Possibile finale 2018 positivo per i mercati azionari


A cura di Alessandro Allegri, AD di Ambrosetti Asset Management SIM.

Dopo una fase estiva un po’ altalenante sui mercati finanziari, il mese di settembre ha riproposto uno schema iniziale di nervosismo lasciando poi spazio ad un miglioramento dei risultati sui principali indici azionari, con un generale rientro della volatilità su livelli più contenuti e consoni a una impostazione positiva per le tematiche azionarie. Il terzo trimestre dell’anno si conclude dunque con performance positive ma molto variegate tra i diversi paesi con differenziazioni ancora più marcate sotto il punto di vista settoriale.

Il dato lampante è la decisa e netta sovraperformance dell’azionario americano nei confronti di tutti i mercati competitor. La salita degli Usa, ormai in atto da parecchio tempo, solo in questo trimestre è stata pari al 7.20% (S&P500 e Nasdaq), avvicinata esclusivamente dal Giappone (+4.99%) ma impensabile per gli indici Euro (+0.86% Eurostoxx50) e tantomeno per gli Emergenti (-2.02% l’indice generale). Sono divari significativi che rendono impossibile poter parlare, in modo sincrono, di un unico scenario azionario ma, contemporaneamente, evidenziano una condizione assai particolare che inizia ad essere difficilmente sostenibile sia in ottica allargata che nell’immediato futuro. Questo sarà certamente un elemento da valutare per gli operatori in logica di allocazione nei trimestri a venire.

In questi mesi nemmeno il contesto obbligazionario è stato semplice da gestire con tassi al rialzo per Usa e Germania e significative pressioni negative sui risultati per gli investitori. I mercati dei Bond stanno già scontando le mosse delle diverse banche centrali e le recenti tensioni sul fronte obbligazionario generale valgono proprio come adeguamento al nuovo corso. Ad oggi le oscillazioni di prezzo sono nella norma e lo scenario non dovrebbe mutare almeno fino a che non si presenteranno pressioni inflazionistiche di entità insostenibile. Difficile quindi che muti la divergenza in essere tra le curve dei tassi sull’asse Usa-Euro. Dopo 20 anni di rendimenti che si sono mossi con andamenti analoghi, il nuovo corso prevede una curva adeguatamente ripida per il vecchio continente rispetto a quella americana in cui la distanza tra la parte lunga e quella a breve si dirige verso l’azzeramento. Il quadro trimestrale si completa con materie prime generalmente deboli a fronte di un petrolio positivo e con la valuta Euro in apprezzamento seppur attraverso fasi contrastanti.

Il quadro macroeconomico resta costruttivo nonostante recenti allarmismi mirati. Si registra ancora la crescita del mercato del lavoro americano, con una buona creazione occupazionale ed anche la contestuale salita dei salari orari, combinazione di elementi che non si vedeva da diverso tempo. Sullo sfondo i dati evidenziano anche un recupero di competitività dell'Europa e non si ipotizzano inoltre grossi disequilibri all’orizzonte rafforzando, in termini di politica monetaria, la scelta di rialzo tassi adottata da parte della Fed.

Pensando invece a potenziali fragilità, gli occhi restano fissati principalmente sui mercati emergenti ed in particolare sulla Cina che sembra non allontanarsi dalla strada intrapresa di “normalizzazione dell’economia”. Gli interventi sia sul fronte monetario che fiscale e regolamentare risultano una scelta gradita ai mercati con un obiettivo di lungo periodo tuttavia, oggi, non proprio sincronizzato con le necessità di breve soprattutto viste le costanti pressioni sotto il punto di vista commerciale dettate dall’aggressiva politica statunitense sui dazi.

La chiusura dell’anno sugli azionari si presenta, in termini di attese, con un’impostazione più positiva rispetto a quanto per molti potrebbe essere nelle carte dopo l’inquieta fase estiva. Rimane nei giochi il rischio tipico legato a questa asset class, dove non è certo marginale la possibilità di qualche temporanea deriva ribassista soprattutto nella fase iniziale del trimestre, ma, se si escludono gli impatti emotivi derivanti da un aumento della volatilità, riteniamo in questo contesto estremamente utile sfruttare eventuali incertezze per posizionarsi sul mercato.

Per il mese di ottobre incrementiamo l’esposizione azionaria complessiva sovrapesandola rispetto alla componente obbligazionaria. Sul lato allocazione azionaria l’extrarendimento degli Usa risulta difficilmente sostenibile a questi ritmi ed offre ora l’opportunità di diversificare le scelte a favore dell’area Euro e del mercato giapponese. Più cauto invece il posizionamento sugli Emergenti. A livello settoriale privilegio per consumi ciclici, healthcare ed industrial. Per le obbligazioni si conferma un atteggiamento prudenziale ed una selezione molto diversificata a carattere globale. Cresce in questa fase l’esposizione valutaria extra euro in particolare verso dollaro.

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