Post-crisi, meglio le infrastrutture telecom dei giganti tech


Contributo a cura di Filippo Lanza, gestore del fondo HI Numen Credit Fund di Hedge Invest SGR.

La pandemia di coronavirus ha provocato uno shock simultaneo nei mercati di tutto il mondo, in un momento storico in cui l’economia globale ha raggiunto un livello di integrazione e interdipendenza senza precedenti. Per di più, non bisogna sottovalutare la possibilità di una seconda ondata di contagi, un’eventualità che, guardando alle pandemie passate, appare relativamente probabile. La combinazione di questi elementi fa sorgere numerose domande sugli sviluppi a breve e a lungo termine.

In soccorso dell’economia e degli investitori sono intervenuti due attori fondamentali: le autorità fiscali e quelle monetarie. Una differenza fondamentale rispetto alla crisi del 2009 è che mentre allora vi era stata una risposta fiscale molto contenuta, soprattutto in Europa, e le politiche delle banche centrali erano servite soprattutto a monetizzare debito emesso in precedenza, oggi i governi hanno adottato misure fiscali molto incisive e le banche centrali stanno di fatto monetizzando l’aumento del deficit necessario a finanziarle, comprando direttamente le nuove emissioni di debito. Sembra evidente che ci sia una convergenza verso il ‘modello cinese’ di politica economica, con nazionalizzazioni, aiuti pubblici e un forte intervento diretto del governo nell’economia. Un aspetto da considerare è che, guardando alla storia, quando si verifica un’espansione fiscale, è molto difficile tornare indietro e un ruolo maggiore del governo nell’economia è quasi sempre accompagnato da costi elevati.

A nostro avviso, la risposta di governi e Banche centrali sul fronte economico è stata corretta. Tuttavia, non tutti i Paesi saranno in grado di sostenere la straordinaria espansione dei deficit e del debito. Ci aspettiamo che la domanda di finanziamenti sarà molto forte, anche al netto degli acquisti delle banche centrali, e che si scatenerà una vera e propria lotta per accaparrarseli, che potrebbe portare a un riprezzamento del rischio. In alcuni Paesi, come USA, Europa e Giappone, la monetizzazione del debito da parte delle banche centrali dovrebbe consentire di mantenere la stabilità. In altri Paesi ciò appare meno sostenibile: ad esempio in Cina, Regno Unito e in molti mercati emergenti, in particolare Brasile, Turchia e Sudafrica.

L’indicatore più importante da guardare per capire se i cambiamenti e i danni all’economia saranno temporanei o strutturali è il mercato del lavoro. La nostra tesi è che la pandemia stia accelerando un processo che definiamo inverno tecnologico: molte società che hanno dovuto licenziare alcuni dipendenti e trovare modi alternativi per organizzare il lavoro si stanno rendendo conto di poter funzionare anche con meno personale e di poter automatizzare compiti che prima erano svolti manualmente. Pertanto, sarà difficile che l’occupazione torni rapidamente sui livelli pre-crisi, e se anche ciò dovesse avvenire, si tratterà principalmente di lavori di bassa qualità e poco pagati. Nel breve termine la nostra view è positiva: nei prossimi 1-2 mesi l’effetto della domanda repressa dal lockdown darà una forte spinta al consumo. Sull’outlook di lungo periodo, invece, rimangono molti interrogativi.

Le valutazioni sono ritornate sui massimi

Gran parte del rialzo dei mercati è stato spinto da poche società, Amazon, Apple, Alphabet, Microsoft e Facebook, che si sono ulteriormente rafforzati per via della pandemia. Tuttavia, anche questi giganti presentano diverse fragilità. Innanzitutto, hanno business relativamente simili e in particolare sono tutte attive nel cloud, un ambito nel quale la competizione è feroce e sarà difficile espandere la propria quota di mercato. Inoltre, oggi sono tassate relativamente di meno rispetto a 20 anni fa, una condizione che però, visto il bisogno di entrate fiscali dei governi di tutto il mondo, difficilmente sarà sostenibile in futuro. Infine, molte di queste società fanno profitti grazie a dati che ottengono gratuitamente e gli sviluppi politici e normativi potrebbero rappresentare un problema da questo punto di vista.

Dove investire

Complessivamente, le asset class sembrano prezzate correttamente al momento. D’altra parte, vi sono talmente tanti rischi e incertezze che un ulteriore rialzo azionario appare difficile. Un segmento nel quale vediamo molte opportunità è quello stressed-distressed, dove al momento si possono sfruttare notevoli distorsioni nei prezzi, sia dal lato lungo che dal lato corto. Un altro ambito è quello delle special situation: in particolare, guardiamo con attenzione a Wirecard, una società di pagamenti che è sotto la lente per alcune irregolarità contabili. Sfruttando le discrepanze nei prezzi dei vari strumenti di capitale offerti dalla società, è possibile costruire una posizione che sia proficua qualunque sarà l’esito degli accertamenti in corso.

Infine, il settore in cui vediamo le migliori opportunità nei prossimi 5-10 anni è quello telecom&wireless. Un aspetto che è diventato ancora più evidente negli ultimi tre mesi è l’importanza strategica delle infrastrutture fisiche che consentono a persone e aziende di comunicare a distanza. Ciò è testimoniato anche dall’ingresso di diversi giganti come Google e Amazon in questo business. Inoltre, questo settore sarà al centro della rivoluzione 5G e dovrebbe essere fortemente sostenuto e deregolamentato dai Governi. Per questo, ci aspettiamo un forte riprezzamento al rialzo e crediamo che questo settore possa diventare un nuovo ‘porto sicuro’ per gli investitori.

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