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Previsioni tassi 2019: Fed e BCE tra i protagonisti


Commento a cura di Giovanni Folgori, chief investment officer di Euclidea.

Il 2019 sarà un anno fondamentale per l'interazione tra le Banche centrali e il mercato obbligazionario: dopo dieci anni, la Fed ha iniziato ad alzare i tassi e la BCE terminerà gli acquisti di titoli obbligazionari a fine anno. Detto questo, i titoli di Stato del governo federale degli Stati Uniti difficilmente avranno una performance positiva, anche se la parte a lungo termine della curva dei rendimenti ha mostrato una certa resistenza a salire, cosa che storicamente indica un’aspettativa di rallentamento per l'economia.

In Europa c'è ampio spazio per fare salire i tassi dei Paesi core (Germania e Francia) mentre venendo a mancare la rete di protezione del Quantitative Easing, i Paesi periferici -  ed in particolare l'Italia - saranno più esposti, soprattutto in mancanza di una crescita.

L'aumento dei tassi ha già portato i suoi effetti sui mercati emergenti e li ha obbligati a prendere le contromisure (in primis Argentina e Turchia) che fanno presagire un momento di maggiore serenità rispetto alle turbolenze del 2018.

Mentre le principali economie sono entrate in accelerazione nel 2018 ci sono i sintomi che ora stia accadendo l'inverso. Se ci sarà il rallentamento economico che si comincia a presagire non è difficile pensare che ne risentiranno sia i titoli corporate che gli high yield. In particolare, le società che si sono indebitate e che con più leva sono maggiormente esposte ad un rallentamento.

Nel complesso la situazione non appare positiva per i titoli governativi e corporate ma ci sono delle zone di mercato che già esibiscono dei rendimenti interessanti rispetto ai rischi. Ad esempio, i financial bond, che possono beneficiare dai tassi normalizzati in Europa, o gli high yield europei a breve termine, che hanno un discreto margine di sicurezza. Un'economia più debole potrebbe ulteriormente far peggiorare velocemente le aspettative.

Le prossime mosse delle Banche centrali potranno essere di particolare impatto visto l’effetto di feedback-loop sul dollaro che potrebbe amplificare l’effetto della politica monetaria.

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