un periodo di due anni", ricorda Chris Iggo, responsabile degli investimenti di AXA Investment Managers. "Il tasso dell'IPC è passato da circa l'1,25% nel 2015 a poco più del 2% nel 2018, ma l'autorità monetaria aveva già aumentato i tassi dallo 0,25% all'1,75%, per poi aggiungere altri 75 punti base, presumibilmente per arrestare l'aumento dell'inflazione. Ci sono due osservazioni a questo proposito. Il primo è che un tasso di inflazione superiore al 2% è stato molto raro, quindi probabilmente abbiamo bisogno di vedere una crescita del PIL molto più rapida e una disoccupazione molto più bassa. Il secondo è che i tassi rimarranno probabilmente inalterati ben oltre la scadenza del 2023, cosa che molti esperti hanno discusso dopo la riunione della Fed della scorsa settimana.

9ea7df176d3d7400Esty Dwek, responsabile globale della strategia di mercato di Natixis IM Solutions, pensa non sia giustificata la delusione dei mercati nei confronti della Fed. "Hanno ripetuto che i tassi di interesse rimarranno vicini allo zero almeno fino al 2024, cosa che già sapevamo. La ripresa sarà difficile e anche il Congresso dovrà fare la sua parte, approvando la legge CARES 2 per sostenere la crescita. La Fed tollererà ora un'inflazione più elevata per periodi di tempo più lunghi, anche in presenza di una bassa disoccupazione. L'idea principale è quella di aumentare le aspettative di inflazione e di rendere più ripida la curva dei rendimenti per migliorare i meccanismi di trasmissione della politica monetaria".

6ad09a63048510b3Luca Paolini, chief strategist di Pictet AM, ritiene che tra cinque anni il rischio di inflazione si concretizzerà. "La realtà è che l'inflazione core è rimasta stabile tra l'1,5% e il 2,5% negli ultimi 20 anni. Ora, dato il massiccio effetto della pandemia e la conseguente ripresa dell'attività da livelli estremamente bassi, sia l'inflazione che la crescita economica saranno distorte nel 2021. Ciononostante, i dati non mostrano molti rischi di deflazione o di inflazione. Affinché l'inflazione torni a salire, la produzione deve tornare o essere superiore al trend precedente, il che può richiedere anni. Dal canto loro, le Banche centrali non vogliono rischi deflazionistici, ma sono disposte a tollerare l'eccesso di inflazione, con un approccio opportunistico. Quindi tra cinque anni o più, data la massiccia espansione monetaria e fiscale e la ripresa dell'economia globale, è probabile che il rischio di inflazione si materializzi", conclude.

d2cd534928cb36f9Secondo Adrian Hilton, responsabile globale dei tassi d'interesse e degli investimenti nel reddito fisso di Columbia Threadneedle Investments, i tassi di crescita sono estremamente lenti a causa della persistente debolezza della domanda e del rischio che la perdita temporanea di posti di lavoro diventi permanente. "Il sostegno da parte dei governi e delle Banche centrali è stato sostanziale, anche se rimaniamo preoccupati per la longevità dello sforzo fiscale e per la capacità della politica monetaria di compensare pienamente lo shock della domanda, dato che i tassi di interesse sono molto vicini al limite inferiore effettivo. I problemi strutturali dell'economia globale e i livelli di debito in costante aumento dovrebbero limitare l'aumento dell'inflazione a medio e lungo termine. Nell'area Euro, l'epidemia di Covid-19 ha fatto deragliare la ripresa embrionale dell'attività industriale e le aspettative di inflazione”.

420b0b9cf4b29a9fA differenza del 2008-2009, Jonathan Day, manager del reddito fisso di Newton, affiliata di BNY Mellon IM, ritiene che vi sia ora un rischio maggiore che le politiche monetarie delle Banche centrali mondiali generino inflazione. "I programmi di allentamento quantitativo di quest'anno stanno mettendo in ombra quelli che sono stati messi in atto per rispondere alla crisi creditizia e sono stati accompagnati da aggressivi stimoli fiscali. È proprio questa combinazione con la spesa pubblica che fa sì che la politica monetaria presenti un potenziale inflazionistico maggiore questa volta. La spesa pubblica è stata utilizzata per sostenere l'economia, il che significa che gran parte dell'allentamento quantitativo sta raggiungendo l'economia reale e le tasche dei cittadini". A suo avviso, l'inflazione si profila già elevata sui mercati dei titoli. "Anche il mercato immobiliare si sta riprendendo rapidamente, poiché i bassi tassi di mutuo rendono l'acquisto di una casa più conveniente che mai (se il denaro è disponibile). Vediamo questa tendenza anche in diversi mercati delle materie prime. Tutto ciò per cui l'offerta sarà limitata aumenterà di prezzo in un mondo in cui è in crescita la massa monetaria”.

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