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Prime reazioni delle società di gestione alle elezioni americane


Il risultato delle elezioni negli Stati Uniti ha aperto ad uno scenario diverso rispetto a quello che abbiamo visto finora. Sebbene riescano a mantenere il Senato, i repubblicani hanno perso il controllo della Camera. In generale, il Senato è diventato un po' più rosso rispetto ai sondaggi, e la Camera è diventata un po' più blu del previsto. E questo potrebbe avere conseguenze importanti non solo a livello politico, ma anche sui mercati finanziari. Secondo Mona Mohajan, US investment strategist di Allianz Global Investors, ai mercati il risultato potrebbe piacere. "L'agenda pro-crescita di Donald Trump rimarrà probabilmente in atto: riforma fiscale e deregolamentazione. Tuttavia, le possibilità di una maggiore riforma fiscale e della deregolamentazione sono ormai scarse". Per quanto riguarda le controversie commerciali, l'esperta ritiene che queste continueranno attraverso un ordine del ramo esecutivo. "Anche se potremmo sentire un maggiore rifiuto su qualsiasi ambito commerciale dalla nuova Casa Democratica, c'è poco che possano fare senza il supporto bipartisan al Congresso", dice.

Settori influenzati

A suo avviso, potrebbero esserci alcuni settori che trarranno beneficio dalle elezioni: infrastrutture (dove entrambe le parti hanno indicato che vogliono sviluppare un programma che sarà sicuramente inferiore al pacchetto da un trilione di dollari proposto dai democratici); settore farmaceutico (entrambe le parti vogliono prezzi più bassi dei farmaci) e spesa pubblica (è possibile vedere meno spese per la difesa). Per quanto riguarda il settore finanziario, John Bailer, gestore del BNY Mellon US Equity Income Fund, “potrebbe performare bene, perché la combinazione di valutazioni attraenti, buon andamento dei business e forti dati fondamentali saranno sufficienti a sovrastare la volatilità di natura politica. Attualmente, il settore finanziario ha le migliori prospettive di crescita dei dividendi all’interno dell’S&P  500”, dice.

Per Ian Heslop, head of Global Equities e gestore del fondo Merian North American Equity, Merian Global Investors, “è vero che i piani del presidente Trump per un ulteriore taglio fiscale saranno probabilmente accantonati, ma una voce Democratica più importante a Capitol Hill aumenta la possibilità di giungere a uno stallo, risultato che spesso rappresenta un risultato positivo per i mercati azionari. La politica estera è notevolmente un’area in cui questo risultato non rappresenta un ostacolo per i poteri di Trump, che probabilmente continuerà a mostrare i muscoli in tale ambito”, sottolinea l’esperto

Rallentamento economico a doppi senso

Per Vincent Reinhart, chief economist di Standish (BNY Mellon IM), il risultato genera dei venti contrari all’attività economica per due ragioni principali. “Anzitutto, l’incertezza sulle politiche economiche è un impedimento significativo alle decisioni di business nel settore privato; i manager e gli investitori saranno insicuri sulla direzione della legislazione futura, sulle normative e sulla loro applicazione, a partire dall’eventuale inversione dei tagli fiscali nel 2021. Qui, il margine della vittoria dei Democratici alla Camera è importante perché aiuta a prevedere le elezioni presidenziali. Gli investimenti delle aziende probabilmente subiranno una battuta d’arresto, soprattutto nel settore dell’energia, che richiede ingenti capitali e dove la distanza tra le posizioni dei Democratici e dei Repubblicani è particolarmente ampia”, spiega.

In secondo luogo l’esperto crede che se il presidente si mostra ancora piú saldo nelle sue posizioni sul commercio internazionale e l’immigrazione, c’è il rischio che le tariffe e le restrizioni generino uno shock negativo e un costo per l’economia USA. “Queste forze si combineranno per rallentare la crescita economica, spingendo probabilmente la Federal Reserve a ridurre le intenzioni di rialzi dei tassi e spingendo gli investitori ad essere più attenti ai rischi”, dice. Il raffreddamento economico potrebbe ridurre lentamente le pressioni generate dalle maggiori aspettative sui tassi di interesse, l'aumento dei rendimenti obbligazionari e la recente forza del dollaro.

Per Nick Watson, gestore dei fondi del team Multi-Asset di Janus Henderson, "questo si è visto in nottata sulla curva dei rendimenti degli Stati Uniti, dove i rendimenti sono leggermente diminuiti per riflettere il potenziale di una crescita meno forte e un ritmo potenzialmente più lento nell’aumento dei tassi di interesse". In questo senso, l'esperto crede che la debolezza del dollaro avrà implicazioni molto importanti per i mercati emergenti e l'Asia. "Il rallentamento della crescita economica negli Stati Uniti porterà a una minore pressione inflazionistica e ad un mercato azionario americano che avrà più difficoltà a continuare a salire con la stessa intensità di prima", afferma Mondher Bettaieb, gestore di Vontobel.

In questo contesto, l'esperto è convinto che la Federal Reserve sarà meno aggressiva nella sua politica monetaria e rallenterà i rialzi dei tassi. "Mi aspetterei uno entro la fine dell'anno e, nella migliore delle ipotesi, altri due nel prossimo anno", prevede. In questo scenario, Bettaieb crede che molto denaro diretto negli Stati Uniti ritorni verso i Paesi emergenti e l'Europa, sia nei mercati azionari sia in quelli obbligazionari.

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