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Passaggio generazionale, 'game changer' per gli investimenti sostenibili?


“Ancora oggi la grande maggioranza degli investimenti sostenibili è concentrata tra gli investitori istituzionali. Le ultime statistiche confermano la quota del 75% di masse riferibili a investitori istituzionali e solo il 25% nel retail anche se il trend di crescita di quest’ultimo comparto è rilevante. L’interesse si concentra in particolare negli investimenti tematici per effetto di una maggiore immediatezza nella comprensione da parte dell’investitore finale.

Questo si riverbera automaticamente in una differenziazione dell’offerta che rimane principalmente best in class per quanto riguarda gli investitori istituzionali mentre assume caratteri maggiormente tematici per quanto riguarda il retail. Molta dell’offerta si mantiene ancora a livello superficiale, come accade nel caso dell’integrazione di criteri ESG che avviene a posteriori rispetto all’analisi finanziaria nel processo di selezione”. Il quadro del settore degli investimenti sostenibili esposto da Giordano Beani, head of Multi-Asset Fund Solutions di Amundi SGR, pone alcuni importanti quesiti anche alla luce dello scarto tra i risparmiatori che si dichiarano interessati ai prodotti che considerano rilevanti gli aspetti ambientali, sociali e di governance e coloro che sono effettivamente investiti.

L’arrivo dei millenials

“Nei prossimi 20 anni”, sottolinea Maria Folque, Research and Analysis director di Funds People, “ci sarà il più grande trasferimento di ricchezza mai sperimentato al mondo e i nuovi detentori del risparmio saranno certamente più interessati all’aspetto della sostenibilità rispetto al passato”. Un cambiamento già visibile in altri ambiti, come ad esempio quello delle scelte di consumo, con effetti finanziari già estremamente rilevanti dal punto di vista della gestione. “C’è una consapevolezza sempre maggiore dei consumatori circa la sostenibilità dei prodotti acquistati, in ogni ambito”, fa rilevare Peter Michaelis, head of Sustainable Investments di Liontrust AM, “e, a parità di qualità, si nota una chiara propensione verso quei beni che maggiormente rispettano criteri di sostenibilità”. “Per quanto riguarda i prodotti finanziari, nel passato era presente una sorta di blocco nell’affrontare il tema della sostenibilità”, fa notare inoltre. “L’obiettivo che ho sempre perseguito nella mia attività”, aggiunge, “è quello di dimostrare come la performance finanziaria non sia frenata dalla scelta di compagnie che operano con attenzione ai criteri di sostenibilità, ma come questa rappresenti invece un beneficio di medio e lungo periodo”. “Negli ultimi 10 anni”, porta come prova Michaelis, “sette delle nostre otto strategie di investimento hanno sovraperformato nettamente la media del peer group non sostenibile”. “Se prendiamo in considerazione, ad esempio, il cambiamento climatico”, torna sul tema del passaggio generazionale David Karni, responsabile Portafogli d’investimento di Bcc Risparmio&Previdenza, “risulta chiaro un’ulteriore aspetto rilevante se vogliamo analizzare la diffusione degli investimenti sostenibili”. L’aspetto a cui fa riferimento è proprio quello generazionale. “I millenials sono molto più informati e sensibili al tema del cambiamento climatico rispetto alla popolazione di età avanzata che ad oggi rappresenta la grande maggioranza degli investitori”, sottolinea.

Non solo una questione di età

“Credo che l’attuale grado di penetrazione, molto minore rispetto all’espressa volontà di esposizione degli investitori, dipenda da un’offerta non ancora sufficiente rispetto alla domanda”, interviene sul punto Gianluca Filippi, head of Sustainable Investments e responsabile 
Commerciale Finanza e Bancassicurazione di Cassa Centrale Banca. “La seconda ragione”, aggiunge, “è che la cultura finanziaria, di base non elevata in Italia, si scontra la necessità di approfondire un’ulteriore variabile”. Tema della formazione rilevante anche secondo Brian O'Rourke, head of Investment Partnerships di Mediolanum International Funds, che invita a non avere aspettative per un cambiamento immediato da parte dei risparmiatori ma a “lavorare con costanza su un trend che non è destinato ad esaurirsi”. “La selezione dei fondi”, conclude conseguentemente, “avrà ancora per qualche tempo la maggiore influenza sul lato retail data la necessità di aumentare il livello di educazione su queste tematiche”.

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