Opportunità di carry trade nel 2019


Il nuovo anno è partito con il botto per le valute e i bond dei mercati emergenti. Le valute emergenti hanno guadagnato lo 0,7% rispetto al dollaro, mentre l’indice MSCI Emerging Market è salito del 7,3%.

“Con la pausa alla normalizzazione dei tassi di interesse e un riduzione della crescita a livello globale, riteniamo che a beneficiare saranno le strategie carry trade (chiedere prestiti a tassi di interesse più bassi e investire in asset ad alto rendimento)”, afferma Stéphane Monier, chief investment officer di Banque Lombard Odier & Cie SA. Questo perché “la decisione della Fed fa parte di un più ampio trend di ammorbidimento delle politiche monetarie delle Banche centrali, che riducono la probabilità di un improvviso sell-off delle valute dei mercati emergenti”. 

Finché l'economia globale non rallenta più del previsto, la ricerca del rendimento andrà a beneficio del settore del reddito fisso dei mercati emergenti e delle valute emergenti ad alto rendimento degli stessi. Il motivo di questa convinzione è dovuto al fatto che: “l'inflazione dovrebbe rimanere contenuta e la pressione si riduce grazie alla pausa nel ciclo di rialzo dei tassi della Fed. Inoltre ci aspettiamo che il problema dei twin deficit degli Stati Uniti e il calo dei tassi di interesse rispetto al resto del mondo si traduca in premi di rischio più elevati”.

Per quanto riguarda il dollaro pare che la situazione sia cambiata. Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte SIM, fa notare una curiosità che può indurre a riflettere sul tema prospettive sulla valuta: tra fine 2017 ed inizio 2018 la relazione dollaro/tasso di approvazione dell’operato di Trump era la seguente: Trump forte/dollaro debole e viceversa.

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Dal secondo trimestre 2018 fino ad oggi la relazione sembra mutata: Trump forte/dollaro forte e viceversa.

 

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Il motivo di questo cambiamento potrebbe ricollegarsi al mutato contesto post marzo 2018. “Trump ha dimostrato di riuscire a piegare il Congresso facendo varare un piano di stimoli fiscali decennale da circa 1500Mld$. Inoltre, ha iniziato a fare sul serio anche in tema di politica commerciale passando in parte dalle enunciazioni ai fatti in tema di dazi”, spiega Cesarano. “In questo periodo il dollaro ha iniziato ad apprezzarsi nei momenti soprattutto di maggiore favore per l’operato di Trump. Recentemente ad esempio il tasso di approvazione di Trump è balzato da 41% al 43,5%, appena il presidente ha accettato il compromesso con il Congresso interrompendo il lungo periodo (oltre 1 mese) di shutdown”. 

Non bisogna dimenticare però un’altra variabile molto importante: la trade war. “La nuova era della geopolitica obbligherà altresì gli investitori a riconsiderare le supposizioni formulate in passato”, spiega Brett Diment, head of Global Emerging Market Debt di Aberdeen Standard Investments. Per esempio quest’anno, le sanzioni hanno compromesso la stretta correlazione esistente fra rublo e petrolio: ad aprile, le sanzioni a Rusal hanno determinato una flessione del rublo di contro a un andamento invariato delle quotazioni petrolifere, mentre la fine dell’anno ha visto un rally del rublo e un calo del petrolio, dovuti alla mancata messa in pratica di nuove sanzioni previste”. 

Se le tensioni geopolitiche in atto non riescono a trovare una soluzione pacifica nel breve periodo, il mercato dei cambi internazionale sarà soggetto a forti oscillazioni in futuro.

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