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Nel 2020 gli investitori rischieranno di più (non hanno altra scelta)


L’appetito per il rischio degli investitori professionali potrebbe aumentare nel corso del 2020. È uno dei dati emersi dall’Investor Sentimeter di NN Investment Partners, una survey condotta dall’asset manager fra 101 investitori istituzionali e wholesale fra il 3 e 20 settembre 2019. La maggior parte degli intervistati (57%) prevede, infatti, un incremento della propensione al rischio (il 14% parla addirittura di un aumento ‘significativo’) a fronte di un 19% che prevede una diminuzione. Nello specifico, più della metà degli investitori coinvolti nella survey (51%) dichiara che aumenterà la propria allocazione nell’azionario entro il prossimo anno. Altre asset class in cui prevedono di investire di più sono: fixed income e real estate con il 38%, fondi hedge (30%), commodity (27%) e private equity (27%).

Si tratta di un risultato che fa riflettere se si pensa che la stessa indagine ha rivelato view contrastanti sulle prospettive dell'economia globale. Poco più di un quarto (26%) degli investitori professionali ritiene, infatti, che lo slancio economico globale accelererà nei prossimi 12 mesi, contro il 39% che crede che rallenterà e il 35% che pensa rimarrà uguale. “È comprensibile che il sentiment degli investitori intorno alla crescita economica globale sia diviso”, commenta Ewout van Schaick, head of Multi-asset di NN IP. “Questo dipende in larga misura dall'incertezza politica e dall'efficacia degli stimoli politici”, aggiunge.

Una scelta dettata
Per van Schaick “la valutazione degli investitori non si basa tanto su una fiducia diffusa in una ripresa economica quanto sulla mancanza di una strategia alternativa”. I rendimenti dei titoli di Stato sono a livelli estremamente bassi (in territorio negativo in molti Paesi europei) e gli spread sulle obbligazioni societarie più sicure non sono di molto elevati. “Ciò significa che gli investitori sono costretti ad assumersi maggiori rischi per poter raggiungere i loro obiettivi di rendimento. Poiché la maggior parte delle obbligazioni societarie ha attualmente solo modeste allocazioni in azioni, possiamo aspettarci flussi più consistenti verso questa asset class”, spiega l’esperto della società.

Finora le Banche centrali sono state in grado di limitare l'impatto di una crescita più lenta sui mercati, ma l'efficacia della politica monetaria sta diminuendo e un ulteriore allentamento monetario potrebbe addirittura danneggiare l'economia. “Sarà necessario un migliore equilibrio politico con un maggiore allentamento fiscale, oltre ad una politica monetaria più flessibile, ma ci sarà un sostegno politico sufficiente a tal fine?”, si chiede van Schaick.

Come cambiano i portafogli
NN IP riconosce il sentiment espresso nell'indagine sull’azionario come asset class preferita. “Se i rischi politici sono tenuti sotto controllo e i policymaker scelgono di aumentare la spesa fiscale, ci sarà ampio spazio per far calare il premio al rischio azionario attualmente elevato”, spiega van Schaick. “In questo contesto, le azioni saranno anche la nostra asset class preferita e potremmo assistere a un grande spostamento dal ‘growth’ al ‘value’ e dagli USA ad altri mercati. Se ciò dovesse accadere, ci aspettiamo che l'Eurozona e i mercati giapponesi siano i maggiori beneficiari. In questo scenario preferibile, i financials supereranno anche i bond proxy”, commenta l’head of Multi-asset.

Tuttavia, i conflitti commerciali, la Brexit e altre incertezze politiche continuano ad offuscare il mercato e non vi sono ancora prove, nei dati economici, che il rallentamento economico sia finito. “Nell'ambito dei nostri portafogli multi-asset, rimaniamo quindi in attesa e manteniamo un'allocazione azionaria più neutrale”, sottolinea l’esperto. Se i dati economici forniranno chiari segnali di stabilizzazione del quadro di crescita e/o se si troveranno risoluzioni reali per le varie incertezze politiche, dalla società si dicono pronti ad aggiungere azioni europee e giapponesi e riposizioni sulla base di considerazioni legate allo stile o rotazione settoriale nel 2020.  

“Uno scenario caratterizzato da bassi rendimenti non spinge gli investitori solo verso le azioni. Molti investitori sono limitati nella quantità di rischio azionario che sono in grado o disposti ad assumersi. La ricerca di rendimento continuerà a spingere i flussi verso prodotti con una maggiore diversificazione del rischio, come il debito dei mercati emergenti e strategie alternative meno liquide come i mutui”, conclude.

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