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MiFID II, una grande opportunità per Morningstar


In una recente intervista, Kunal Kapoor, CEO di Morningstar, ha condiviso con Funds People alcune considerazione sulle prossime evoluzioni del gruppo, sull’impatto della nuova direttiva MiFID II, del boom fintech e della crescita esponenziale degli investimenti socialmente responsabili, guardando con occhio critico alle differenze tra il mercato nordamericano e quello europeo.

A partire dall'ascesa degli ETF e dall'analisi che Morningstar offre su questi strumenti di investimento, Kapoor ritiene che "ci stiamo muovendo verso uno scenario in cui lo strumento in sé è meno rilevante rispetto alla strategia sottostante. Storicamente, si è sempre parlato di fondi, conti separati (segregate accounts) ETF, come se fossero qualcosa di molto diverso tra di loro. La realtà, oggi, è che, a causa delle diverse forze che operano nel mercato e che influenzano la riduzione dei costi di gestione, così come la pressione dei regolatori su questo stesso punto, gli asset manager si stanno ponendo più come produttori di strategie che di singoli strumenti di investimento, e come queste siano strutturate nei diversi veicoli risulterà, forse, meno rilevante. Quest’ultimo è il mezzo con il quale gli investitori esprimono la loro preferenza nell’investire in una determinata strategia. Di fatto, comunque, gli ETF sono cresciuti per importanza e volume, ma in questa nuova era l'attenzione sarà maggiormente focalizzata sulla gestione della strategia, piuttosto che sullo strumento".

Per quanto riguarda questa evoluzione, Kapoor si pone la domanda su quali possano essere le principali differenze tra i clienti europei e americani nella valutazione dei prodotti e dei servizi proprietari Morningstar. Il CEO crede "che senza dubbio ci siano alcune differenze, probabilmente date dal fatto che, ad oggi, negli Stati Uniti, il processo di costruzione del portafoglio e i suoi risultati sono gli elementi più critici per giustificare un lavoro di consulenza. È essenziale capire come un portafoglio sia progettato per ottenere determinati risultati. Credo che in Europa questa transizione sia ancora in una fase iniziale, prestando invece maggiore attenzione alla strategia. Questa differenza è una conseguenza diretta anche della natura stessa dei due mercati: quello statunitense è fondamentalmente basato sulla gestione di asset pensionistici, con prodotti come i piani 401 (k) con specifici obiettivi per quando si andrà in pensione che rappresentano quasi la metà del patrimonio dei lavoratori americani, mentre in quello europeo, la dipendenza dalle pensioni statali è ancora molto forte e radicata. Inoltre, in alcuni Paesi europei, esiste un chiaro dominio di grandi gruppi bancari, ciò ha anche un impatto sul modo in cui i diversi mercati si muovono e si evolvono".

MiFID II

Concentrandosi sull'Europa, secondo Kunal, "l'influenza di MiFID II ci permetterà di essere consapevoli del valore aggiunto della ricerca. Molti clienti saranno infatti in grado di capire se hanno pagato per un servizio a loro utile. Per noi è una grande opportunità, perché la nostra mission è da sempre quella di fornire ricerca indipendente e trasparente. Dal nostro punto di vista, i provider come noi di informazioni e di analisi indipendenti acquisiranno maggiore influenza. Crediamo che una maggiore trasparenza del mercato sia un ulteriore vantaggio anche per noi, così come per gli investitori finali, quindi i nostri interessi risultano perfettamente allineati".

Sulla questione se l'investitore europeo sarà disposto a pagare per la ricerca, Kapoor è chiaro: "Certamente lo è e credo non ci siano dubbi a riguardo. La questione è più come questo costo sia percepito, come venga contabilizzato e calcolato", dice. Dal suo punto di vista, ciò che sta accadendo in Europa farà da apri-pista per il resto del mondo, che sta prestando maggiore attenzione ai cambiamenti in Europa. "L'impatto di MiFID II sul tema e sull’importanza della ricerca è un fenomeno globale. Col passare del tempo, il valore aggiunto della ricerca sarà evidente e sarà un passo ulteriore verso gli investitori perché in questo modo potranno valutare consapevolmente, capire e di conseguenza gestire il costo della ricerca stessa", aggiunge.

Kapoor non ritiene che questa rivoluzione avviata in Europa cambierà il metodo di analisi degli analisti di Morningstar, ma anzi "valorizzerà la nostra metodologia e il nostro approccio di fronte a un più ampio numero di investitori. Sicuramente il nostro business si è evoluto, ma se c'è un punto sul quale siamo coerenti nel tempo è il nostro impegno ad offrire ricerca indipendente in un’ottica di lungo termine".

Fintech

Riflettendo sulle principali capabilities di Morningstar in Europa, Kapoor segnala che “oggi non è semplice spiegare cosa effettivamente sia un'azienda fintech, ma personalmente ritengo che Morningstar sia stata una delle prime società con queste caratteristiche. Nella nostra attività, infatti, abbiamo sempre sottolineato lo stretto legame tra ricerca, tecnologia e design. E quando penso alla nostra presenza in Europa, vedo che anzitutto siamo un data provider, in secondo luogo siamo un provider di ricerca e infine di tool e software al fine di veicolare i nostri dati e la nostra ricerca, che è il meccanismo con cui offriamo questi dati e analisi. Inoltre, con l’acquisizione di Pitchbook, offriamo anche informazioni sui fondi venture capital. Siamo molto forti anche nei Managed Portfolios (anche se meno rilevanti per il mercato italiano e spagnolo) ossia l’attività di gestione dei portafogli, in cui li progettiamo e gestiamo per i consulenti finanziari.

Sul tema se questo link tra tecnologia, ricerca e design possa portare Morningstar a diventare, in futuro, un intermediario fondi, Kunal è molto chiaro nel dire che la società non sarà una piattaforma di compra-vendita di strumenti di investimento. "In alcuni mercati, come negli Stati Uniti e in Australia, possiamo concentrarci maggiormente sugli investitori individuali. Ma ogni Paese ha chiaramente le sue proprie caratteristiche. In Italia, per esempio, ci concentriamo sui consulenti finanziari, mentre in Spagna prevalgono gli investitori istituzionali", spiega.

Infine, Kapoor ci tiene a mettere in luce il boom dei criteri ESG. L'analisi e la valutazone di sostenibilità (Morningstar ha lanciato nel 2016 il nuovo Sustainability Rating partendo dai dati di Sustainalytics) è sempre più rilevante per chi investe. Anche su questo tema esistono differenze tra i mercati: in Europa si registra un maggiore interesse e impiego di queste informazioni e analisi ESG rispetto agli USA, e ciò dipende del peso che l’universo SRI ha in alcuni Paesi come per esempio in Francia e nel Nord Europa. Ma siamo convinti che l’influenza dei Millenials e delle donne, due fasce di investitori che si è registrato avere una maggiore sensibilità SRI, permetterà di guadagnare terreno anche ai mercati anglo-americani”. 

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