Quali sono i rischi legati ai cambiamenti climatici?


La transizione verso un’economia con minori emissioni di carbonio porta con sè alcuni rischi intrinseci di tipo politico, legale, tecnologico e di mercato che gli investitori ormai non possono trascurare. I settori colpiti non sono solo l’oil & gas e il minerario, ma anche quello aereo, dell’edilizia, dei materiali e industriale. Di conseguenza aumentano le pressioni di disclosure delle aziende sui rischi e le opportunità legati al cambiamento climatico. Lo dimostra per esempio la crescita del numero di organizzazioni che supportano la Task Force sulle Disclosure Finanziarie legate ai cambiamenti climatici (TCFD), che stando ai dati di settembre conta 867 partecipanti.

Secondo Jessica Ground, global head of Stewardship di Schroders gli investitori devono prendere consapevolezza del fatto che gli effetti sono di gran lunga superiori a quanto inizialmente previsto. “Secondo le nostre analisi, il rischio legato alla transizione potrebbe pesare per il 15% sugli utili dell’azionario globale nel complesso. Il differenziale tra vincitori e vinti sarà significativo”, commenta.

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“I rischi legati ai cambiamenti climatici non sono confinati soltanto ai titoli azionari. Investire in questo trend va ben oltre la semplice esclusione dei titoli dei combustibili fossili. Ci aspettiamo quindi che si presterà attenzione anche alle partecipazioni nei mercati del debito e ai portafogli dei prestiti bancari”, aggiunge la Ground. Non è un caso infatti che il mercato dei green bond sia in piena espansione; a dicembre 2019 ha infatti superato la soglia dei 500 miliardi di euro, conferendogli una posizione dominante nel settore del reddito fisso sostenibile. Oltre ai green, social and sustainability bond, che sono già tipi di obbligazioni relativamente ben definite, quest'anno hanno iniziato ad emergere etichette più sostenibili, come ‘transition bonds’ o ‘ESG-linked bonds’. Tuttavia, a causa della loro poca trasparenza, tracciabilità e rendicontazione sull'utilizzo dei proventi, da NN IP ritengono che questo nuovo concetto aumenti il potenziale per il greenwashing.

Bram Bos, lead portfolio manager Green Bonds di NN IP ritiene che l'etichetta di ‘transition bond’ potrebbe anche aprire la porta a settori, società e attività che sono ‘marroni’ e che probabilmente rimarranno tali. “Ciò potrebbe consentire loro di emettere obbligazioni nello spazio sostenibile, cosa che non ci aiuterà a raggiungere gli obiettivi fissati nell'accordo di Parigi. Quando si tratta di obbligazioni legate alla sostenibilità o SDG, valgono le stesse preoccupazioni. Inoltre, poiché vi sono 17 obiettivi SDG con 169 target, ogni azienda può affermare che in qualche modo sta progredendo su uno di questi obiettivi. Anche in questo caso, quindi, il rischio di greenwashing è elevato”, spiega l’esperto. Nel complesso, NN IP ha una forte preferenza per il concetto di impiego dei proventi applicato ai green bond.

La tassonomia sicuramente gioca un ruolo importante nella lotta contro il cambiamento climatico.David Czupryna, head of ESG Client Portfolio Management di CANDRIAM afferma infatti che le normative europee incorporano il concetto di transizione, lasciando la porta aperta ad attività ad alta intensità di carbonio, come per esempio la produzione di acciaio, ma a condizione che riducano gradualmente il loro impatto ambientale e fissando standard molto elevati. “Nonostante sia da apprezzare il tentativo di garantire una coerenza di approcci nella lotta contro il cambiamento climatico, c’è ancora strada da fare. La creazione di una etichetta europea per gli investimenti sostenibili, prevista per il 2021, sembra essere un passo essenziale. È un progetto ambizioso, che per avere un impatto effettivo dovrà essere applicato da un numero sufficiente di investitori. Senza aver la pretesa di cercare di armonizzare il già affollato settore dei marchi europei per gli investimenti sostenibili, dovrebbe concentrarsi principalmente sugli aspetti ambientali”, conclude Czupryna.

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