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Pietribiasi: (Mediolanum International Funds): “Cerchiamo boutique con cui stipulare accordi”


Da quando la Direttiva MiFID II è entrata in vigore quasi due anni fa, l'industria finanziaria ha sperimentato una vera e propria trasformazione al suo interno. Da un lato, gli asset manager hanno semplificato la propria offerta di prodotti, concentrandosi sulle strategie che possono effettivamente generare alpha e facendo spazio alla gestione passiva a basso costo per le scommesse più tattiche. Dall'altro, i distributori sono passati da un modello di puro marketing del prodotto a una struttura ad architettura aperta, canalizzata soprattutto mediante un servizio di gestione del portafoglio.

Un’eccezione in questa tendenza generalizzata è rappresentata da Mediolanum International Funds che nei giorni scorsi ha presentato a un gruppo di giornalisti il proprio piano aziendale in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Dublino. La società, che distribuisce i suoi prodotti in Italia, Spagna e Germania attraverso i family banker di Banca Mediolanum, è stata tra le pioniere nella gestione dei fondi di fondi e, dunque, in quell'architettura aperta che tanti competitor difendono. L’asset manager, però, ha deciso di intraprendere un cammino controcorrente rispetto al resto del settore. "Il nostro piano prevede che l’investimento diretto passi dal 15%, che rappresenta attualmente sul patrimonio, a livelli del 30 o 40%", ha affermato Furio Pietribiasi, CEO dell’asset manager.

Motivo per cui dall’entità hanno anche annunciato l’intenzione di voler potenziare il personale del team investimenti nei prossimi mesi, composto ad oggi da una trentina di professionisti. Le ragioni che hanno spinto l’entità a passare da un modello di fondo di fondi a un altro in combinazione con gestori patrimoniali sono principalmente tre: ridurre i costi, dare valore aggiunto ai propri clienti e disporre di portafogli di investimento difficilmente replicabili, dando così una nuova spinta al brand.

“Vogliamo offrire ai nostri clienti un valore aggiunto e per farlo dobbiamo ridurre le spese. È per questo che desideriamo che una parte dei nostri fondi venga investita in maniera diretta, ma solo nei casi in cui il nostro obiettivo sia concretamente realizzabile", afferma Pietribiasi. Non è un caso che Mediolanum abbia optato per un modello ibrido di questo tipo, funzionale alla riduzione delle commissioni dei suoi prodotti in un contesto di mercato in cui le stesse sono sempre più importanti per il rendimento finale ottenuto del cliente.

Nuove alleanze

Tuttavia, l’asset manager presente in Irlanda dal 1997 non cerca solo talenti tra i professionisti della gestione ma anche tra le entità del settore. "Siamo alla ricerca di boutique con cui poter collaborare per offrire questo talento ai nostri clienti". Di fatti, da Mediolanum dichiarano di non escludere in una seconda fase di poter realizzare movimenti societari in entità che le consentano di entrare a far parte, anche mediante piccole partecipazioni, del loro azionariato.

In linea di principio, dall’asset manager si concentrano su regioni come il Regno Unito e gli Stati Uniti e su strategie soprattutto azionarie, ma guardano anche ad altre aree (in Spagna, ad esempio, Mediolanum ha stretto un accordo con Trea AM e ha dichiarato che sta comunque monitorando il mercato in cerca di nuove strategie che potrebbero non essere coperte da questa entità).

Per quanto riguarda come si vede l’asset manager da qui a cinque anni, Pietribiasi è fiducioso che questa nuova strategia, insieme al forte investimento intrapreso in tecnologia, consentirà a Mediolanum di aumentare il proprio patrimonio, che attualmente sfiora i 42 miliardi di euro, e soprattutto di mantenere la propria quota di mercato e i propri margini in un contesto sempre più ostile per le società di gestione, così come il fatturato che la società di gestione apporta alla sua matrice bancaria.

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