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Mirante Fund Management, la boutique di convertibili che punta sull'Italia


Giuseppe Mirante, fondatore e direttore degli investimenti di Mirante Fund Management, “non ama essere alla moda". Da gestore, con oltre 20 anni d’esperienza nel settore dei convertibili, ha sperimentato in prima persona il rischio di essere il prodotto più amato del momento. Negli anni precedenti alla crisi, i fondi convertibili venivano pubblicizzati come il meglio rispetto al mercato azionario e a quello obbligazionario. "Ma il 2008 ha dimostrato che potevano diventare la cosa peggiore per entrambi", dice. "Non puoi vendere sogni agli investitori. Per noi è fondamentale gestire con qualità e liquidità perché alla fine c’è il mio nome in gioco". Questa filosofia difensiva è ciò che permea la proposta della casa d’investimento svizzera, che è recentemente approdata sul mercato italiano. La società sta, infatti, espandendo la sua presenza nell’Europa continentale e nel Regno Unito e l'Italia, a quanto affermano, è considerato un mercato chiave, tanto che al momento sono al vaglio tutte le opzioni possibili, inclusa l'apertura di un vero e proprio ufficio in Italia.

D’altronde il fiore all'occhiello della fund house, il fondo MFM Global Convertible Bonds con un track record lungo ben 16 anni, è già a disposizione degli investitori italiani da qualche anno. "Nel 2008, gli spread si ampliarono di 400 punti base mentre gli hedge fund annullavano le posizioni. Pensavo che la mia fine fosse arrivata e che avremmo dovuto chiudere tutto", ricorda Giuseppe Mirante.

Lungi da ciò, il gestore ha mantenuto la sua idea d’investimento su titoli di qualità e difensivi. Alla fine di quell'anno era riuscito a mitigare gran parte delle perdite e aveva chiuso con un -13%, un dato positivo se confrontato al calo medio dal -35% al -50% di questo tipo di fondi. Quell’anno l’asset manager vinse un premio Lipper proprio per la sua gestione oculata. "Siamo rimasti sorpresi, perché non si vincono mai premi con una gestione difensiva", scherza. Mirante è consapevole del fatto che il suo fondo non è il più trendy in questi anni di bonanza, ma preferisce essere l'alternativa nei momenti più complicati.

Lo scorso anno ha avuto di nuovo un’opportunità. Ha chiuso il 2018 con un calo del 5,9%, in linea con il suo benchmark, ma con una volatilità del 2,75%. Nella storia del fondo (in formato UCITS) ha ottenuto un rendimento netto annualizzato del 3,1%. Ma ciò che il manager sottolinea è che la volatilità è stata contenuta al 4,2% con un drawdown massimo del 21% dal lancio della strategia. Eliminando il periodo 2008, la volatilità è ridotta al 3,6% e il drawdown massimo del 10%, il che si traduce in uno Sharpe ratio di 0,93 al netto delle commissioni. "L'MFM Global Convertible Bond non è un'alternativa all’azionario ma all’obbligazionario", osserva.

Un po’ di storia

L'idillio tra Mirante e i bond convertibili risale ai primi anni Novanta, quando lavorava come trader di obbligazioni convertibili per Morgan Stanley e Lehman Brothers. "Sono stato uno dei primi ad arbitrare con questo tipo di emissioni", ricorda. In quegli anni, i fondi in convertibili erano proposti come alternativa ai fondi azionari. Passare alla parte commerciale del settore, già in Svizzera, gli fece aprire gli occhi e pensare a questo tipo di strategie con un approccio più difensivo e come alternativa al fixed income. Nel 2003, Giuseppe Mirante lancia la società MFM Mirante Fund Management, che ha già 1 miliardo di euro di asset in gestione e un team di dieci professionisti, tra manager, specialisti di prodotto, ecc. Quello stesso anno nasce anche la sua strategia convertibile globale. In tutti questi 16 anni il fondo ha mantenuto un rating investment grade.

Nel 2008 la boutique integra la gamma con il lancio di MFM Convertible Bonds Opportunities, una strategia più dinamica, in grado di investire nell'intera curva dei bond convertibili, oltre il livello investment grade. Alla fine del 2014, invece, nasceva l'MFM Global Thematic Long/Short Equity, un prodotto tematico gestito da Alexis Dawance, che ha lavorato con Mirante durante il periodo in Lehman Brothers. "Vogliamo proporre fondi con un vantaggio competitivo", spiega il manager, che ha già in mente nuove strategie: un fondo in green bond e un prodotto long/short sul credito europeo.

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