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Obbligazioni tematiche, buona la prima!


Cresce l’attenzione per la sostenibilità negli investimenti e, di conseguenza, la disponibilità di strumenti sul mercato. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una vera e propria esplosione – in termini dimensionali – delle obbligazioni green che ha determinato di conseguenza il successo di tutta la categoria delle obbligazioni tematiche che permettono agli investitori di finanziare temi d’investimento come l’alimentazione, l’istruzione, l’accesso al credito e l’edilizia sociale. “Secondo Climate Bonds Initiative, nel 2017 si sono registrate emissioni di bond tematici per un totale di 700 miliardi di dollari e ad oggi sono oltre 400 gli emittenti hanno emesso queste obbligazioni in 30 valute e in 50 Paesi a livello globale”, spiega Enrico Lo Giudice, research associate di MainStreet Partners.

L’ascesa dei social bond

Il 2017 sarà ricordato come l’anno di svolta per questo comparto: emissioni triplicate che hanno raggiunto i 10,5 miliardi di dollari per un totale di 25 prodotti. “Un dato incoraggiante se si pensa che a livello storico sono stati emessi 41 social bond conformi ai Social Bond Principles dell’International Capital Market Association (ICMA)”, commenta Lo Giudice. Con emissioni per 2,3 miliardi di dollari già nel primo trimestre 2018 contro un miliardo nello stesso periodo del 2017, si può affermare che la crescita dei social bond sia ben avviata e proseguirà anche nel 2018.

Va ricordato anche che nel primo trimestre del 2018 è stato emesso il primo social bond da parte di una multinazionale, Danone, che “è stato un successo, raccogliendo 300 milioni di euro, ma registrando ordini per oltre 700 milioni”. Con scadenza a sette anni, cedola dell’1,00%, il social bond della società finanzierà progetti a impatto sociale positivo, quali il supporto agli agricoltori in aree rurali che non usano OGM, sostegno alle comunità che presentano problemi di nutrizione e finanziamenti a micro e piccole imprese che operano nel campo del cibo salutare.

Occhi puntati sui green bond

Il maggior fermento, tuttavia, si registra ancora oggi nel comparto dei green bond che lo scorso anno sono cresciuti del 78% rispetto al 2016, raggiungendo quota 156 miliardi di dollari e superando di gran lunga le aspettative di Climate Bond Initiative, che per il 2017 aveva stimato emissioni per 130 miliardi di dollari. “Secondo Enviromental Finance, a livello regionale, le emissioni obbligazionarie green in Europa hanno raggiunto quota 61 miliardi di dollari, nel Nord America 56 miliardi di dollari, mentre in Asia sono state pari a 25 miliardi di dollari”, riporta Lo Giudice.

“Le emissioni effettuate da istituzioni, autorità locali e aziende statunitensi, cinesi e francesi hanno rappresentato il 56% del totale delle emissioni green. Nel 2017 il 32% delle obbligazioni green sono state emesse da agenzie sovranazionali, il 30% da corporate, il 16% da istituzioni finanziarie, il 9% da autorità locali, il 7% da stati sovrani ed il 6% da enti di sviluppo internazionali”. Guardando all’utilizzo dei capitali, invece, l’esperto segnala che il 25% delle obbligazioni green hanno finanziato progetti riguardanti le energie rinnovabili, il 21% l’efficientamento energetico, il 14% i trasporti sostenibili ed il 10% prevenzione e controllo dell’inquinamento.

Con 30 miliardi di dollari di emissioni solo nel primo trimestre 2018, anche per quest’anno la crescita ha segno positivo. Nei primi tre mesi del 2018 invece le principali obbligazioni green sono state emesse da Indonesia e Belgio. “L’Indonesia ha emesso il primo sukuk green bond, un’emissione a cinque anni da 1,25 miliardi di dollari con rendimento al 3.75%, che ha raccolto una notevole domanda da parte degli investitori. A febbraio, è stato inoltre collocato sul mercato anche il green bond del Belgio – 4,5 miliardi di euro, scadenza 15 anni e cedola dell’1,25% - la terza emissione in ordine di tempo per l’Europa, dopo quelle di Polonia e Francia”, commenta l’esperto.

Outlook per i prossimi mesi

“Per quanto riguarda le emissioni verdi”, spiega Lo Giudice, “alcune stime vedono una crescita del 30% del comparto che potrebbe raggiungere i 200 miliardi di dollari entro la fine dell’anno con una maggiore differenziazione tra gli emittenti”. Per i social bond, da MainStreet si aspettano che l’aumento delle emissioni “vada di pari passo con una maggiore differenziazione nella tipologia delle emittenti e un più frequente ricorso a questo strumento da parte di società private sulla scia del social bond apripista di Danone”.

Dal punto di vista dell’impatto sociale vi è una grande curiosità per il Water bond del Kenya: secondo le anticipazioni, continua l’esperto, “si dovrebbe trattare di un’obbligazione a 15 anni da 20 milioni di dollari volta a finanziare la realizzazione di infrastrutture idriche nel Paese e garantire l’accesso all’acqua corrente alla metà della popolazione kenyota che oggi ne è priva”.

Sul fronte dei green bond, nel 2018 o nei primi mesi del 2019 dovrebbe arrivare sul mercato anche l’emissione da 12,8 miliardi di dollari di Hong Kong, “che se confermata sarebbe il più grande green bond sovrano mai emesso, superando il programma green della Francia, della Polonia, del Belgio e della Nigeria”, conclude Lo Giudice.

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