Obbligazionario, le tre variabili da tenere sempre sotto controllo


“Le Banche Centrali hanno dimostrato di non essere vincolate a particolari paradigmi o tesi. Se il contesto macroeconomico lo richiede sono in grado di adattarsi. Per i mercati questo è rassicurante perché minimizza il rischio di errori di politica monetaria”.

Xavier Baraton, global head of fixed income di HSBC Global Asset Management, certifica l’aumento esponenziale della fiducia negli istituti che hanno segnato maggiormente l’andamento dei mercati negli ultimi anni. La mossa di gennaio della Federal Reserve americana con la u-turndi Powell e il ritorno alla data dipendency, mai veramente abbandonata, è solo l’ultimo degli esempi di come le Banche Centrali siano state in grado di supportare un contesto economico che è passato dal temere ad essere dipendente dalle misure di politica monetaria. 

Ciò che è innegabile è il livello di alta considerazione in cui vengono attualmente tenute le istituzioni, “più che gli uomini”, sostiene Baraton. “Non credo”, afferma, che il mercato stia sottovalutando il potenziale rischio connesso al cambio ai vertici della Banca Centrale Europea previsto a novembre”. “Semplicemente l’addio di Mario Draghi e l’avvicendamento con il nuovo governatore dovrà necessariamente avvenire nel segno della continuità. I primi sei mesi del nuovo corso sono sempre molto cauti in modo da rassicurare i mercati sul fatto che le decisioni di politica monetaria siano una prerogativa dell’istituzione e non il riflesso dei convincimenti degli uomini che si trovano alla loro guida”, aggiunge.

Le parole sono importanti

Un rapporto, quello tra mercato e istituti centrali, sempre più pervasivo e stretto, in cui le azioni preparatorie alle effettive decisioni su tassi e misure straordinarie si dilatano nel tempo e nella frequenza. “È possibile notare come”, sottolinea il global head of fixed income di HSBC Global AM, “gli istituti facciano di tutto per preparare i mercati alle proprie decisioni in un arco sempre maggiore di tempo attraverso dichiarazioni studiate e come di conseguenza sia moltiplicata l’attività di analisi di discorsi, fino ad arrivare ad un vero e proprio studio semantico degli statement dei membri dei consigli direttivi oltre che delle figure apicali”. 

Dalla politica monetaria ai mercati

A partire dal posizionamento delle Banche Centrali muove dunque la valutazione del contesto di investimento, che in questo momento si situa, secondo Baraton, in una posizione favorevole all’asset class obbligazionaria poiché l’attuale stato della crescita, in rallentamento ma ancora presente, impone uno stop al rialzo dei tassi da parte della Fed e un mantenimento di politiche accomodanti da parte della BCE.

La correzione di dicembre ha inoltre influito sulle valutazioni, in particolare in alcuni comparti fixed income che attualmente risultano particolarmente attraenti. “Debito emergente, obbligazionario Asia e high yield europeo”, spiega il global head of fixed income di HSBC Global AM, sono i comparti da cui ci aspettiamo i risultati migliori nel 2019”. “I mercati emergenti”, aggiunge, “hanno dimostrato di saper resistere alle pressioni di dollaro e Fed nel 2018 e le ultime misure di stimolo messe in atto dalla Cina sembrano andare nella giusta direzione per continuare la discesa controllata verso il target di crescita del 6%”.

Una prima serie di dati da avere sempre sotto contro è dunque, secondo Baraton, l’insieme dei fondamentali dell’economia cinese. L’altro indicatore chiave segnalato è quello delle aspettative sul tasso di default nel mercato europeo. “Queste sono i due parametri più determinanti e che meglio permettono”, conclude, “di testare costantemente la nostra view complessiva sul 2019 che prevede un contesto favorevole all’investimento obbligazionario caratterizzato sì da un rallentamento rispetto al 2018, ma di entità molto più lieve rispetto a quanto scontato dal mercato all’inizio dell’anno”. 

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