Perché Klaus Kaldemorgen è un gestore 'star'


Klaus Kaldemorgen è un gestore noto ed apprezzato. Amministra un fondo creato nel 2011 da DWS, società per cui lavora ininterrottamente dal 1982, per poter realizzare la sua ottica di investimento: il DWS Kaldemorgen Concept. Il fondo conta 11,4 miliardi di euro di masse e ha realizzato lo scorso anno una performance del 12,8%, secondo i dati di Morningstar. Risultati che hanno permesso al fondo di vedersi confermare anche quest’anno il triplo rating Funds People (preferito dagli Analisti, Blockbuster e Consistente), riconoscimento che ha ottenuto in Italia ben tre volte negli ultimi cinque anni.

Abbiamo chiesto a Kaldemorgen e al cogestore del fondo, Henning Potstada, la loro visione dei mercati per il 2020 e la strategia che stanno adottando in questi primi mesi dell’anno. Le prospettive macroeconomiche dei due manager non si discostano da quelle dalla casa madre tedesca DWS: "I rischi non sono pochi, a cominciare da una tornata elettorale negli Stati Uniti il cui esito appare incerto, ma a mio parere la cosa più importante è che ci troviamo in un contesto di crescita modesta ma stabile, in cui le banche centrali perseguono una politica monetaria accomodante, con immissioni di liquidità a sostegno dei mercati finanziari", afferma Kaldemorgen.

Un contesto che rende positivo il loro giudizio sulle attività più rischiose, in particolare sulle azioni. "Se non ci saranno particolari sorprese, il 2020 dovrebbe essere un altro anno ragionevolmente buono per i mercati azionari. Non mi aspetto rendimenti a doppia cifra come nel 2019, ma ritorni significativi ad una sola cifra”, dichiara. Nell'ultimo anno l'esposizione al mercato azionario è passata dal 32% al 50% di oggi, il livello più alto mai raggiunto dal fondo. "In questo momento le azioni sono più attraenti di qualsiasi altra classe di attivi”, sottolinea. Il posizionamento nell’equity è ripartito principalmente in due aree geografiche: Europa e Stati Uniti.

In Europa, l'attenzione di Kaldemorgen e Potstada si concentra sulle aziende quotate a prezzi interessanti, che pagano dividendi sostenibili e hanno bassa volatilità, come ad esempio quelle dell'industria farmaceutica. Negli Stati Uniti, invece, la sua strategia si concentra su società più strettamente legate alla crescita. Detengono anche azioni asiatiche, in una quota del 4%, di compagnie che stanno beneficiando del forte aumento dei consumi della regione. La quasi totalità dei titoli in portafoglio sono a larga capitalizzazione: il 97% della parte investita in azioni è in large cap. La crescita degli utili delle società si aggira intorno al 5%.

La valutazione delle aziende è molto importante. Quando una di quelle società che Kaldemorgen descrive come "titoli da detenere sempre per la loro solvibilità e la sostenibilità dei dividendi" sperimenta un rally borsistico, riduce l'esposizione. Per quanto riguarda, invece, i titoli che il gestore definisce "business noiosi ma molto solidi", approfitta delle occasionali battute d'arresto che subiscono sui mercati facendone cadere il prezzo, per costruire posizioni. Ma una valutazione attraente non è una garanzia per una società per entrare nel loro portafoglio. "Ci sono attività a buon mercato ma non redditizie sui cui non puntiamo. E c’è anche il caso del settore energetico, dove abbiamo deciso di ridurre le posizioni in quanto sono aziende che vedendo ridursi i flussi per non rientrare nel radar degli investimenti SRI".

Sul fronte del reddito fisso, cercano sul mercato attività molto liquide che hanno una bassa correlazione con l’azionario. "Nei titoli di Stato, investiamo in segmenti di mercato in cui possiamo trovare rendimento, come i titoli del Tesoro americano a 10 anni. In questo segmento non ci dispiace assumere una maggiore durata. Ci interessano anche i titoli del debito emergente in valuta forte di Paesi come il Messico, la Turchia, il Brasile e l'Oman. Per le obbligazioni emesse in valuta locale, la nostra scommessa principale è la Russia. Non deteniamo bond europei periferici e abbiamo dimezzato la nostra esposizione alle obbligazioni societarie, il cui peso in portafoglio è passato nell'ultimo anno dal 27% al 13%. Il rischio in questo segmento di mercato è molto elevato. Di questa percentuale, i due terzi sono titoli ad alto rendimento e un terzo debito con alta probabilità di investimento”, rivela.

Per quanto riguarda le coperture in portafoglio, spiccano i derivati su indici generici come il DAX o l'S&P 500, così come le coperture sulla sterlina inglese. Significativa è anche l’esposizione all'oro, uno degli attivi che storicamente fanno parte del portafoglio del DWS Kaldemorgen Concept. Attualmente, l'esposizione al metallo prezioso è del 7%. "Non mi aspetto la stessa performance della commodity dell'anno scorso, ma lo conservo perché l’oro è un ottimo stabilizzatore del portafoglio. Aiuta a mitigare il rischio. Il restante 10% è investito in liquidità, principalmente titoli del mercato delle valute. "Quello che stiamo cercando è che queste posizioni non ci costino denaro, nonostante il contesto attuale aiuti", conclude.

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