Montalbetti (Consultinvest): “La nostra bussola per selezionare le strategie migliori”


Tratto dalla rivista numero 29 Funds People - sezione Fund Selector.

La selezione dei fondi in Consultinvest segue un approccio pragmatico e si basa su più livelli di dettaglio: definizione dei peer group, analisi quantitativa, analisi qualitativa e la costruzione di portafoglio. “Analizzare i fondi d’investimento non è compito semplice”, spiega Gabriele Montalbetti, fund selector di Consultinvest. “Oggi sul mercato ci sono più fondi che azioni quotate sulle Borse. Quindi, se già è difficile gestire un fondo globale, il lavoro del fund selector è diventato doppiamente complicato visto che l’universo utilizzabile è molto ampio”.

Il processo inizia con la definizione dei peer group: “Ci facciamo aiutare dalle diverse categorie disponibili sui vari data provider e, se necessario, facciamo un’ulteriore classificazione interna”, spiega Montalbetti. I peer group più numerosi  sono poi suddivisi in fasce di volatilità, che suddividono i fondi in semi-passivi, attivi e unconstrained. “All’interno di una determinata asset class confrontiamo sia i fondi attivi sia i passivi per capire qual è la soluzione migliore in termini di performance aggiustate per il rischio”. 

Per quanto riguarda i fondi alternativi UCITS, trovare un denominatore comune diventa più difficile: “Ci sono alcune categorie come i long/short, i global macro o i liquid alternative che sono più facili da comparare, ma nel caso di strategie specifiche valutiamo le abilità del singolo team di gestione e diamo maggior peso all’analisi qualitativa”.

Un indicatore proprietario

Consultinvest fa uso di un indicatore proprietario per l’analisi dei fondi. I dati vengono aggiornati mensilmente e analizzati in un orizzonte temporale di 3 anni rolling. Si valutano le performance aggiustate per il rischio, la stabilità delle performance nel tempo e la capacità di resilienza dei fondi in caso di storno di mercato. “L’obiettivo di questo studio è di stilare una classifica tra fondi il più possibile omogenei tra di loro. L’analisi qualitativa ha invece lo scopo di capire se la performance è replicabile nel tempo e se i risultati sono da attribuire alla capacità del gestore o ad altri fattori”, commenta il fund selector.

Asset allocation

Un’ultima fase è la costruzione di portafoglio: “Ciò che cerchiamo di fare è inserire strategie decorrelate e complementari fra loro. Facciamo uso anche di strumenti passivi, in particolare ETF, per prendere posizioni tattiche in determinate fasi di mercato o per le allocazioni strategiche di lungo periodo”, dice Montalbetti. 

“Al contrario, abbiamo perso un po’ di fiducia nelle strategie alternative nel tempo. Per esempio, all’inizio dello scorso anno, con l’aumento atteso dei tassi da parte della Fed, ci siamo affidati a gestori con approccio absolute return o flessibile  per coprire asset class che ne avrebbero maggiormente risentito (come i governativi, gli emergenti e gli high yield). Siamo rimasti delusi nel 2018 da molte di queste strategie che spesso non hanno dimostrato una significativa decorrelazione dal mercato. Inoltre, le expertise dedicate dei team di gestione hanno faticato a cogliere le opportunità o a contenere le perdite”, conclude.

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