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Petrolio, tensioni nello stretto di Hormuz e meeting OPEC da monitorare


Gli Stati Uniti stringono la morsa delle sanzioni sull’Iran e alzano il livello della tensione con Teheran e accusando di un coinvolgimento diretto nelle esplosioni che hanno danneggiato due petroliere in transito nello stretto di Hormuz, principale crocevia al mondo dell’oro nero mediorientale. Il tutto mentre si avvicina l’importante appuntamento con il meeting dei Paesi produttori previsto per il 25 e 26 giugno.

La situazione prima degli "incidenti"

Nonostante la dinamica che ha portato al danneggiamento delle navi, una norvegese ed una giapponese, sia ancora da chiarire, non mancano le reciproche accuse tra Washington e Teheran così come le analisi degli esperti sui possibili effetti sul prezzo delle materie prime a seconda degli scenari possibili di risoluzione di una crisi che si annuncia agli inizi. “I prezzi del petrolio”, affermava Esty Dwek, senior investment strategist di Natixis Investment Managers analizzando il quadro internazionale prima degli eventi di Hormuz, “continuano a riprendersi, con l'Arabia Saudita che riafferma i tagli alla produzione anche se i paesi OPEC hanno deciso di rinviare questa decisione nella seconda metà dell'anno, in attesa di vedere come evolvono le prospettive sulla produzione venezuelana e iraniana”. “Riteniamo”, sottolineava inoltre, “che i tagli saranno probabilmente prolungati, in quanto la domanda non sta crescendo in modo significativo e l'offerta rimane ampia e questo implica un certo sostegno di fondo per i prezzi ma, a nostro avviso, non un enorme rally”.

Hormuz e la minaccia all’offerta

“Con gli attacchi sospetti nello Stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio è salito immediatamente a più di 61,7 dollari al barile”, fa notare Nitesh Shah, direttore della ricerca di WisdomTree. “I mercati si sono finora concentrati sull'aumento delle scorte statunitensi e sulle minacce alla domanda derivanti dalle guerre commerciali e hanno invece ignorato le minacce che riguardano l'offerta”, prosegue. “È invece chiaro”, aggiunge inoltre, “che la continuità della disponibilità delle scorte non deve mai essere data per scontata e con il perdurare delle sanzioni statunitensi sull'Iran, riteniamo che i prezzi del petrolio, in particolare del Brent, che viene scambiato come benchmark internazionale, aumenteranno”.

Petrolio, WidomTree

Decisivo il meeting OPEC

“La decisione degli Stati Uniti di aumentare la pressione sull'Iran ponendo fine alle deroghe alle sanzioni da maggio in poi per otto Paesi che importano petrolio iraniano”, commenta Koen Straetmans, senior strategist Multi Asset di NN Investment Partners, “continua a far sentire le sue conseguenze”. “Si stima”, segnala, “che le esportazioni di greggio iraniano siano scese ulteriormente al di sotto di 0,5 milioni di barili al giorno da oltre 1 milioni di barili al giorno un mese fa, mentre la produzione ha continuato a diminuire e ora è di circa 2,3 milioni di barili al giorno, un calo di circa 1,5 milioni di barili al giorno dai livelli di maggio dello scorso anno, quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall'accordo nucleare e hanno annunciato le nuove sanzioni”. “L'Iran”, specifica inoltre il senior strategist Multi Asset di NN Investment Partners, “sembra meno propenso ad attuare la sua minaccia di bloccare lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale scorre circa il 40% del commercio mondiale di petrolio greggio e prodotti petroliferi, ma la possibilità rimane potenzialmente dirompente”. Una situazione da monitorare dunque attentamente in vista della riunione dell’OPEC prevista per il 25 e 26 giugno e considerata decisiva da Straetmans e che “sarà interesante”, rivela, “non solo per quanto riguarda l'estensione dell'accordo sul taglio di produzione fino a fine anno, ma anche per quanto riguarda le dimensioni del taglio”. “In termini di posizionamento degli investitori nel petrolio greggio”, afferma, “la recente preoccupazione per il calo della domanda dovuto alle tensioni commerciali ha portato ad un rapido declino del posizionamento netto a lungo termine”. “Inoltre”, conclude, “la curva petrolifera resta in una fase di backwardation, il che implica roll yield positivi e aumenta l'attrattiva delle nuove posizioni lunghe nel petrolio”.

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