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Private banking: come cambia il portafoglio dei clienti


Il mercato del private banking sta assumendo un peso crescente nell’industria italiana del risparmio gestito. Per i player del settore è fondamentale offrire servizi di consulenza remunerati a valore aggiunto, cercando di soddisfare le esigenze sempre più complesse della clientela e farsi trovare pronti per servire la prossima generazione di clienti. Ne sono convinti i responsabili Private Banking delle principali realtà operanti in Italia che Funds People ha riunito per dibattere sulla crescita e sulle sfide del settore nel nostro Paese e analizzare lo stato dei bisogni della clientela.

Composizione dei portafogli e ruolo delle strategie alternative

Dando uno sguardo alla composizione dei portafogli della clientela private, gli esperti concordano sul fatto che negli ultimi anni la qualità dei portafogli sia migliorata anche se è ancora lontana dall’essere ottimale. Se teniamo conto della rivoluzione finanziaria che ha colpito il settore dal 2008 in poi, secondo Salvatore Pisconti, responsabile di Unicredit Private Banking Italia, la composizione dei portafogli dei clienti non è cambiata come avrebbe potuto e dovuto. “C’è ancora troppa liquidità e troppi investimenti in titoli di Stato, tutto ciò si traduce in opportunità che il cliente sta perdendo, mantenendo un livello eccessivo di liquidità infruttifera o correndo rischi inconsapevoli con titoli a tasso fisso e a scadenza lunga”, spiega Pisconti.

Uno dei maggiori cambiamenti nei portafogli degli italiani è la maggiore diversificazione, che ha resto i portafogli più moderni e meno vulnerabili a fronte di situazioni critiche ed eventi imprevedibili. Nonostante i clienti abbiano recepito il concetto di diversificazione degli investimenti, rimangono maggiormente orientati verso il reddito fisso e ancora molto prudenti con riferimento alla componente azionaria. Una maggiore esposizione ad azioni o ad obbligazioni più rischiose richiede uno sforzo maggiore in termini di educazione finanziaria.

Per Marco Palazzolo, responsabile direzione coordinamento commericale Top Private di UBI Banca, gli investitori fanno fatica a comprendere i vantaggi della diversificazione che, pur aumentando in alcuni casi il rischio del singolo asset, non innalza il rischio complessivo del portafoglio ma può invece portare dei benefici nel medio termine per gli investimenti della clientela. “Abbiamo notato un’ottima diversificazione in termini di investimenti della nostra clientela negli ultimi anni, complici i tassi negativi sulla parte obbligazionaria e la disponibilità della clientela stessa ad ascoltare altre soluzioni di investimento e a intraprendere nuove strade”, afferma Palazzolo.

Secondo Riccardo Ardigò, managing director, country COO di UBS Italiail processo che ha portato la maggior parte dei clienti ad assumere maggior rischio è stato accompagnato da una maggiore diversificazione. “Complessivamente la qualità dei portafogli dei clienti è sostanzialmente migliorata rispetto a qualche anno fa. Il processo di una maggiore diversificazione su tutte le dimensioni geografiche, per asset class e tipologia di strumenti continuerà, e questo ha un beneficio per il cliente e per l’operatore private che diventa indispensabile. Da questo punto di vista il ruolo di un operatore specializzato continuerà a rafforzarsi”, sottolinea Ardigò.

Anche la visione dell’assicurazione vita da parte del cliente sta cambiando: negli ultimi sei anni la quota di patrimonio destinata ai prodotti assicurativi vita è raddoppiata. Stefano Carpi, country manager Italia di Lombard International Assurance, spiega come il private insurance sia diventato uno strumento interessante per la clientela private in quanto un contratto assicurativo vita di tipo unit linked è in grado di rispondere alle esigenze sempre più sofisticate e complesse della clientela, offrendo flessibilità nell’investimento grazie all’adozione di una gestione discrezionale e personalizzata in funzione degli obiettivi e del profilo di rischio del cliente. “La clientela HNWI ha bisogno di diversificazione, anche a livello di player, e personalizzazione delle strategie d’investimento. Noi offriamo polizze come aggregato di vari asset manager: il cliente all’interno della stessa polizza ha vari private bankers e si affida a diversi gestori, banche depositarie e linee di investimento. In Italia la componente private equity è limitata, vediamo mediamente solo portafogli bilanciati, il cliente italiano è avverso al rischio”, spiega Carpi. 

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