Obbligazionario: fondi attivi o ETF?


Secondo i dati di raccolta a settembre 2019, il 60% degli investimenti degli obbligazionari è stato fatto dagli ETF. “Ci sono sempre più investitori che preferiscono scegliere gli ETF rispetto ai fondi attivi per quanto riguarda la componente obbligazionaria”, spiega Marco Corsi, head of ETF Research - International di Vanguard, in occasione della Morningstar Investment Conference. Ma quali sono i fattori che hanno determinato questa crescita? 

La prima ragione è da ricondurre alla rotazione che dal comparto azionario all’obbligazionario di quest’anno. La seconda invece è più strutturale: dalla crisi del 2008, le Banche centrali hanno continuato a immettere liquidità sui mercati riducendo o azzerando i rendimenti fixed income. “In concomitanza abbiamo assistito un aumento massiccio delle emissioni obbligazionarie (collegate al taglio dei tassi), non corrisposte da acquisti sul mercato, provocando quindi un eccesso di offerta”, spiega. “Se i rendimenti quindi tendono a ridursi, la variabile costo incide molto di più sul risultato finale”. 

Gli ETF vengono negoziati a uno spread molto più stretto rispetto all’indice obbligazionario di riferimento. “Il Bid Ask dell’ETF è più basso e questo non solo ha solo un impatto sulle scelte di asset allocation di portafoglio, ma anche di ribilanciamento”.

Il tema liquidità 

Quando si parla di liquidità di un ETF bisogna studiarla su due livelli: mercato primario e secondario. Inoltre il concetto è multidimensionale. Prima di tutto devo analizzare i transaction cost, per capire i costi assorbiti nell’istante della transazione e secondo la tempestività del settlement dell’operazione. “Tutto ciò definisce la resilienza di un ETF in un mercato sotto stress”, spiega il responsabile. “Se ho trade con un Bid Ask molto ampio questo impatta sulla liquidità dell’ETF, questo perché ci sono meno persone disposte a comprare dall’altra parte”.

Vanguard ha condotto uno studio empirico su tutti i Bid Ask delle trade concluse dal 2012 a oggi. “Ci siamo resi conto che nel corso degli anni, la concentrazione degli asset sul singolo fondo è aumentata e lo spread diminuito”, spiega Corsi. "La trade si sono assorbite solo sul mercato secondario senza intaccare il primario”. Questo ci permette di dire che non ci sono particolari preoccupazioni sul mercato obbligazionario, sebbene i volumi siano aumentati. “Ci dovremo preoccupare nel momento in cui gli spread si allargassero e le trade comincino a spostarsi sul primario”, conclude l’esperto.

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