Natixis, le principali fonti di rischio del 2018


Nel 2017 gli asset rischiosi hanno beneficiato di un contesto economico favorevole, caratterizzato da una ripresa economica globale sincronizzata, politiche monetarie accomodanti e solidi dati economici. Inoltre, anche la crescita degli utili ha sostenuto i mercati azionari, anche se il fattore differenziante del 2017 è senza dubbio il ciclo di crescita sincronizzato a livello globale. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la crescita dell’economia mondiale dovrebbe attestarsi intorno al 3,7% nel 2017. Secondo Christine Lagarde, direttore generale dell'FMI, le prospettive di breve termine sono positive, mentre nel medio termine una delle principali minacce riguarda una possibile brusca correzione dei corsi azionari. Questo scenario, se dovesse verificarsi, potrebbe avere effetti negativi sulla crescita e portare ad un'accelerazione dell’inflazione e dei tassi di interesse nelle economie avanzate. 

Il 2018 sarà un anno di consolidamento della crescita, anche se occorre monitorare con attenzione alcune fonti di rischio. È di questo avviso Esty Dwek Roditi, investment specialist di Natixis IM. L’esperta individua 10 fattori di rischio:

  • Consensus di mercato: sono poche le view che divergono dal consensus, Roditi si chiede: per quanto tempo ancora avremo ragione? Se il mercato è compiacente, cosa accadrà quando si sveglierà?​​ 
  • Rallentamento della crescita: la convinzione del proseguimento di una crescita globale e solida è uno dei fattori che sostiene i mercati azionari. Ma quali potrebbero essere le possibili conseguenze di eventuali spaccature nelle prospettive di crescita o se una delle regioni economiche più grandi dovesse iniziare a vacillare?​
  • Stretta delle Banche centrali: nel 2018 assisteremo alla normalizzazione sincronizzata delle politiche monetarie della Fed, BCE e BoJ, che è già stata scontata dal mercato. Ma se le Banche centrali dovessero spostarsi verso un atteggiamento più aggressivo prima di quanto atteso, i mercati potrebbero spaventarsi. Un’altra minaccia è rappresentata dalla diminuzione di liquidità in circolazione, che aumenta di fatto i rischi delle entità sovra indebitate.
  • Volatilità: nel 2018 Roditi si aspetta un rialzo graduale della volatilità dai livelli estremamente bassi dello scorso anno. “I mercati sono diventati in qualche modo compiacenti e, se improvvisamente si dovessero verificare delle forti oscillazioni, il rally potrebbe essere messo a rischio”. Tuttavia, gli eventi politici e geopolitici potrebbero portare ad un aumento della volatilità.
  • Valutazioni: “nessun mercato, né all’interno dell’azionario che all’interno dell’obbligazionario, al momento è economico”, dice l’esperta. Se la crescita dovesse rallentare, le valutazioni ampie potrebbero iniziare a pesare sul sentiment del mercato,
  • Inflazione americana e dollaro più forte. “ci aspettiamo un rialzo dell’inflazione negli Stati Uniti verso il 2%, ma se questo dovesse accadere prima del previsto o il tasso dovesse attestarsi a un valore più elevato di quanto atteso, il dollaro potrebbe apprezzarsi e, di fatto, inasprire le condizioni monetarie a livello mondiale”, afferma Roditi. Questo rappresenta un rischio per i Paesi emergenti.
  • Ritorno ai rendimenti: il 2017 è stato caratterizzato da rendimenti a lungo termine abbastanza statici e da aspettative contenute sull’inflazione. "Se i rendimenti a lungo termine dovessero aumentare all’improvviso, i mercati potrebbero spaventarsi facilmente”.
  • Ritorno dei populismi: il ritorno del populismo in Europa non è del tutto scongiurato. Nel 2018 sarà fondamentale monitorare con attenzione il risultato delle elezioni politiche in Italia e in Messico.
  • Geopolitica: anche nel 2018 bisognerà fare i conti con alcuni eventi geopolitici lasciati in sospeso lo scorso anno, come la Brexit, le tensioni geopolitiche tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, le politiche di Trump e le tensioni tra Europa occidentale e Russia.
  • Disincanto sulla rivoluzione tecnologica: se i grandi player tecnologici non fossero più visti come creatori di valore e di disruption positiva, andremmo incontro ad un’inversione di sentiment. È di questo avviso Roditi, che segnala come questo potrebbe avere effetti sul mercato a livello globale.
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