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Quali sono le crepe negli investimenti sostenibili?


La rapida crescita degli investimenti SRI non è stata accompagnata da un altrettanto miglioramento delle norme che li regolano. Almeno non con la stessa velocità. Nell'ultimo anno si son compiuti grandi passi in avanti, come ad esempio il rapporto sulla tassonomia verde della Commissione europea. "Tuttavia, la definizione di criteri e indici comunemente accettati è ancora una battaglia aperta", commentano da SCM Direct. La società di gestione britannica ha preparato un rapporto in cui vengono presentati diversi casi specifici che mostrano le crepe ancora aperte nel settore in materia SRI (in allegato il report completo).

  • Classificazione errata dei fondi: cercare un fondo SRI è una sfida continua. Secondo l'analisi di SCM Direct, è impossibile ottenere un elenco di fondi socialmente responsabili. Una ricerca tra più piattaforme di terze parti ti darà risultati molto diversi tra loro. Anche se si considerano quei prodotti etichettati come ESG nel nome o nel mandato di investimento, non è garantito un buon rating Morningstar sulla sostenibilità, un criterio molto apprezzato nel settore.

Rating e punteggi etici discordanti: L’assenza di omogeneità si estende anche al rating ESG dei titoli. E non si tratta di piccole differenze. Il rapporto rileva una bassa correlazione tra i punteggi ESG di due dei principali fornitori di dati, l'FTSE e l'MSCI. Nel grafico sottostante si può notare la dispersione.

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Prendiamo l'esempio di un'azienda come Tesla. Secondo MSCI, è tra i primi nel suo settore; secondo FTSE, è la peggior casa automobilistica in ambito ESG. Per Sustainalytics si trova nel mezzo. Ciò accade perché MSCI le conferisce un punteggio alto per i suoi sforzi nelle attività di riduzione delle emissioni di carbonio, mentre FTSE attribuisce uno score zero perché valuta solo le emissioni dei suoi stabilimenti. Inoltre, se una società non pubblica dati, riceve un punteggio basso da FTSE ma in MSCI le viene comunque conferito un punteggio neutro.

Non è solo una valutazione di SCM Direct. Un recente studio di State Street Global Advisors ha rilevato che solo la metà delle aziende ha ottenuto un punteggio omogeneo tra i quattro principali fornitori.

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Fonte: State Street Global Advisors

Questo è rilevante per l'investitore, poiché molte società di gestione utilizzano i dati di piattaforme di terzi per i propri fondi. "Il problema è che la maggior parte dei data provider tratta la propria metodologia come informazione proprietaria; di conseguenza i portfolio manager utilizzano i dati di un'entità senza comprendere appieno come ha raggiunto tali conclusioni ", sostengono da State Street.

  • Non ci sono regole per il calcolo dei dati ESG: un altro punto di discussione è la mancanza di criteri standard ufficiali. In un settore in cui esiste una chiara regolamentazione, è sorprendente l’assenza di norme ben precise per la definizione del rating ESG. Al momento ci sono solo casi di guide nazionali che hanno portato al consolidamento di standard differenti per ogni Paese.

Secondo lo studio, questo ha favorito fenomeni di greenwashing. Una preoccupazione espressa anche dal regolatore britannico. In un rapporto preparato dalla FCA si è stabilito che l'etichetta sostenibile si applica a una vasta gamma di fondi, di cui alcuni "non sembrano avere un'esposizione materialmente diversa" ai prodotti senza tale etichetta. Un caso specifico che evidenzia lo studio di SCM Direct è l'elevata esposizione ai titoli di Stato di alcuni fondi ESG promossi da piattaforme di fondi nel Regno Unito. Al di là dell'opinione se un titolo di Stato sia ESG o meno, si sollevano dubbi sulla differenza tra quel fondo e un classico prodotto obbligazionario governativo.

 

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