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Organic food, un’opportunità per il pianeta e per i portafogli


Contributo a cura di Daniele Cat Berro, investment associate di MainStreet Partners.

Nello sforzo per riconvertire l’economia globale a modelli più sostenibili per l’uomo e per l’ambiente, il settore del cibo gioca un ruolo fondamentale. Il consumo di alimenti biologici e naturali è essenziale per la nostra salute e per quella del pianeta, ma non solo: puntare sulle aziende del comparto fa bene anche all’asset allocation strategica del portafoglio.

L’industria alimentare incide in modo significativo sull’inquinamento e sull’erosione delle risorse: in Europa infatti l’agricoltura da sola è responsabile del 30% circa delle emissioni di gas serra e del 70% dello sfruttamento delle risorse idriche. Da anni il settore delle produzioni biologiche, sostenuto dalla crescente domanda di fonti di nutrimento sane, tenta di offrire un’alternativa a questo modello. Produrre cibo biologico consente di abbattere significativamente l’inquinamento: le emissioni di CO2 per ettaro di cibo biologico sono più basse di quelle dei sistemi di coltivazione tradizionale in una percentuale compresa fra il 48% e il 66%. Con queste premesse, è quasi inevitabile che il comparto dell’organic cresca a vista d’occhio: le vendite globali hanno infatti superato i $100 miliardi nel 2018.

Questi risultati sono il frutto di un lavoro avviato ormai alcuni decenni fa ed esprimono il risultato di un rapporto di fiducia fra produttori e consumatori consolidato nel tempo. La transizione verso il modello biologico è ormai irreversibile e permette non solo di allineare il portafoglio ai propri valori, ma offre anche numerose opportunità in un universo variegato. Infatti, a fronte di aziende che hanno già completato il percorso verso la produzione organic, altre sono ancora in fase di transizione oppure hanno mosso solo alcuni passi nella direzione di un modello di business più sostenibile, con molta strada ancora di fronte a sé.

Fra chi è più avanti c’è Wessanen, multinazionale olandese fondata nel 1765 e attualmente in fase di acquisizione da parte di PAI e Charles Jobson (l’operazione si completerà nella seconda parte del 2019). Negli ultimi decenni l’azienda si è evoluta con successo in una holding quotata di produttori di cibo biologico e naturale, diventando leader in Europa in questo segmento specifico. Fra i marchi di Wessanen c’è ad esempio l’italiana IsolaBio, operante nel settore dei succhi naturali. Quasi la totalità dei prodotti offerti rispetta i criteri del commercio equo-solidale, utilizza energia verde al 100% e adotta un sistema idrico a ciclo completo che azzera gli sprechi. Tutto ciò le ha permesso di diventare una delle principali “B Corporation®” in Europa.

Tra le aziende che hanno intrapreso un percorso di transizione verso la sostenibilità c’è Danone, primo player globale nei prodotti a base vegetale grazie all’acquisizione nel 2016 di WhiteWave, società americana produttrice di organic food. Attualmente il 7% dei ricavi della multinazionale francese proviene dal business legato a prodotti di origine vegetale: entro il 2025, però, ci si aspetta che questo dato cresca fino a raggiungere il 25%.

Fra i brand un po’ “attardati” si potrebbe citare Kraft-Heinz. Sebbene si sia posta l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale entro il 2020, e nel 2016 abbia eliminato coloranti artificiali, aromi e conservanti da alcuni prodotti iconici, Kraft-Heinz non ha ancora acquisito produzioni su larga scala di prodotti biologici.

Meritano una citazione, infine, le società quotate di piccola-media capitalizzazione che offrono alternative naturali allo zucchero e la carne, entrambi trend in grande crescita. È il caso di PureCircle, azienda leader al mondo nella produzione di stevia: un dolcificante naturale 300 volte più dolce dello zucchero con un conseguente impatto ambientale assai minore in termini di consumo di suolo, acqua e di emissioni. In aggiunta, la stevia non contiene calorie e rispetto allo zucchero ed altri dolcificanti riporta livelli di glucosio molto più bassi nel sangue, favorendone il consumo da parte di persone afflitte da specifiche patologie, come diabete ed obesità.

Un altro esempio significativo è quello di BeyondMeat, produttore californiano di proteine vegetali per sostituire la carne. Fondata nel 2009, l’azienda si è quotata lo scorso 3 maggio e da allora, anche grazie a nuovi accordi commerciali, le sue azioni hanno registrato una straordinaria crescita del prezzo.

Questi esempi evidenziano l’importanza di un’analisi approfondita di ogni singolo caso non solo sul piano finanziario ma anche della sostenibilità, soprattutto in una fase storica in cui le etichette “green” e “bio” sono sempre più sfruttate in ottica commerciale. In tal senso, MainStreet ha sviluppato metriche proprietarie per individuare e riportare i risultati d’impatto delle società con una forte esposizione – in atto o potenziale – a queste categorie di alimenti, in quanto le dichiarazioni di intenti sono necessarie ma non sufficienti ed è necessario riconoscere quelle aziende che hanno intrapreso un percorso verso la sostenibilità a livello di core business.

 
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