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NN IP, perché ci definiamo dark green player


Il concetto di sostenibilità applicato agli investimenti va ben oltre il lancio di nuovi prodotti con un’etichetta ESG, SRI o Impact. È un ripensamento del processo di investimento e dei fattori che hanno un impatto materiale sulla performance dei titoli sui quali si va a investire”. L’affermazione di Simona Merzagora, managing director di NN Investment Partners, porta il piano della discussione su uno dei temi più dibattuti dell’industria dell’asset management a volgere l’attenzione prima di tutto all’interno delle case di gestione, per indagare quali siano le realtà davvero coinvolte in un processo complessivo sulla sostenibilità a prescindere dalla presenza o meno di una gamma prodotti definita come tale.

Un cambio di prospettiva necessario, secondo Merzagora, che permette di identificare quegli elementi in grado di distinguere i diversi livelli di attenzione al tema in modo tale da operare necessarie distinzioni in un panorama in cui la mancanza di definizioni chiare e condivise su cosa debba essere inteso come sostenibile nell’ambito degli investimenti rischia di togliere sostanza ad un tema con risvolti estremamente significativi sia in ambito finanziario che sociale.

“Il fatto che molte società stiano entrando a far parte di UN PRI (network di investitori internazionali supportato dalle Nazioni Unite per operare in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile)”, afferma su questo punto la managing director di NN IP, “è estremamente positivo poiché la partecipazione richiede una reportistica annuale sulla effettiva implementazione dei criteri ESG all’interno delle gestioni”. “Nel nostro caso”, sottolinea, “abbiamo una tradizione ventennale nelle gestioni sostenibili e attualmente possiamo contare sul rating massimo UN PRI, corrispondente ad A+, a dimostrazione della serietà con cui NN IP porta avanti l’integrazione dei criteri di sostenibilità all’interno dei propri processi di investimento”.

Ma cosa significa ESG?

L’attuale mancanza di una tassonomia condivisa e certificata da parte del regolatore è origine di potenziale confusione per l’investitore, molto spesso non in possesso delle informazioni necessarie per cogliere le esistenti differenze fra le diverse soluzioni di investimento che si propongono come portatrici di cambiamento in ambito ambientale, sociale e di governance. “In un momento in cui non c’è totale chiarezza in merito alla definizione di cosa è sostenibile e cosa non lo sia”, afferma Merzagora, “è centrale dedicare molto tempo alla formazione”. “Per noi”, prosegue, “significa primariamente far conoscere i risultati di un approccio olistico nell’analisi dei titoli che si hanno in portafoglio e come tale valutazione rappresenti un dovere fiduciario di una casa di gestione”.

Un altro aspetto fondamentale è la trasparenza nella metodologia e nella quantità di risorse destinate a questo tipo di valutazioni. Per quanto riguarda l’acronimo ESG, ad esempio, è particolarmente complicato definire quali siano i fattori che hanno un impatto materiale sulla performance dei titoli ed effettuare una distinzione per settore e per regione. “NN IP”, sottolinea il managing director per l’Italia, “porta avanti questa attività attraverso partnership con importanti centri di ricerca universitari, tra cui quello dell’università di Maastricht, ma anche attraverso la partecipazione a associazioni e iniziative, attualmente sono circa 35, che occupandosi di specifici ambiti dell’universo di sostenibilità permettono di valutare l’impatto materiale di ogni singolo criterio e sviluppare reportistica, a cui sono interessati ad esempio molti investitori istituzionali soprattutto esteri”.

Green Bonds: molte gradazioni di colore

Anche per quanto riguarda i green bonds non esiste una legge che definisca quali progetti possano essere finanziati sotto tale etichetta. I green bond principles, linee guida dell’ICMA (International Capital Market Association) utilizzate da tutti quegli attori che vogliono sia emettere che investire in green bond, vengono semplicemente utilizzate come quadro di riferimento informale. Ciò determina che una loro applicazione più o meno stringente sia spesso ignota all’investitore a cui è immediatamente visibile un’etichetta green dai contorni non definiti.

“Ad un primo livello”, spiega Merzagora relativamente alla metodologia utilizzata da NN IP per la valutazione di questa tipologia di investimento in termini di sostenibilità, “operiamo un allineamento ai green bond principles a cui aggiungiamo un’ulteriore valutazione del progetto e dell’impatto che questo ha sull’ambiente da un punto di vista materiale e concreto”. Capita dunque che, nonostante definite green bond, alcune emissioni non soddisfino i criteri interni dell’asset manager olandese, come accaduto ad esempio per quanto riguarda un’emissione di green bond adottata da un importante aeroporto. “Nonostante il progetto fosse interessante”, fa notare la managing director di NN IP, “dal momento che l’attività aeroportuale certamente non favorisce il minor utilizzo di CO2, abbiamo deciso di non investire”. “Per questo”, aggiunge, “ci definiamo dark green player, dato che oltre a valutare la solidità del progetto analizziamo la coerenza del settore e dell’emittente in senso più ampio”. “In questo modo”, conclude, “ci manteniamo a distanza di sicurezza da qualsiasi possibile operazione di greenwashing”.

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