Morgan Stanley IM: un focus sulla Cina


Dopo il recente incontro del G20 in Argentina, i presidenti Trump e Xi Jinping hanno concordato l’inizio di un periodo di 90 giorni di negoziazione sulle dispute commerciali e il blocco momentaneo di qualunque ulteriore incremento dei dazi.

"Nonostante la notizia iniziale positiva, riteniamo che questo rappresenti più un atto di forma che di sostanza e che l’incertezza legata a tali negoziazioni rimanga elevata. Da un lato il governo cinese sembra voler dare l’impressione che le tariffe stiano impattando l’economia cinese più di quanto sia il caso. Infatti a nostro avviso la maggior parte delle debolezze economiche in Cina sono state il risultato di una politica di forte riduzione del debito, implementata dallo stesso governo. Dall’altro lato, la politica di evidente pressione sui dazi implementata dal presidente Trump risulta utile a deviare l’attenzione pubblica dalle preoccupazioni legate alla decelerazione della crescita verso la Casa Bianca. Una considerazione essenziale per i nostri gestori - inclusi quelli basati in Asia che forniscono preziosi spunti locali - è data dalle possibili implicazioni dei dazi e delle politiche locali sull’economia cinese, e il conseguente effetto domino sulle altre regioni". È quanto afferma Andrew Harmstone, senior portfolio manager del Global Multi-Asset team e head of Global Balanced Risk Control (GBaR) strategy di Morgan Stanley IM, nonché gestore dei due fondi con doppio rating BC Funds People (Blockbuster-Consistente) Morgan Stanley IF Global Balanced Risk Control Fund of FundMorgan Stanley IF Global Balanced Income.

Secondo l'esperto, l’economia cinese è stata finanziata con livelli eccessivi di debito, la cui riduzione ha rappresentato una priorità per il governo. L’ultima occasione in cui le autorità erano intervenute con un simile obiettivo era stato nel 2015, quando il governo, insieme ad altre manovre, incoraggiò gli investitori a comprare titoli per supportare il rifinanziamento di aziende pubbliche. "Le conseguenze negative si avvertirono non solo in Cina, ma anche nei mercati globali. Una spinta simile - stavolta attraverso la politica monetaria e i tagli sulla crescita del credito - ha ora ricominciato a creare debolezze significative. Piuttosto che risolvere il problema del debito, tali misure non fanno altro che traslarlo tra settori, in questo caso dalle aziende pubbliche ai consumatori. Il debito privato in rapporto al PIL è cresciuto di oltre 10 punti percentuali negli ultimi due anni. La fiducia dei consumatori è crollata, mentre gli investimenti sono rallentati". 

Tuttavia, a detta di Harmstone, una politica di crescita basata sugli investimenti rappresenta esattamente ciò da cui il governo cinese ha cercato di allontanarsi, puntando invece ad un’economia spinta dai consumi. "Rallentando gli investimenti, il governo può anche moderare la crescita del debito; difatti il taglio del debito è stato un tema ricorrente nelle recenti misure cinesi. Ciò nonostante, una riduzione eccessiva ostacola a sua volta la crescita economica, come accaduto quest’anno. Il governo ha limato i dettagli del suo programma alleggerendo i prestiti al settore privato e i tagli fiscali, ma ci vorrà del tempo perché i benefici sperati vengano avvertiti", afferma il manager.

"Sfortunatamente per la crescita in Cina, questa situazione di debolezza indotta dalle politiche locali ha coinciso con le tensioni commerciali a livello globale, che sono state particolarmente ostili per la crescita e la fiducia dei mercati, rendendo questa fase di ribilanciamento ancor più dolorosa per la Cina. La nostra idea non è tanto che il conflitto commerciale abbia direttamente impattato la Cina, quanto piuttosto che tali tensioni abbiano colpito la Cina in modo ancor più significativo poiché sono state implementate in congiunzione ad un momento di significativa riduzione del debito. Tra i catalizzatori positivi che potrebbero aiutare in maniera significativa a stimolare nuovamente l’economia globale, possiamo menzionare in ordine di probabilità:

1) Politiche più accomodanti da parte della Fed e/o approvazione di un ingente stimolo infrastrutturale negli Stati Uniti. Questa risulta una delle poche iniziative dove i Repubblicani e i Democratici potrebbero trovare un accordo. Ciò potrebbe permettere all’economia globale di creare un contesto di maggior sostegno per le azioni di ribilanciamento economico in Cina.

2) Un programma di stimolo mirato da parte della Cina, per controbilanciare le debolezze portate dalla politica di riduzione del debito, ma non tali da incrementare sostanzialmente il tetto di indebitamento. Crediamo che la probabilità di tale opzione sia legata parzialmente alla situazione sui dazi. 

3) Sviluppi genuinamente positivi nelle negoziazioni tra USA e Cina. 

Date le implicazioni degli eventi in Cina sulla crescita globale, e l’importanza di avere una comprensione tempestiva degli indicatori principali in Asia, abbiamo recentemente ampliato il team Global Balanced Risk Control (GBaR). Sebbene il nucleo principale del team sia in Europa, adesso abbiamo una presenza a Singapore, con membri del team di gestione che parlano mandarino. Tale presenza locale non solo potenzia la nostra ricerca nella regione Asia-Pacifico, inclusa la Cina, ma rafforza anche le nostre capacità di negoziazione sugli investimenti asiatici, facendo leva sul team di specialisti di trading, già presente nei nostri uffici di Singapore. Riteniamo che la nostra comprensione degli eventi futuri in questa regione sarà ulteriormente rafforzata, instaurando relazioni più profonde con la comunità di investitori nell’area Asia-Pacifico", conclude il portfolio manager. 

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