Quando la sostenibilità conviene anche alla piccola media impresa


La finanza sostenibile conviene e conviene proprio a tutti. A vent’anni dalla nascita del mercato SRI nazionale (dieci se guardiamo al miglioramento delle strategie offerte da parte di istituzionali e retail) l’approccio alla sostenibilità e ai prodotti d’investimento socialmente responsabili non è più un trend passeggero.  Ma serve dare ancora un forte impulso soprattutto agli operatori finanziari. II ricorso all’investimento SRI presenta ancora ampi margini di progressione. Infatti, solo un’azienda su tre ha preso in considerazione i prodotti di finanza sostenibile e meno del 30% ha adottato strumenti come i rating di sostenibilità. La ragione principale consiste nel fatto che promozione e comunicazione sono ancora limitate. Il vulnus emerge all’indagine “PMI italiane e sostenibilità” condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con BVA Doxa.

L’apertura della nona edizione della Settimana SRI è stata dedicata al rapporto che le piccole e medi imprese italiane hanno con i temi di sostenibilità, soprattutto nella gestione dell’attuale crisi economica causata dalla pandemia. “Gli operatori di finanza sostenibile e le PMI possono ricoprire un ruolo cruciale per la ripresa economica del nostro paese attraverso investimenti e politiche indirizzati verso la transizione a sistemi più inclusivi e a ridotto impatto ambientale”, ha detto Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la Finanza Sostenibile. “Il dialogo e la collaborazione tra istituzioni pubbliche, investitori e aziende sarà fondamentale per un impiego efficace ed efficiente delle risorse del piano Next Generation EU: ci auguriamo che le nostre iniziative possano contribuire a rafforzare questa collaborazione” ha dichiarato.

La ricerca, realizzata con il sostegno di Iccrea Banca e Intesa Sanpaolo su 477 aziende distribuite su tutto il territorio nazionale, afferma come al 70% delle aziende intervistate non è mai stato proposto di valutare forme di finanziamento per progetti sostenibili. Gran parte delle PMI intervistate, infatti, chiede agli operatori finanziari di incrementare l’informazione sulla finanza sostenibile, evidenziando casi di successo e vantaggi concreti in termini economico-finanziari, reputazionali e di marketing/posizionamento. Questo proprio perché per l’80% delle PMI la sostenibilità è un elemento importante nelle scelte strategiche e d’investimento; più di metà del campione ha in programma di integrare considerazioni sui temi ESG nella strategia complessiva dell’impresa. Le banche, in questo caso, emergono come il principale punto di riferimento: la maggior parte delle PMI attribuisce loro una funzione importante, sia nella scelta degli strumenti finanziari (41% del campione), sia nella promozione dei prodotti SRI (per il 35%).

“La ricerca dimostra come le PMI abbiano compreso da tempo che lo sviluppo sostenibile è sinonimo di crescita e successo”, spiega Carlo Robiglio, vice presidente di Confindustria. “Tuttavia sono frenate dai costi, dalle difficoltà burocratiche e dalla scarsa informazione. Bisogna agire quindi sulla semplificazione amministrativa, sulla leva fiscale e sugli incentivi. È inoltre essenziale che il mondo creditizio e quello finanziario sostengano gli investimenti delle imprese sul sentiero della crescita sostenibile”.

Le conclusioni della prima conferenza in calendario per la Settimana SRI sono state affidate a Enrico Giovannini, portavoce dell'Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile: “La sostenibilità è destinata a entrare nel DNA delle aziende. E non solo perché la finanza guarda sempre di più a quelle imprese che adottano i criteri ESG. La sostenibilità è un investimento e, soprattutto, conviene dato che, come l’Istat ha rilevato, le aziende che adottano un modello sostenibile ne ricevono un guadagno in termini di produttività: del 15% le grandissime, del 10% le grandi, del 5% le medie. Le imprese, per dirsi veramente sostenibili, devono esserlo lungo tutta la filiera produttiva, altrimenti si rischia di cadere in una mera operazione di immagine. Anche per questo, l’ASviS chiede con insistenza che venga abbassata la soglia dimensionale delle imprese che hanno l’obbligo della rendicontazione non finanziaria”.

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