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Praveen Jagwani (UTI): “nessun portafoglio globale potrà considerarsi davvero diversificato se non sarà esposto sull’India”


UTI è la sigla di United Trust India, la più grande e antica società di gestione indiana fondata nel 1964 e che oggi gestisce un patrimonio di circa 53 miliardi di dollari. Per avere un’idea delle reali dimensioni della società, basti pensare che circa un terzo dei 33 milioni di investitori del Paese sono clienti diretti di UTI. “Ciò rappresenta una grossa responsabilità per noi”, afferma Praveen Jagwani, amministratore delegato della società. UTI ha iniziato la sua espansione internazionale otto anni fa e ha dedicato gli ultimi quattro anni all’implementazione di una piattaforma UCITS, con un patrimonio attuale di circa 500 milioni di dollari.

Jagwani spiega che la sua decisione di sbarcare in Europa è dovuta principalmente a due ragioni. La prima è legata ad una visione di lungo termine del settore dell’asset management in un contesto macroeconomico che tende a cambiare nel tempo. “Pensiamo che, in qualità di società di gestione piu grande e antica dell’India, sia una nostra responsabilità avvicinare gli investitori stranieri agli attivi indiani. Ci interessa farlo perchè crediamo che nei prossimi tre, quattro anni l’India diverrà un Paese di rilievo globale. Solo da dieci anni figura nella top 10 delle maggiori economie mondiali e, con un tasso di crescita attuale del 7,7%, è considerata l’economia di grandi dimensioni a più rapida crescita al mondo”, sottolinea Jagwani. Secondo i calcoli della società, l’India continuerà ad assumere sempre più importanza: negli ultimi tre anni l’economia indiana ha superato per dimensioni Brasile, Russia e Regno Unito, si stima che nel 2019 supererà anche la Francia e nel 2021 la Germania. “Quando ciò accadrà saremo la quarta potenza economica mondiale dopo Stati Uniti, Cina e Giappone, a tal punto che nessun portafoglio globale potrà considerarsi davvero diversificato se non sarà esposto sull’India. Vogliamo essere pronti e per questo ci poniamo obiettivi di lungo termine; vogliamo continuare in questa direzione per i prossimi 20-30 anni”, conclude l’amministratore delegato di UTI.

La seconda ragione che ha spinto UTI ad offrire una gamma di fondi UCITS è la vasta presenza di investitori instituzionali nel Vecchio Continente con un alto livello di ‘sofisticatezza degli investimenti’. “Crediamo che i mercati emergenti siano maggiormente apprezzati tra gli investitori più sofisticati”, evidenzia il manager. I buoni risultati registrati dai due fondi UTI India Dynamic Equity Fund (fondo azionario focalizzato su società con alto tasso di crescita e capaci di generare flussi di cassa in qualsiasi fase del ciclo economico) e UTI India Fixed Income (fondo che investe soprattutto nel debito sovrano indiano in valuta locale) si attribuiscono principalmente all’esperienza locale della società di gestione, che si dedica ad analisi approfondite per valutare la qualità delle imprese in cui investe. “Nei mercati emergenti non è tanto importante selezionare le azioni migliori, quanto, più che altro, sapere quali titoli evitare. Pensiamo di possedere competenze ed expertise tali da permetterci di offrire dei prodotti di investimento sul mercato indiano adatti anche agli investitori più sofisticati e crediamo che questo sia il momento adeguato per iniziare”, afferma Jagwani.   

Processo di investimento dei fondi azionari

L’amministratore delegato sottolinea gli ottimi risultati raggiunti dai due fondi, soprattutto per quello azionario. “Il nostro fondo ha registrato la più alta performance consistente tra i prodotti a lungo termine che investono sul mercato indiano e si è posizionato in maniera ricorrente tra i primi tre nella relativa classifica”.

La strategia di gestione del fondo UTI India Dynamic Equity Fund si basa su tre caratteristiche fondamentali: qualità dei profitticrescita delle vendite e l’apprezzamento delle società. Per quanto riguarda il primo punto, Ajay Tyagi, portfolio manager di UTI, spiega che per l’analisi della qualità dei profitti si concentra su quelle imprese che generano flussi di cassa continui nel tempo. “Per noi, un’impresa di valore genera flussi di cassa elevati per tutta la sua vita. Il concetto del fondo è che le imprese devono generare più denaro di quello che consumano e, per questo, la liquidità netta generata si converte automaticamente in valore economico e creazione di ricchezza per i suoi azionisti”. Spesso un’impresa può produrre ottimi utili contabili, ma bassi flussi di cassa e questo riduce la redditività per gli investitori. “Se consideriamo la storia delle compagnie di successo a lungo termine, ci accorgiamo che il denominatore comune, e più frequente, è costituito da alti flussi di cassa disponibili”, afferma Tyagi.

Per quanto riguarda la strategia bottom-up, Tyagi spiega che questa si basa su analisi fondamentali come le prospettive di crescita, il potenziale del settore, i margini di profitto, le dinamiche competitive e i parametri che misurano la qualità del modello di business, come i flussi di cassa appunto. “Investiamo in un’impresa come se fossimo noi i proprietari”, aggiunge Tyagi.

Inoltre, il gestore sostiene che “la qualità di un’impresa indica la sua capacità nel mantenere un’alta redditività del capitale investito – Return on Capital Employed (RoCe) o Return on Equity (RoE) – nel tempo. Le imprese di buona qualità sono quelle in grado di generare un alto RoCE e RoE anche durante i periodi di crisi per il settore e, pertanto, possono operare sempre al di sopra del loro costo del capitale”. Infine, il gestore sottolinea che “per avere la possibilità di stimare i risultati future, preferisco compagnie con una crescita costante e prospettica anzichè una crescita ciclica e imprevedibile”, conclude il gestore.

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