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Perché puntare sulla gestione attiva e quali strategie potranno dare il maggiore apporto in termini di performance


Con il termine gestione attiva ci si riferisce, in generale, a strategie di investimento implementate da gestori che, con l’obiettivo di aggiungere valore e quindi performance, effettuano le loro scelte di portafoglio senza avere un benchmark come bussola. I fondi hedge sono la massima espressione di questo stile che oggi, grazie alla maggiore flessibilità normativa, è replicabile anche in ambiente armonizzato e disponibile per una platea più ampia rispetto agli hedge fund attraverso prodotti Ucits alternativi o NewUcits, il cui stile di gestione risulta essere oggi la risposta migliore ai cambiamenti strutturali dei mercati. Non c’è dubbio, infatti, che la combinazione di globalizzazione, innovazione e tecnologia ha portato i mercati ad una nuova architettura caratterizzata da trend più veloci, cicli di borsa più instabili e maggiori connessioni tra comparti diversi. Aspetti che possono essere gestiti molto più efficacemente con un approccio attivo di gestione, rispetto a quello passivo. Non solo. Altri fattori congiunturali quali livelli di crescita dei Paesi a velocità differenti,  maggiore incertezza politica ed economica, con politiche monetarie disuguali nelle diverse aree di mercato, rendono necessari approcci attivi per chi vuole puntare su efficienti performance aggiustate per il rischio. Abbandonare i modelli di gestione che si limitano a proiettare nel futuro le esperienza passate - come tipicamente avviene nel mondo della gestione passiva o per i gestori guidati dai benchmark - diventa quindi il nuovo paradigma da seguire. Con chiari vantaggi: la correlazione tra strategie di investimento attive è più bassa rispetto a quella di portafogli composti da singole asset class o da gestioni passive. Inoltre, ogni gestore attivo introduce nel portafoglio tecniche di risk management molto più evolute. Pertanto i portafogli risultano avere una più elevata diversificazione e dunque una maggiore protezione dai potenziali drawdown. Ne consegue un risultato desiderabile: asset allocation meno  dipendenti dai cicli di mercato.

 

Su che strategie puntare nei prossimi mesi?

A nostro parere ci troviamo in un momento di profondo cambiamento per gli investitori. Nel mercato obbligazionario gli investitori stanno sperimentando la fine di un ciclo trentennale che ha offerto ritorni elevati e bassa volatilità. Guardando avanti, infatti, sia nel mondo delle obbligazioni governative che in quello delle obbligazioni corporate sono attesi tassi di interesse in aumento. Per quanto riguarda l’azionario, dall’estate 2012 in cui Draghi con il suo famoso discorso a favore dell’Euro ha accantonato potenziali rischi sistemici sull’Europa, la correlazione tra titoli azionari è molto bassa e favorisce l’approccio long/short tipico delle strategie attive, indipendentemente da potenziali picchi di volatilità per situazioni macro-economiche (impatti del Tapering) o di rischi esogeni (come l’attuale situazione in Ucraina). Per questo continuiamo a credere che il mercato azionario rappresenti l’asset class con il migliore rapporto rischio/rendimento se approcciata con stili attivi, anche per i prossimi mesi. 

Venendo alle singole aree geografiche, negli Stati Uniti ci aspettiamo un mercato selettivo, soprattutto se i dati macroeconomici supporteranno l’uscita graduale dal quantitative easing che potrebbe portare a una normalizzazione della curva dei tassi. Riteniamo che il mercato americano nel 2014 sarà caratterizzato da maggiore dispersione fra i titoli rispetto al 2013, un contesto dal quale potranno beneficiare le strategie long/short equity. 

Il mercato europeo presenta tuttora le maggiori dislocazioni e inefficienze con forti flussi in entrata dal resto del mondo. I gestori long/short potranno anche beneficiare di un importante appuntamento, l’Asset Quality Review della Banca Centrale Europea che rappresenterà un catalizzatore importante per una maggiore differenziazione nel settore delle banche europee. Abbiamo aspettative positive anche per i fondi con strategia event driven che potranno beneficiare di un aumento delle operazioni di finanza straordinaria legate, tra l’altro, a un impiego della liquidità presente nei bilanci di molte società, in uno scenario di tassi di interesse ancora temporaneamente bassi. Infine, per quanto riguarda i fondi macro, le opportunità in tale contesto deriveranno da una maggiore visibilità sulle valute (atteso rafforzamento del dollaro USA) e da arbitraggi sulle curve dei tassi che torneranno a irripidirsi a seguito di un incremento della parte a lungo termine. In quest’area sarà importante puntare su gestori capaci di gestire i continui cambiamenti di trend che le differenti politiche monetarie in atto e i differenti tassi di crescita delle principali economie potrebbero determinare.

 

Offerta italiana di fondi alternativi
Le società di gestione  italiane hanno un'offerta vicina ai 20 prodotti con strategie di investimento alternativo.
Fonte: Morningstar Direct

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