Puntare sull'Italia attraverso prodotti multi-asset


A prima vista, i fondi flessibili sembrano una costante fonte di opportunità che consentono d’investire in classi di attivi e mercati diversi, combinando stili d'investimento differenti. Tuttavia, proprio il suo vantaggio principale, ovvero la flessibilità, potrebbe convertirli in strumenti difficili da amministrare, che hanno difficoltà a raggiungere una certa coerenza. Noi in Funds People siamo curiosi di sapere come si gestiscono due dei migliori fondi flessibili globali italiani: l’AcomeA Fondo ETF Attivo e l’Epsilon QReturn.

AcomeA Fondo ETF Attivo 
Fabio Catalano gestisce un fondo completamente flessibile che investe mediante ETF, ETC ed  ETN. Le strategie implementate possono prevedere l’investimento in azioni e obbligazioni nonché materie prime. L'investimento in valuta può essere effettuato per motivi tattici, mentre non è previsto alcun investimento in attivi immobiliari.

Secondo Fabio Catalano, “la costruzione del portafoglio segue quattro strategie trend follower di forza relativa: due sono azionari, uno dei quali è settoriale per posizionare l’investimento nei settori europei che mostrano una forza settimanale relativa rispetto all’indice Europe Stoxx 600. L’altra strategia azionaria si articola su due livelli: uno macro, in cui vengono confrontati gli indici in valuta locale rispetto all’MSCI World, e un secondo livello in cui gli indici single country vengono confrontati con l'area di riferimento e l’indice globale. La terza strategia è obbligazionaria e procede all’allocazione confrontando diversi segmenti (corporate IG, high yield, inflation linked, covered bond ed emergenti con copertura in valuta) rispetto all’indice dei titoli di Stato con tripla A dell’eurozona. La quarta strategia, concernente le materie prime, le confronta con l’indice Rogers e analizza la composizione della curva dei future e gli indicatori macro di domanda e offerta previsti per l’anno”.

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Come processo di controllo del rischio, continua il gestore “per ogni investimento effettuato si monitora la variazione di prezzo con l’applicazione di stop-loss per posizioni superiori al 3%: al -5% di variazione assoluta si procede a ridurre la posizione della metà, o al suo azzeramento quando le variazioni negative sono superiori al 10%. Queste misure vengono prese perché utilizzando le forze relative si possono ottenere segnali positivi, anche quando il sottostante registra una flessione, sempre che sia inferiore a quella degli indici generali. Qualora aumentino le correlazioni, si può ridurre tacitamente l’esposizione globale a varie strategie”. 

Attualmente la strategia azionaria rappresenta il 108% del portafoglio. Le principali posizioni nei mercati dell’eurozona presuppongono un 69% e si completano con strategie nei settori europei (12%), nelle small cap europee (2,2%), nell’esposizione al Giappone con copertura in valuta (16%) e nelle società di estrazione dell’oro (2%). Infine, la strategia satellite nei paesi emergenti (Turchia, Brasile, Sud Africa, CSI 300, Filippine e Vietnam) rappresenta l’8%. La strategia obbligazionaria rappresenta circa il 15% ed è concentrata nelle obbligazioni societarie High Yield dell’eurozona e nei titoli di Stato dei paesi emergenti. Infine la strategia delle commodity rappresenta circa il 6% (grano, argento, rame e metalli).

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Epsilon QReturn
Maria Bruna Riccardi 

Il fondo gestito dal team diretto da Maria Bruna Riccardi di Epsilon è completamente flessibile e non ha limiti in termini di classi di attivo né di aree geografiche. Le posizioni long-short su ogni valuta sono un elemento importante per la generazione di performance, però attualmente non sussistono investimenti in commodity e nell’immobiliare, benché siano possibili, almeno in forma residua.

Per Riccardi, l’aspetto più peculiare del fondo è il processo d’investimento quantitativo. “Utilizziamo una serie di variabili macroeconomiche, finanziarie e tecniche per stimare i rendimenti attesi dei mercati azionari, la probabilità di performance positive dei mercati e la potenziale perdita relazionata con l’investimento in azioni. La combinazione di questi elementi ci induce a definire l’esposizione obiettiva ai mercati azionari per il periodo successivo. La particolarità del nostro processo risiede nella modalità di combinazione delle variabili:  attribuiamo un peso maggiore alle variabili che nel recente passato hanno avuto una maggior capacità previsionale. Siamo così in grado di mantenere un universo sufficientemente ampio, con elementi che possono rimanere “latenti” per molto tempo, pur senza perdere efficacia nel modello. Dopo aver definito il peso obiettivo dei titoli azionari, sia globale che per aree geografiche, procediamo all’implementazione del portafoglio, includendo le altre classi di attivo”.

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Il controllo del rischio è parte integrante del processo stesso.  Riccardi distingue due fasi. “Nella fase di definizione dell’asset allocation, uno degli elementi che stimiamo è il rischio associato all’investimento azionario. Il controllo è implicito nel modello stesso, che può divergere dalla valutazione del rischio stimata nei mercati. In secondo luogo dobbiamo monitorare il VaR del fondo, affinché non superi il livello stabilito (12,5% con 99% di confidenza a un mese)”.  Si utilizzano futures e opzioni per la portata dell’esposizione obiettivo e per ottimizzare il profilo di rischio del fondo.

In questo momento (fine aprile 2014) il portafoglio è investito per circa il 42% in azioni europee, per il 30% in azioni statunitensi e per il 3% in azioni di altri paesi. La durata è inferiore a sei mesi, mentre per l’esposizione valutaria si preferisce il dollaro statunitense al franco svizzero.

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