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Proteggere il portafoglio con strategie alternative veramente efficaci


Il 2018 è stato un annus horribilis per i fondi alternativi liquidi, messi nuovamente alla prova, e la maggior parte delle strategie non è riuscita a proteggere il capitale degli investitori. Stando ai dati di Lipper, il rendimento medio della categoria è stato del -3,5%. "In generale, gli alternativi non hanno offerto agli investitori ciò che promettono", commenta Detlef Glow, head of EMEA Research di Lipper.

In alcuni casi, le perdite registrate da questi prodotti sono state notevoli, il che ha spinto molti investitori a riconsiderare la propria strategia. "È quando gli asset iniziano ad entrare fortemente in quei fondi che hanno fatto bene nel recente passato e a uscire da quelli che hanno fatto male. È la logica del settore. L'investitore non si ferma a pensare che molti dei prodotti che acquista possono aver funzionato di recente, ma se si analizzano i track record, ci sono momenti chiave in cui hanno fallito", dicono da Willis Towers Watson.

Il problema è che solo un numero molto ridotto di fondi ha un track record che risale alla crisi finanziaria del 2007-2008 o alla crisi dell'Eurozona del 2011-2012. Tuttavia, l'investitore ha fatto affidamento su di loro al punto che, attualmente, il patrimonio gestito da questi prodotti è di circa 420 miliardi di euro (fonte del grafico: Morningstar Direct). "Sorprende il successo di questo tipo di strategia dato che il suo risultato è stato piuttosto deludente. Solo una minoranza di fondi ha davvero superato la sfida di ottenere un rendimento assoluto positivo. Ciò è in parte dovuto all'alto livello dei costi", afferma Matias Möttölä, analista di Morningstar.

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Neanche gli hedge fund possono considerarsi una soluzione. "Si tratta di prodotti non abbastanza innovativi da permettere che una strategia azionaria long-short o un market neutral possano apportare valore in momenti difficili", sottolineano da Willis Towers Watson. Tuttavia, l'investitore istituzionale ha le idee molto chiare. Il Global Pension Assets Study che la società di consulenza ha pubblicato di recente riflette che, negli ultimi anni, gli investitori istituzionali hanno cambiato il loro portafoglio storico - composto dal 60% in azioni, il 30% in reddito fisso e il 5% in alternativi – per arrivare a un'asset allocation attuale che vede un 40% di azioni, un 30% di obbligazioni e un 30% di strategie alternative, sia liquide che illiquide.

"Il peso degli alternativi nei portafogli continua a crescere perché gli investitori istituzionali sono consapevoli che né l’azionario né l’obbligazionario offriranno in futuro il rendimento restituito in passato. Ma questa scommessa sulla gestione alternativa si concentra sulla vendita del suo public equity e sull’acquisto di private equity, disfacendosi del reddito fisso per acquisire private debt", continuano dalla società di consulenza. Di quel 30% che attualmente gli investitori istituzionali destinano agli investimenti alternativi, il peso maggiore è nelle strategie illiquide, soprattutto nel settore immobiliare e private equity. "Sono le due categorie più importanti, anche se le infrastrutture e il debito privato stanno iniziando a crescere in modo significativo", rivelano gli esperti di Willis Towers Watson.

Le obbligazioni governative e societarie (per lo più investment grade) rappresentano appena il 30% del debito totale a livello globale. Se consideriamo anche il debito high yield e parte del credito emergente al di sotto dell’investment grade, raggiungeremmo il 38% del debito totale. La maggior parte corrisponde a debito non scambiato abitualmente in mercati secondari che - secondo Willis Towers Watson - può fungere da diversificatore molto appropriato in un portafoglio, data la sua capacità di generare premi al rischio completamente diversi dall’azionario e obbligazionario tradizionale.

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Strategie valide per diversificare

In generale, si tratta di tutte quelle che non solo collegate al premio per il rischio dei mercati o al credito. Tra queste figurando i cat bonds. “Le ‘obbligazioni catastrofe’ rappresentano una strategia ancora poco sviluppata nel mercato italiano. Consistono nell’acquistare obbligazioni che versano delle cedole perché qualcuno sta pagando dei premi per coprire il rischio di una catastrofe meteorologica. Questo tipo di strategia penalizza quando si verifica l'evento in questione (che può essere causato da un terremoto, uno tsunami, un uragano...). Non hanno alcuna relazione con il comportamento delle borse o dei tassi di interesse. Può accadere che le azioni e l’obbligazionario corporate crollino e proprio nel momento in cui si verifica l'evento catastrofico? Certo, ma statisticamente le probabilità sono bassissime", commentano dalla società di consulenza.

Queste, però, non sarebbero l'unica opzione a cui gli investitori potrebbero rivolgersi. "Ci sono anche i cosiddetti ‘life settlements': il concetto è lo stesso, ma con premi annuali per la copertura pensionistica. Vale a dire: si copre il rischio che la persona muoia e, alla fine, bisogna pagargli una determinata somma. Significa assorbire parte del rischio di una compagnia di assicurazioni, come accade nel caso dei cat bonds. E poi i mortgage repayments o rimborsi ipotecari, per i quali vale lo stesso ragionamento: le compagnie assicurative corrono il rischio che i loro tassi di interesse cambino perché l'assicurato ammortizza anticipatamente la sua ipoteca. Come investitori, possiamo assorbire parte di questo rischio man mano che i premi ci vengano pagati. Tutti questi tipi di strategie eliminano il rischio di essere direttamente esposti all’azionario o al reddito fisso. Pertanto, decorrelare i rendimenti includendo nel portafoglio le strategie alternative che veramente possono proteggere l’investitore è un qualcosa che si può fare”, concludono.

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