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Nessuna fuga dal mondo delle obbligazioni


Il 2014 è iniziato in un contesto di tassi a breve termine ancorati poco sopra lo zero e attese di progressiva rimozione delle politiche monetarie ultra espansive negli USA. Sebbene si possa immaginare una qualche riallocazione dei capitali, la prospettiva di un tracollo del mercato obbligazionario appare eccessivamente pessimista.

Lasciando da parte le motivazioni più strutturali, dal punto di vista congiunturale le ragioni per una repentina fuga dal mondo delle obbligazioni sono affievolite da diversi elementi. Nell’area Euro la crescita è ancora fragile e con inflazione in calo. Negli USA la Fed, nonostante il tapering, tenta di guidare un aggiustamento non traumatico dei tassi. Infine, le numerose tensioni politiche e i timori macroeconomici nei paesi emergenti, rendono le obbligazioni dei paesi sviluppati ancora un bene rifugio. 

Oltre a diversi motivi per smussare i timori sulle obbligazioni, ci sono anche elementi per cui queste ultime risultano ancora interessanti, in particolare l’elevata diversificazione possibile offerta in termini geografici, valutari, di tipologia e di emittenti: l’ampia scelta di strumenti permette, infatti, anche di cogliere opportunità di performance. 

Le obbligazioni High Yield, globali più che europee, le obbligazioni finanziarie subordinate, gli ibridi industriali e ancora la periferia europea offrono spread di rendimento attraenti. Sul fronte valutario, poi, le curve americana e inglese offrono spread di circa un punto percentuale rispetto a obbligazioni comparabili in Euro: in queste aree e sui titoli core in Euro, più esposte ad un rialzo dei rendimenti, si suggeriscono scadenze intermedie (fino a 5 anni). Sempre al fine di contenere il rischio tasso, sono interessanti anche le strategie absolute return obbligazionarie, non correlate col mercato. Relativamente al mondo emergente, sebbene il 2013 abbia riportato i rendimenti su livelli interessanti, i rischi legati a queste obbligazioni appaiono ancora elevati, per l’instabilità politica e la debolezza valutaria diffuse che hanno spinto diverse banche centrali a consistenti rialzi dei tassi.

In conclusione, quindi, un portafoglio con una duration media tra i 3 e i 4 anni, bilanciato tra le diverse tipologie di titoli sopra indicati, risulta la strategia a nostro avviso migliore per affrontare un anno di rendimenti poco generosi come il 2014. 

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