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I portafogli strategici di Moneyfarm per il nuovo anno


Sei allocazioni, frutto di una serie di previsioni che considerano alcuni fattori chiavi come la correlazione tra le varie asset class, la volatilità attesa e le misure di rischio. È la nuova asset allocation strategica di Moneyfarm in vista del 2018. Anche quest’anno, infatti, il team di analisti ha prodotto delle valutazioni di lungo periodo (a 10 anni) su diverse asset class, con lo scopo di presentare i portafogli strategici per il nuovo anno.

Il team della società di gestione digitale del risparmio si basa su due fattori chiave: “l’economia globale continuerà a crescere a un tasso positivo non inflazionistico; qualsiasi politica restrittiva delle banche centrali che vedremo nei prossimi anni non causerà una dislocazione nella volatilità, nelle valutazioni (e nei prezzi) o negli utili”. Sulla base di queste convenzioni per identificare il portafoglio ottimale, Moneyfarm costruisce e utilizza una ‘frontiera efficiente’, un concetto legato alla moderna teoria di portafoglio e fa riferimento a tutte quelle combinazioni di asset che presentano il miglior rendimento atteso dato un determinato livello di rischio. Un approccio che, come spiega la stessa società, “è molto sensibile anche a piccole variazioni”.

Costruito questo sistema il team seleziona sei allocazioni strategiche da cui derivano le 12 linee di gestione, ovvero i 12 portafogli che rispettano il profilo d’investimento e la propensione al rischio degli investitori. “In particolare abbiamo selezionato i portafogli basandoci su livelli di volatilità attesa che vanno dal 2% al 12% annualizzato. Questo vuol dire che le nostre allocazioni sono pensate per generare rendimenti entro confini di rischio controllati”, spiegano gli esperti. Le sei asset allocation (come si vede nel grafico qui sotto) offrono portafogli più aggressivi (ovvero quelli con volatilità attesa più alta) più esposti all’azionario. I bond societari, sia investment grade che high yield, hanno un peso minore rispetto agli anni passati, riflettendo quindi valutazioni molto tirate sia lato tasso d’interesse che spread. “Siamo convinti che la diversificazione globale sia la chiave per generare profitti nel lungo periodo entro orizzonti di rischio controllati”, spiegano.

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Più indicizzati all'inflazione e mercati emergenti

Data una metodologia, la visione macro sul mercato resta fondamentale. Per questo gli esperti si soffermano nel dettaglio sui comportamenti dell’azionario e dell’obbligazionario nei prossimi anni. In primo luogo, secondo Moneyfarm, è chiaro che i rendimenti attesi saranno relativamente bassi rispetto ai loro valori storici, in particolare per quanto riguarda il comparto obbligazionario. “Le modalità e i tempi della stretta monetaria cambieranno l’equilibrio tra domanda e offerta per quanto riguarda le obbligazioni governative dei Paesi sviluppati. La dinamica dei prezzi in crescita favorirà nei prossimi 10 anni gli strumenti indicizzati all’inflazione”, dicono gli esperti. “Il rendimento atteso per le obbligazioni inflation linked è più alto di quello dei corrispettivi bond nominali. Questo si spiega essenzialmente con la minor sensibilità di questi ultimi ai movimenti del tasso nominale e con le aspettative di inflazione attualmente molto smorzate”. Per quanto riguarda le obbligazioni societarie i fondamentali, secondo la società, rimangono solidi. Tuttavia le valutazioni restano piuttosto elevate. I “bond governativi dei Paesi emergenti invece hanno rendimenti vicini ai minimi storici, a fronte di fondamentali macroeconomici in miglioramento. Nel lungo termine, il debito emergente rimane comunque in una posizione migliore rispetto al resto del mondo obbligazionario”.

Sul fronte azionario invece, secondo la società di gestione, a farla da padrone saranno i Paesi emergenti. “I mercati emergenti sovraperformeranno i mercati sviluppati, seppur con una maggiore volatilità e rischiosità. Le aspettative di redditività per questi ultimi non sono tuttavia diminuite”. Altro tema dominante è senz’altro la volatilità finora molto bassa. “Il barometro del rischio si è mosso attorno ai livelli più bassi di sempre. Riteniamo che la volatilità eccezionalmente bassa raggiunta quest’anno sia parte di un ciclo, come se ne sono già visti in precedenza (seppur mai con questa intensità). Per i prossimi anni è logico aspettarsi una variabilità dei rendimenti più alta rispetto al passato recente, che si rifletterà in un peggioramento complessivo del profilo rischio/rendimento per l’asset class azionaria”.

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