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Piani e programmi fiscali dettano la bussola per investire nel medio termine


Contributo a cura di Massimo Trabattoni, head of Italian Equity di Kairos.

Nel mese di ottobre, il mercato sta tentando un rimbalzo dopo la performance negativa di settembre dovuta a cause sia endogene che esogene. Le prime riguardano i dubbi relativi alle guidance 2020 e 2021 date dalle società, nel caso si avverasse lo scenario peggiore ovvero quello di un secondo lockdown che, viste le recrudescenze del virus in Europa e nel mondo, sembra ora più probabile.

Le cause esogene riguardano invece l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il mancato stimolo fiscale che è tutt’ora in fase di dibattito al parlamento americano e i primi rallentamenti e problemi sul fronte dei vaccini. Molto dipenderà adesso dalla gestione della pandemia, con la maggior parte dei governi, tra cui quello italiano, poco intenzionati a ulteriori lockdown generalizzati nonostante i numeri di contagi in crescita.

L’attenzione degli investitori rimane quindi incentrata sul tema dominante del 2020, ovvero il contenimento del danno economico causato dalle misure di distanziamento sociale e le possibili buone notizie sul potenziale vaccino. Meno preoccupante risulta essere la situazione Italiana lato debito pubblico, come testimonia lo spread BTP-Bund che si è attestato intorno a livelli storicamente bassi. Questo è dovuto anche al risultato delle elezioni regionali e del referendum che hanno sottolineato come l’attuale Governo goda di larga fiducia sia in Parlamento sia tra gli elettori, il che abbassa notevolmente il rischio Paese.

Per quanto riguarda il mercato azionario italiano nello specifico, dopo quello francese è il migliore dei listini europei. La performance settoriale sottolinea un andamento positivo su tutta la linea con solamente il settore healthcare in negativo, per via del sentimento di risk on degli investitori. I settori più performanti sono inoltre il travel & leisure, le utilities, l’automotive, gli industrial goods e la tecnologia. Questo evidenzia la buona performance sia della parte quality, che di quella ciclica, spinta anche dalla possibilità di un secondo importante pacchetto fiscale in discussione in queste ore a Washington.

Guardando avanti la transizione da spesa privata a spesa pubblica è uno dei più rilevanti lasciti del Covid per il medio termine. Infatti, un tale ammontare di spesa fiscale a livello globale non si era forse mai visto, per di più voluto da quasi tutte le forze politiche e finanziato grazie all’intervento tempestivo e titanico delle Banche centrali a sostegno dei debiti pubblici. Questo shift comporta quindi che nei settori in cui la spesa pubblica si incanalerà, questi beneficeranno di un aumento di domanda che in altri settori, come il lusso o in generale i consumi discrezionali, non vedranno.

Da qui la bussola per investire là dove la visibilità viene data da piani e programmi di spesa fiscale, come nell’economia sostenibile, nella sanità, nella digitalizzazione e negli interventi infrastrutturali. Un altro settore impattato positivamente sarà quello del risparmio gestito che grazie all’enorme iniezione di liquidità, vedrà presto crescere i propri patrimoni in gestione. Rimane invece negativo l’outlook sul settore bancario che, in uno scenario con i tassi reali vicini allo 0% o addirittura negativi, farà fatica a migliorare la propria redditività.

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