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Nava (Consob): "Serve trovare un equilibrio tra le istanze di stakeholder"


Difendere il risparmio è un compito complesso, vuol dire difendere il mercato e le istituzioni tenendo conto delle istanze di tutti gli interlocutori coinvolti. La sfida è data dal fatto che spesso gli stakeholder non dicono tutti la stessa cosa e i regolatori sono chiamati a conciliare l’impossibile. Ma ciò che davvero pesa è la bontà delle idee”. Così Mario Nava dal palco del Salone del Risparmio. Nava, che si insedierà lunedì negli uffici dell’Autorità italiana dei mercati, si è detto pronto ad affrontare dalla prossima settimana tutte le sfide che lo attendono.

Al Salone del Risparmio parla ancora come direttore generale del Fisma, il servizio di regolamentazione bancaria della Commissione Europea, portando la sua esperienza sul ruolo della regolamentazione europea e offrire un primo 'assaggio' di quello che sarà il raggio di azione dell’Autorità che presiederà nei prossimi tre anni. “In Europa la discussione tra i soggetti coinvolti non ha etichette nazionali. È una discussione sui contenuti e sugli obiettivi che si vogliono raggiungere”, ha spiegato Nava. La sfida per il regolatore nazionale è la stessa che impegna quello comunitario: trovare un equilibrio tra le istanze di stakeholder che non hanno tutti lo stesso peso. “La regolamentazione deve parlare con gli operatori economici e con i destinatari delle misure di tutela. Ci sono degli equilibri da trovare”, ha ribadito. “Se pensiamo alla regolamentazione sulla protezione del risparmio, l’equilibrio è tra quanto si vuole fare babysitting del risparmiatore e quanto si vuole invece lasciare il consumatore libero di orientarsi su prodotti innovativi. È per questo che il meccanismo che porta alla definizione della regulation ha vari step: proposta della commissione, discussione in Consiglio europeo e, successivamente, in Parlamento”.

Questione Npl 

Nel corso del suo intervento Nava ha tracciato un quadro di politica economica imperniato sulla gestione degli ultimi sei anni di crediti non performanti (Npl, Non-performing loans) da parte del Fisma. “Nel 2013 il sistema bancario europeo si ritrovava con 910 miliardi di Npl in portafoglio, pari a due terzi del Pil dell’Italia”, ha sottolineato nel ripercorrere le tappe di un piano di azione che nel nostro Paese ha avuto l’effetto di ridurre del 25% lo stock di crediti deteriorati. “Gli Npl incidono sull’economia reale, sia sulle aziende non finanziarie sia, di rimando, sulle famiglie. Esiste una chiarissima correlazione positiva tra investimenti e Pil, dunque bisognava intervenire per ridurre gli Npl così da tutelare il benessere collettivo. La volontà politica è nettissima per continuare a risolvere il nodo Npl, aiutati dal mercato”, ha sottolineato Nava. “Ecco perché la regolamentazione europea è stata recepita molto bene, meglio di altre”.

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