Nessun segnale per una possibile recessione globale


Commento a cura di Alessandro Allegri, AD di Ambrosetti Asset Management SIM.

Lo scenario di incertezza atteso sui mercati è proseguito nel corso del mese di novembre e si è concretizzato con andamenti decisamente altalenanti. Ad una inziale positività, infatti, sono susseguite pressioni in vendita, di nuovo significative, che hanno riportato le quotazioni proprio a ridosso delle aree di minimo già lavorate nel crollo di ottobre, la cui validità ha permesso un rientro della negatività proprio sul finire di mese. Il quadro conclusivo ha riproposto un generale riequilibrio con risultati in parte positivi che, se da un lato migliorano solo parzialmente i numeri di performance da inizio trimestre, di certo rassicurano sulle capacità di tenuta dei mercati e supportano una visione favorevole alla stabilizzazione delle quotazioni per la conclusione dell’anno. Il rientro inoltre della volatilità su soglie decisamente più contenute depone a favore di una normalizzazione dei mercati per le prossime settimane.

Dopo le vendite a largo spettro del mese di ottobre, le recenti dinamiche hanno riproposto una interessante selettività sia a livello geografico che settoriale. Gli Stati Uniti chiudono il mese con un recupero del 1.8%, unica area a mantenere in positivo il saldo da inizio anno. Interessanti i progressi dei mercati emergenti (+4%), guidati dalle borse asiatiche ed in particolare dalla Cina. Positivo il Giappone mentre l’area Euro ritarda ancora il recupero (-0.76%) appesantita da Francia e Germania alle prese con una rivisitazione al ribasso delle proprie stime di crescita.

Sotto il profilo settoriale Utilities e telecommunications offrono i risultati migliori insieme al comparto Healthcare (+5%) leader da inizio anno (+9%). Da questo ribilanciamento sono rimasti invece esclusi i comparti Oil&Gas, Materials e Technology alle prese con una fase di ricalibrazione delle valutazioni molto positive di inizio anno. Come successo ad ottobre, questa fase incerta non muta gli equilibri valutari e le oscillazioni restano frazionali (Eur/Usd +0.04% nel mese), persino sulla sterlina (Eur/Gbp +0.14%) giunta alla misurazione delle implicanze dello snodo Brexit. Discorso a parte per le materie prime, con un oro fermo (+0.64%), è il petrolio a segnare, a sorpresa, movimenti molto negativi (-20% nel mese). Le discese delle ultime settimane sono state estremamente significative, anche pensando ad uno strumento che ha abituato gli investitori ad oscillazioni molto ampie e repentine. Le pressioni di natura politica hanno certamente facilitato la speculazione generando un accadimento fuori dall’ordinario. Solo infatti nel 2% dei mesi, dal 1986, si sono registrate situazioni temporaneamente così negative, condizioni estreme che, a livello di casistica, tendono tipicamente a riequilibrarsi nei mesi successivi.

Sono dunque molteplici i temi che gli operatori di mercato devono monitorare in questa fase con non poche contrapposizioni di giudizio. Ai rischi sul rialzo dei tassi Usa si affianca infatti la possibile escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina oltre alle incertezze politiche sempre più evidenti in Europa (Brexit e Italexit) e tutto questo non può far altro che tenere alto il livello di attenzione. L’incertezza di breve resta ma, a supporto di uno scenario più positivo, continuano in ogni caso ad arrivare dati sulla congiuntura economica allineati con le risultanti precedenti, cioè con le stesse evidenze che hanno sostenuto la crescita prima del 2018. In tal senso, Pil, utili aziendali, livelli occupazionali non esprimono segnali significativi riguardo all’arrivo di una possibile recessione globale. Correzioni come quelle verificatesi nelle scorse settimane sui mercati non dovrebbero quindi degenerare in una più ampia fase negativa. Lo scenario centrale per i mercati finanziari resta ancorato sull’ipotesi di dinamiche macroeconomiche di crescita mondiale ancora positiva accompagnate da inflazione in risalita ma su livelli di controllo e politiche monetarie in fase di graduale normalizzazione.

Manteniamo, per la fine dell’anno, l’esposizione sui mercati azionari con attese di riallineamento delle quotazioni nelle settimane entranti mentre si presenta più incerta la dinamica obbligazionari.

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