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Privilegiare le opportunità 'relative value' in tutti i mercati


Se da una parte lo scenario di base continua a prevedere una ripresa sincronizzata di consumi e spesa un po’ ovunque dall’altro i rischi ribassisti sembrano aumentare, soprattutto per via delle misure protezionistiche di Trump. Adesso poi arriva pure lo spauracchio di una guerra in Siria, dopo il lancio di missili americani nel suolo di Assad. “Viste queste dinamiche contrastanti, crediamo che la migliore strategia da adottare per affrontare il clima di incertezza e per conseguire dei rendimenti sia quella di privilegiare le opportunità relative value in tutti i mercati a scapito del posizionamento direzionale”, dice Matteo Germano, a capo della divisione multi-asset di Amundi.

Azioni USA e corporate bond europei

Per l’esperto l’idea è quella di mantenere una visione favorevole agli asset rischiosi,  perché sia i fondamentali macro che quelli micro sono ancora positivi. “Tuttavia, le crescenti tensioni sul commercio e la potenziale decelerazione della dinamica macroeconomica suggeriscono di aumentare la diversificazione riducendo la nostra esposizione alle azioni giapponesi ed europee ed incrementando la preferenza per quelle statunitensi (sia a livello di mercato generale, sia per quanto riguarda il settore energetico americano)”, spiega il manager. “Il mercato statunitense attualmente gode di una migliore dinamica macroeconomica e di un prolungamento del ciclo grazie ai massicci stimoli fiscali varati di recente. D’altro canto, l'eccessivo rafforzamento dell'euro e dello yen ci inducono ad adottare un approccio più cauto nei confronti dei mercati europeo e giapponese. Per quanto riguarda le azioni, manteniamo una focalizzazione conservativa relative value sui mercati emergenti. Privilegiamo la Russia - grazie alle prospettive positive del prezzo del petrolio - e l’Hong Kong Stock Exchange Hang Seng China rispetto all’indice complessivo dei mercati emergenti”.

Sul fronte obbligazionario per Germano bisogna guardare ancora alle obbligazioni societarie di elevato rating europee che hanno dimostrato di saper tenere duro, anche durante il recente episodio di febbraio. Sui titoli di Stato “ci aspettiamo un rialzo dei tassi di break-even a dieci anni (in Europa, negli Usa e in Giappone). Nel 2018 ci attendiamo anche un rialzo dei tassi tedeschi lungo la curva. Vediamo del valore anche nel diverso andamento della curva dei rendimenti, in particolare negli Stati Uniti, dove ci aspettiamo un certo irripidimento nel segmento 2-10 anni. A nostro avviso la curva in questo momento è troppo piatta per due motivi: dovrebbero essere scontati maggiori premi per il rischio d’inflazione e il deficit di bilancio americano aumenterà a seguito dei tagli alle imposte e al piano per le infrastrutture”, afferma l’esperto di Amundi. Che poi, in merito al mercato valutario, consiglia la corona norvegese rispetto all’euro e il dollaro neozelandese rispetto a quello australiano. “Nei Paesi emergenti preferiamo il renminbi all'euro e al dollaro statunitense. Il renminbi è supportato dai fondamentali positivi sul fronte macroeconomico, da una valutazione ampiamente corretta, e da condizioni tecniche favorevoli, nonché dalla possibilità di attirare maggiori flussi grazie all’inclusione nel benchmark delle obbligazioni cinesi onshore”.

Strategie di copertura

Dato che sono possibili nuovi picchi di volatilità, gli investitori dovrebbero cercare di proteggere il capitale tramite efficaci strategie di copertura. “L’esposizione all’oro, per esempio, potrebbe proteggere dai rischi geopolitici (l’indicatore di rischio ha raggiunto il livello più alto dal 2003): anche le posizioni lunghe sullo yen rispetto al dollaro Usa e al dollaro australiano potrebbero proteggere dai rischi di coda. Siamo consapevoli del fatto che le valutazioni sul mercato del credito sono elevate e che potrebbero risentire dei nuovi picchi di volatilità e dei tassi nominali: pertanto, crediamo che gli investitori dovrebbero gestire con attenzione il rischio di credito e di liquidità nelle aree più speculative del mercato”, conclude Matteo Germano.

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