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Passivi, strada segnata verso un’ulteriore crescita in Europa


Contributo a cura di Anna Paola Marchi, responsabile della clientela wholesales di Credit Suisse AM

Gli strumenti indicizzati prendono le mosse da un’idea tanto semplice quanto innovativa: replicare passivamente l’andamento complessivo di un’asset class adeguatamente liquida ed efficiente in un prodotto investibile. Nati oltre 40 anni fa negli Stati Uniti da un’idea di John Bogle con i fondi indicizzati, vivono una seconda importante tappa della loro storia nei primi anni ’90 con la creazione degli ETF. L’universo dei passivi vive oggi il suo momento di massimo splendore. Un fenomeno divenuto inarrestabile negli ultimi anni che è arrivato a rappresentare più di un terzo dell’intera industria del risparmio gestito globale. Secondo dati Morningstar, a fine settembre 2019 le masse investite in strumenti passivi erano pari a circa 14.500 miliardi di dollari statunitensi, di cui circa 10.500 miliardi relativi a fondi indicizzati e circa 4.000 a ETF. Una ripartizione non sempre percepita da parte degli investitori, se si tiene conto della forte narrativa che ha interessato e continua a interessare gli ETF.

Dove e quando

Il posizionamento sugli strumenti passivi varia da regione a regione. Da un punto di vista geografico disomogeneità relative a regolamentazione, modelli distributivi, impatti fiscali e oneri di trading hanno influito e influiscono notevolmente sulla loro diffusione. Negli Stati Uniti, ad esempio, la percentuale di passivi sul totale degli strumenti collettivi d’investimento è superiore al 40%, mentre nel mercato europeo arrivano a poco più del 20% dei portafogli. I dati di raccolta mostrano, inoltre, come questi strumenti abbiano contribuito sistematicamente a comporre la parte più rilevante della raccolta netta degli ultimi 8 anni. Ancora una volta in ritardo l’Europa, dove però la percentuale di strumenti passivi su totale dei flussi positivi si è mantenuta sempre ben oltre il 20% registrato nel 2012 e si è recentemente attestata intorno al 50%, sottolineando un significativo cambio di paradigma. Sebbene tali differenze siano in parte, se non primariamente, espressione di un differente grado di maturità del sistema finanziario, è possibile intravedere una traiettoria di convergenza tra tendenze particolari e universali.

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Fonte: Morningstar, Credit Suisse. Data a fine settembre 2019 in miliardi di USD. I diversi mercati sono rappresentati per giurisdizione dei fondi/ETF e non per nazione di collocamento finale.

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Fonte: Morningstar, Credit Suisse. Data a fine settembre 2019 in miliardi di USD. I diversi mercati sono rappresentati per giurisdizione dei fondi/ETF e non per nazione di collocamento finale.

Principali trend

Da un lato le condizioni di mercato, caratterizzate da tassi eccezionalmente bassi, e dall’altro le specificità dell’industria del risparmio, con clienti finali e quadro regolamentare che spinge sempre più verso prodotti efficienti in termini di costi, contribuiscono ad una previsione che vede un progressivo aumento dell’allocazione a strumenti passivi. Questi, però, non sono tutti uguali ed è importante conoscere le caratteristiche specifiche e peculiari di fondi indicizzati e ETF per saper scegliere la tipologia di prodotto più adatta a seconda delle specifiche necessità. Da un punto di vista di strategie la preferenza degli investitori negli ultimi due anni si è concentrata in particolare su due temi: l’adozione di prodotti, principalmente azionari, che applicano criteri ESG e l’investimento in fondi passivi obbligazionari.

In particolare, l’investimento in strumenti ESG ha avuto una diffusione capillare nella clientela istituzionale, mentre per quanto riguarda il comparto fixed income la combinazione di rendimenti a scadenza ai minimi storici e ridotte capacità di estrarre alpha sui mercati più liquidi ha spinto molti investitori a preferire soluzioni indicizzate a fondi attivi o portafogli in singoli titoli incentrati sul mercato europeo. La crescita delle masse su strumenti passivi di Credit Suisse AM ricalca tale schema. Nel 2019 la raccolta netta è, infatti, risultata positiva per 26 miliardi di euro, di cui 18,5 miliardi nell’azionario con una quota riferibile a prodotti ESG pari a 4 miliardi. Tre miliardi sono confluiti nei prodotti bilanciati, mentre hanno toccato quota 4 miliardi i flussi sull’obbligazionario, principalmente a cambio aperto e con un importante trend sugli asset rischiosi.

Il peso degli strumenti passivi nei portafogli

A livello globale, considerando un’industria del risparmio gestito da circa 44 trilioni di dollari, poco più di un terzo è rappresentato da fondi indicizzati ed ETF. A fine settembre 2019, secondo i dati Morningstar, il passivo (sia fondi che ETF) contava quasi 15 mila miliardi di dollari, di cui 10,5 mila sono relativi a fondi indicizzati e circa 4 mila a ETF.

Tuttavia l’utilizzo degli strumenti passivi non è però omogeneo nei diversi mercati, elementi come la regolamentazione, i modelli distributivi, gli impatti fiscali e gli oneri di trading hanno influito e tuttora influiscono notevolmente sulla loro diffusione. Negli Stati Uniti, ad esempio, la “% di passivo” sul totale degli strumenti collettivi d’investimento è superiore al 40% e, secondo alcuni analisti, ha già superato la quota di investimenti attivi nel comparto azionario. Tale scenario è ancora lontano per il mercato europeo, dove gli strumenti passivi sono relegati a coprire poco più del 20% dei portafogli.

 

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Fonti: Morningstar, Credit Suisse. Data a fine settembre 2019 in miliardi di USD. I diversi mercati sono rappresentati per giurisdizione dei fondi/ETF e non per nazione di collocamento finale.

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Fonti: Morningstar, Credit Suisse. Data a fine settembre 2019 in miliardi di USD. I diversi mercati sono rappresentati per giurisdizione dei fondi/ETF e non per nazione di collocamento finale.

 End of Era: Passive Equity Funds Surpass Active in Epic Shift” di John Gittelsohn, Bloomberg News, 11 settembre 2019, https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-09-11/passive-u-s-equity-funds-eclipse-active-in-epic-industry-shift

 

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