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Petrolio in calo malgrado le tensioni geopolitiche


Commento a a cura di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte SIM

Il petrolio sta continuando la fase di calo degli ultimi giorni sebbene nelle ultime settimane siano aumentanti i motivi che fanno temere un calo dell’offerta tra cui le seguenti tensioni tra alcuni produttori:

  • Libia: a causa delle schermaglie militari in atto
  • Venezuela: per le note vicende interne degli ultimi giorni che stanno tra l’altro ricreando potenzialmente uno scontro frontale Usa/Russia
  • Iran: a causa della partenza (ieri, giovedì 2 maggio) delle sanzioni Usa verso i paesi che effettuano negoziazioni di greggio con il paese in esame
  • Russia: interruzione (dal 19 aprile) delle linee dell’oleodotto Druzhba che trasporta circa 1 Mln b/b al giorno di petrolio russo all’Europa, pari a circa il 10% delle importazioni di petrolio europeo. L’interruzione è causata dalla presenza di agenti contaminanti che danneggerebbero anche le raffinerie dei paesi importatori. Inoltre è arrivata la notizia che la Russia (che informalmente fa di fatto parte del cartello Opec allargato, ribattezzato OPEC+) ad aprile ha tagliato la produzione molto meno rispetto alla tabella di marcia.Captura_de_pantalla_2019-05-03_a_las_10

Fonte: Bloomberg

Implicazioni sui mercati

Le innumerevoli crescenti tensioni geopolitiche hanno portato un aumento del greggio fino al 23 di aprile. Dopo quella data, sebbene le tensioni abbiano continuato ad intensificarsi, il prezzo del petrolio ha iniziato a calare di oltre il 6%.

Tra le ragioni alla base di questa apparente contraddizione:

  • Aumento della produzione (al massimo storico) e scorte USA (al massimo dal 2017)
  • Riduzione dell’offerta, compensata dall’aumento dell’offerta degli altri produttori.Possibilità che soprattutto la Russia possa opporsi alla proroga dei tagli Opec+, per evitare che gli Usa aumentino eccessivamente la quota di mercato.
  • In prospettiva, il timore (alimentato soprattutto dalla posizione russa) di possibile mancata proroga dei tagli Opec+, potrebbe comportare nei prossimi giorni ulteriori pressioni al ribasso sul greggio WTI fino all’area 50-55$/b.

La velocità e l’ampiezza del movimento ribassista di breve potrebbe essere amplificato anche dal fatto che nel frattempo la componente speculativa presenta un livello di posizioni corte su futures sul WTI al minimo da circa 15 anni. Gli speculatori pertanto potrebbero essere attratti dalla possibilità di cavalcare il movimento ripristinando le posizioni corte. 

Il trend primario rimane comunque rialzista, in vista soprattutto dell’impatto che l’atteso aumento della liquidità delle banche centrali (tramite ulteriori manovre non convenzionali) potrebbe esercitare nella seconda parte dell’anno. 

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Fonte: Bloomberg

Il calo del greggio, a sua volta, come già accaduto nell’ultimo anno, potrebbe rappresentare un potenziale innesco per prese di profitto temporanee sui mercati azionari.

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Fonte: Bloomberg

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