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Morningstar: come integrare il rischio ESG nelle valutazioni


In un dibattito cui hanno partecipato alcune case di gestione presenti in Italia (Amundi, Banor SIM, Robeco) è apparso evidente come per i prossimi 5-10 anni chi vorrà selezionare titoli ESG sarà innanzitutto chiamato a identificare le aziende che hanno ancora potenziale di miglioramento dal lato sostenibilità e come occorrerà sempre di più integrare i fattori ESG nelle analisi finanziarie superando il semplice screening delle posizioni.

Si tratta di un mercato che, seppur in sviluppo, ha ancora moltissima strada da fare se si considera, come è stato ricordato, che solo un terzo dei fondi pensione sta integrando criteri ESG nei propri processi di investimento. Secondo un sondaggio condotto tra gli investitori, i fondi tematici e ambientali rappresentano la strategia sostenibile che si diffonderà maggiormente nei prossimi cinque anni, seguita dalle strategie di ESG Integration e da quelle di Impact Investing

Ma come può un investitore stabilire quale rischio di sostenibilità è associato all’investimento prescelto? 

Negli ultimi dieci anni il patrimonio investito in asset sostenibili è cresciuto superando i 30.000 miliardi di dollari. Dal 31 ottobre Morningstar ha affinato la metodologia del Sustainability rating (i globi), una valutazione della sostenibilità attribuita a circa 17.000 fondi ed ETF in Europa e 38.000 al mondo. La principale innovazione è l’integrazione del rischio ESG nel giudizio. Come hanno spiegato Hortense Bioy, sustainabilty research specialist di Morningstar e Francesco Mazzeo, associate director di Sustainalytics, l’ESG risk è il rischio non gestito, ossia quello che si ottiene deducendo dall’esposizione totale ai rischi ESG la parte che l’azienda sta effettivamente gestendo. In questo modo, è possibile tenere conto dei rischi e delle opportunità che derivano dal processo di mitigazione di tali pericoli. 

Tale approccio, che utilizza la stessa scala per i vari settori, tiene in considerazione il fatto che società di differenti industrie sono esposte a rischi diversi. Ad esempio, per le compagnie petrolifere, metà dell'ESG risk deriva dalle emissioni di carbonio. I globi, dunque, permetteranno di valutare il rischio ESG di un fondo a confronto con i concorrenti.

“Gli investitori sono diventati più consapevoli rispetto a vent’anni  e devono essere messi in grado di identificare i rischi ESG e di valutare come possono influenzare le performance di lungo termine dei loro investimenti” ha detto Hortense Bioy. “Mentre in passato l’attenzione era rivolta principalmente alla disclosure, la prossima generazione di rating misurerà gli impatti dei diversi fattori di rischio sulla governance e sulla performance. Il concetto di rischio residuale o potenziale va proprio in questa direzione. Quali sono i rischi rilevanti? E che tipo di impatto possono avere sulla performance del titolo a lungo termine? Saranno queste le domande a cui dovremo cercare di dare una risposta.”

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