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PIR e tapering: cosa ci dobbiamo aspettare


È opinione diffusa che durante il prossimo anno assisteremo ad una riduzione degli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE. Una graduale risalita dei tassi di interesse dovrebbe penalizzare soprattutto il comparto obbligazionario ed è possibile che addirittura favorisca la crescita degli investimenti sul mondo equity. “D’altra parte se in Europa avremo una crescita l’inflazione, perché dovrei preferire i bond alle azioni?”, si domanda Carlo De Vanna, gestore Fondersel PMI di Ersel SGR. “Probabilmente potrebbe succedere che un aumento della volatilità sui mercati dovuta alla fine del QE potrebbe ridurre la spinta di questi prodotti da parte delle banche (freno temporale nel breve periodo anche perché la raccolta viaggia su livelli alti)”. 

L'impatto della politica monetaria di riduzione del quantitative easing dipenderà non soltanto dalla velocità in cui questa avverrà, ma anche dall'evoluzione del contesto macroeconomico. “Infatti gli effetti negativi derivanti dal rialzo dei tassi potrebbero essere bilanciati da prospettive di crescita più solide e da una ripresa moderata delle dinamiche inflazionistiche", fa notare Giacomo Tilotta, european equity portfolio manager di AcomeA SGR. “Di conseguenza la valutazione dell'impatto sul mercato in generale va fatto tenuto conto di questo duplice effetto, mentre per il risparmiatore nel caso di scostamento rilevante dai valori attuali potrebbe tornare a preferire la componente obbligazionaria, a causa di valutazioni azionarie meno attraenti”. 

In termini generali, la progressiva riduzione da parte della BCE della sua politica monetaria accomodante e soprattutto l'essere nella fase finale di un lungo ciclo di boom economico siano state tra le principali ragioni per il generale incremento di volatilità del 2018. Tale aumento si è riflesso in un rallentamento dei flussi in entrata sui PIR nel primo trimestre del 2018, come conseguenza di due fattori, spiega Salvatore Cirino, gestore azionario Italia di UBI Pramerica SGR. “Da un lato, le politiche commerciali delle banche stanno spingendo meno aggressivamente sui PIR, a seguito di valutazioni elevate raggiunte da questo segmento dopo la straordinaria performance del 2017 (32% di apprezzamento nel 2017). Dall'altro, in questo contesto di maggiore erraticità e volatilità, i risparmiatori possono ritenere più attraente investire sulle blue chips del FTSE MIB, che offrono maggiore liquidità e minore rischiosità".

“Nell’attuale contesto di mercato, si preferiscono società industriali export oriented, le quali consentono di mitigare il rischio Paese e di diversificare gli investimenti verso altre economie appartenenti ad altre aree geografiche", spiega Settimio Stigliano, head of italian equities di Arca Fondi SGR. “Inoltre, in questa fase beneficiano del recupero del potere d’acquisto del dollaro. Non si ritiene al momento opportuno essere sovraesposti al settore finanziario, sul quale pesa maggiormente la mancata chiarezza sul fronte politico, così come l’incertezza e le speculazioni in merito a revisioni normative per le utility, che rendono questo settore poco appetibile e rischioso”.

“Il rialzo dei rendimenti futuri peserà quindi sul conto economico aziendale tra qualche anno, costo che verrà parzialmente compensato dall’aumento di efficienza che in questi anni sono riusciti ad ottenere, restituendo agli investitori che li supporteranno una maggior redditività”, spiega Francesca Cerminara, responsabile bond e valute di Zenit SGR.

Per concludere, la riduzione del quantitative easing avrà un impatto generalizzato sui mercati, e non un impatto specifico sui PIR, sostiene Gabriele Montalbetti, gestore di Consultinvest SGR. “Sarà fondamentale la gestione della normalizzazione per evitare scossoni al mercato o repentini incrementi di volatilità. L’aumento dei tassi di interesse porterà, a parità di altre condizioni, a una generale diminuzione delle valutazioni azionarie. Nello specifico sui PIR, però potrà pesare favorevolmente il flusso annuo di investimenti (5 anni) che continuerà a supportare il mercato italiano”.

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