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Noia (Pictet AM): “I fattori ESG? La nuova bussola degli investitori (e non solo)”


C’è uno spazio sempre più grande per la sostenibilità nelle agende politiche ed economiche internazionali. A dimostrarlo, tra le altre cose, sono stati il recente via libera al regolamento Consob che rende operativa la direttiva europea europea 2014/95 e che consentirà di avere nei prossimi bilanci societari le non financial information a disposizione di investitori e consumatori, la consultazione (chiusasi lo scorso 28 gennaio), dell’High-Level Group on Sustainable Finance che dal 2016 lavora alla definizione di una strategia europea per la finanza sostenibile e la lettera d’intenti siglata a Bonn lo scorso novembre in occasione della Cop23 (l’appuntamento annuale della Conferenza delle Parti che fa il punto sull’applicazione della Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici) in cui si auspica la creazione di agenzie di rating di sostenibilità da assegnare alle aziende.

La sostenibilità, a fronte di tendenze strutturali come il riscaldamento globale e la crescente disparità di reddito, è un’emergenza sempre più pressante che giungerà a condizionare ogni decisione umana, di cui il risparmio rappresenta solo un aspetto. Già oggi gli investimenti cominciano ad essere valutati non più con parametri meramente finanziari, ma anche con indicatori ESG che iniziano a pesare quanto quelli economici”, ha commentato Manuel Noia, country manager Italia di Pictet Asset Management.

Secondo l’esperto le ragioni di questo cambiamento sono diverse: la prima è che “mentre i governi rincorrono gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi sul riscaldamento globale, le normative ambientali potrebbero diventare un fattore di rischio per gli utili aziendali. Inoltre, le conseguenze del continuo calo del costo delle energie rinnovabili e dello stoccaggio saranno rivoluzionarie, in particolare per le aziende che operano nei settori ad alto consumo quali utility, energia e trasporti”.

C’è poi il potere esercitato dai consumatori, sempre più consapevoli dell’impatto delle aziende sulla società e sull’ambiente. “La percezione del brand e la fedeltà dei clienti, asset intangibili che costituiscono parte del valore di mercato dell’azienda, sono sempre più legati ai fattori ESG. Trascurarli può provocare danni irreparabili sul fronte reputazionale e finanziario”, commenta Noia, riportando l’esempio di BP, i cui titoli sono crollati dopo il disastro petrolifero di Deepwater Horizon nel 2010, di Volkswagen, le cui vendite hanno registrato una pesante flessione dopo lo scandalo dei test sulle emissioni, o ancora il caso più recente di Transport for London che si è rifiutata di rinnovare la licenza di esercizio di Uber, per “mancanza di responsabilità aziendale”.

“Da una nostra analisi”, prosegue Noia, “emerge che le società che rispettano i principi ESG registrano performance migliori e più stabili nel tempo beneficiano di un costo del capitale inferiore e di rating creditizi più elevati mentre quelle che non sono in grado di gestire i rischi ambientali hanno costi di indebitamento in media superiori del 20%. Esiste inoltre una correlazione positiva tra la performance finanziaria e le credenziali di sostenibilità”, spiega il country manager.

Noia cita poi un altro studio condotto dalla Business School di Harvard dal titolo “The Impact of Corporate Sustainability on Organizational Processes and Performance”. L’indagine ha rilevato che ogni dollaro investito in società altamente sostenibili nel 1993 valeva 22,6 dollari nel 2010 contro i 15,4 dollari delle concorrenti meno attente ai criteri ESG e che a un più alto rating ESG di una società corrisponde una minore volatilità nell’andamento del corso azionario, soprattutto in periodi di turbolenza sui mercati.

“Pictet AM vanta un solido track record nel settore della sostenibilità”, sottolinea Noia. La società, infatti, fu la prima a lanciare nel lontano 1999 il primo fondo al mondo sull’acqua e oggi la sua gamma di fondi tematici comprende, oltre al Water, anche i fondi Nutrition, Timber, Clean Energy e il Global Environmental Opportunities. Quest’ultimo, lanciato a settembre 2010, persegue la crescita del capitale puntando principalmente su titoli di società attive in tutta la catena del valore ambientale, senza sottostare a vincoli geografici. “Da inizio anno il fondo ha reso il 16,7% al netto delle commissioni contro il 7,02% realizzato da Msci World. Da gennaio a fine novembre 2017 (ultimo mese rilevato), il fondo ha realizzato un rendimento al netto delle commissioni del 15,6% contro il 6,83% dell’Msci World”, commenta Noia assicurando, infine che “alla fine del 2018 tutti i prodotti e le strategie di Pictet avranno incorporati nei loro processi di investimento dei criteri di selezione ESG”.

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