Piersimoni (Pictet AM), dinamicità e prudenza nella gestione fanno la differenza nel dopo Covid-19


Dinamicità e prudenza. Queste le parole chiave nella costruzione del portafoglio del Multi Asset Global Opportunities (MAGO) diPictet Asset Management, che nel 2020 ha ottenuto il rating ABC di FundsPeople. Due caratteristiche che nel contesto attuale di alta volatilità e di incertezza sulla forma della ripresa del dopo Covid-19 possono fare la differenza. “MAGO è un prodotto prudente che ha il suo punto di forza nella costruzione di portafoglio. Questa è un’attività dinamica e adattiva: cerchiamo di proteggere dai nuovi rischi e di trarre profitto dagli strascichi lasciati da quelli vecchi”, spiega Marco Piersimoni, co-gestore del fondo. Ma il vero fattore distintivo è la dinamicità di queste scelte: “La composizione di portafoglio in questo momento è la seguente: azioni 24%, reddito fisso 50%, liquidità 18%, strumenti alternativi 4%, oro 4%. Molto quindi è stato fatto dopo i crolli del primo trimestre, che abbiamo affrontato nella fase pre Covid con quota equity 30%: da metà febbraio in poi abbiamo costruito protezioni importanti su equity e credito, parzialmente smontate a inizio aprile, a favore di oro e yen. Sulle aree geografiche, abbiamo mantenuto una quota significativa di azioni USA e concentrato la posizione EM solo su Cina”, illustra.

Il rimbalzo dei listini dopo l’ecatombe di fine marzo

Gli investitori difficilmente dimenticheranno il primo trimestre dell’anno con un crollo dei mercati che non si registrava dalla crisi finanziaria del 2008-2009. Dopo la caduta i listini hanno ripreso quota nel mese di aprile e nelle ultime settimane. “Se non falliremo clamorosamente l’uscita dal distanziamento sociale, i minimi della penultima settimana di marzo non dovrebbero essere rivisitati. Infatti, gli utili attesi (a 12M) hanno subito l’atteso ridimensionamento (per circa il 20% in USA e il 25% in Europa), che è compatibile con lo scenario macroeconomico in cui al drammatico calo di attività associato al lockdown, faccia seguito entro un trimestre la ripresa (circa 90% del tenore pre Covid-19) e per fine anno si sia ritornati a livelli di attività simili a quelli di inizio anno”, evidenzia Piersimoni. “Il mercato, gli USA in particolare, è rimbalzato significativamente dai minimi del 23 marzo. Il risultato è che le valutazioni misurate dal rapporto Prezzo/Utili si sono riportate a 20x per l’S&P500, sopra i livelli di inizio febbraio e a 15x per l’Eurostoxx, pari ai livelli di inizio febbraio”, aggiunge il portfolio manager di Pictet AM.

Banche centrali in prima linea e l'attesa di una risposta condivisa dell’Eurozona

Una combinazione senza precedenti per entità di maggior spesa pubblica e immissioni di liquidità è stata la risposta di Governi e Banche centrali a seguito della crisi del Covid-19. Se la reazione dell’autorità USA è stata tempestiva, in questi giorni sembrano aumentare a partire dell’asse Francia-Germania le possibilità di arrivare ad una posizione condivisa che permetta di utilizzare il bilancio dell'Unione Europea per sostenere la ripresa. “In America si prevede che la Fed immetta oltre 4.000 miliardi di dollari di liquidità entro la fine dell’anno, cifra che supera il deficit di bilancio atteso a 3.500 miliardi. Questa spinta, pari a circa il 7% del PIL, pur sapendo che avrà effetto solo una volta superato il ‘blocco fisico’ dell’attività, è proporzionata alle previsioni di crescita negativa indotta dal Covid (concentrata nel secondo trimestre dell’anno). Dove ancora le cifre degli interventi e il rapporto tra misure monetarie e fiscali sono più basse è in Europa che rischia di essere penalizzata dal proprio assetto istituzionale incompleto nella capacità di reazione anticongiunturale rispetto ad un’emergenza senza precedenti, ma confido che alla fine seguirà un’onda lunga e globale di forte spinta fiscale e monetaria. L’impegno della BCE a contrastare l’instabilità finanziaria garantisce un certo ordine nell’andamento degli spread di rendimento dei titoli di Stato periferici. Ma il fatto è che tutte le forme di intervento in discussione a livello comunitario, di natura fiscale o monetaria, sono forme indirette di mutualizzazione dalle quali sarà impossibile tornare indietro senza traumi. Quindi auguriamoci, nonostante tutto, la strada virtuosa dell’integrazione europea, in fondo alla quale si intravedono gli Eurobonds”, analizza il gestore.

Puntare sull'azionario per il dopo Covid

Ora che le fasi più acute dell’emergenza sanitaria sembrano alle spalle, gli investitori si concentrano su quali possano essere i driver di rendimento del dopo Covid-19 sul lungo periodo. Il virus sembra aver accelerato tendenze già in atto come la digitalizzazione e l’attenzione per la salute e sui temi ambientali. “Il nostro scenario di base è una buona ripresa dell’attività economica, con ritorno al trend di crescita pre Covid nel 2021. Due ipotesi dietro questo scenario: un successo, almeno parziale delle strategie di riapertura, il proseguimento di novità mediche incoraggianti fino al vaccino nel 2021. La velocità del rimbalzo dipenderà da quanto possono reggere l’asfissia economica le società, puntellate da governi e Banche centrali, ma non in grado di vivere in questo paradigma a lungo. I driver dell’economia saranno centrati su maggiore flessibilità produttiva minore apertura geografica e, almeno in Europa, i temi ambientali saranno rilevanti”, afferma Piersimoni. Tra azioni e obbligazioni, l’interesse del portfolio manager è maggiormente concentrato sulle prime: “Nel lungo termine le uniche aspettative di rendimento sono sulle azioni, con particolare attenzione ai temi di lungo termine per i quali Covid 19 costituisce un potente meccanismo di accelerazione. Da questo punto di vista, la componente strategica di lungo termine (risparmio pensionistico e intergenerazionale) deve privilegiare senza dubbio le azioni. Fragili sono i titoli governativi apparentemente sicuri: oltre che offrire tassi negativi, lo scenario inflazionistico, non da escludere nel medio termine, li penalizzerà pesantemente”, conclude.

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