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MiFID II: qualità, consolidamento settoriale e riduzione di architettura aperta


Sono passati più di cento giorni dall’entrata in vigore di MiFID II, e in molti si chiedono quale sia l’effettivo supporto che la normativa europea stia dando al settore del risparmio gestito. Funds People l’ha chiesto nell’ultima parte della tavola rotonda con i country head di cinque asset manager internazionali operanti in Italia.

Dalla round table è emersa un’uniformità di pensiero sul fatto che MiFID II spinga gestori e intermediari a valorizzare la qualità. Come conferma Luigi Brunetti, cuntry head di La Française AM,in questa prima fase l’impatto più forte dal punto di vista operativo è stato a carico dei distributori.“In questi mesi si è notata una riduzione in termini di architettura aperta proprio per questioni operative e di costi. L’aspettativa è che già ora, e ancor più in una seconda fase, possa emergere da parte dei distributori una crescente attenzione verso la qualità a vantaggio degli asset manager in grado di fornire valore aggiunto”, spiega il manager.

Secondo Brunetti, da una parte assistiamo quindi ad una riduzione degli spazi in termini di collocamento diretto per via delle incombenze a carico dei soggetti coinvolti dal punto di vista operativo determinando con tutta probabilità una riduzione degli strumenti a disposizione dei consulenti finanziari in modo diretto e autonomo. “Dall’altra parte aumenteranno probabilmente le proposte ad architettura guidata che tenderanno a privilegiare la qualità degli strumenti sottostanti. Anche i mercati avranno un’influenza indiretta in questo senso sull’evoluzione verso strumenti di qualità. Quanto più i prossimi mesi saranno volatili e in grado di far emergere le differenze tra gestori tanto più rapido sarà il percorso di ricerca di nuovi strumenti e nuove controparti al fine di affrontare al meglio le sfide dei mercati”, aggiunge. 

Architettura guidata che anche per Marcello Matranga, responsabile per l’Italia di Robeco, sembra la direzione verso cui si stanno muovendo le reti di consulenza finanziaria, ma non solo: “Come ogni importante novità nello scenario normativo dell’industria del risparmio gestito, il tema della product governance ha indotto gli operatori del settore – e tra questi i ‘produttori’ – ad adottare misure ed investimenti in IT, compliance e legale al fine di poter al meglio supportare la trasparenza e accuratezza dei dati relativi alla propria offerta di prodotti. Gli effetti percepiti in Olanda sono stati riconducibili ad un’ulteriore polarizzazione dell’offerta. Il mercato bancario olandese è molto concentrato, quindi l’effetto indiretto è stato dirompente creando una polarizzazione tra chi deteneva questi prodotti di advisory che non riteneva più idonei a questo tipo di clientela spostandosi poi su gestioni fai da te. Vi è quindi una presenza sempre più rilevante di grandi piattaforme di prodotti a classi pulite che portano un importante abbattimento dei costi, sottoponendo il cliente a vari rischi”, spiega il manager.

“In Italia, questo aspetto è invece ampiamente mitigato. L’introduzione di forme di consulenza digitali ‘democratiche’ sono affiorate. L’effetto sulla trasparenza ce l’aspettiamo, e crediamo che questo favorirà una maggiore qualità. D’altra parte, sembra che le reti di consulenza finanziaria si stiano muovendo verso un’architettura guidata, assolutamente legittima, ma forse un po’ in controtendenza rispetto a quanto ci si aspettava, dove l’idea era quella di dirigersi verso un ampliamento delle opportunità di architettura aperta”, sostiene.

“L’attenzione alla trasparenza verso gli investitori finali, la chiarezza nelle comunicazioni, l’immediatezza nel confronto tra i costi fa sì che i prodotti e le strategie vincenti emergano più facilmente nel mare magnum del risparmio gestito”. È quanto ammette Marco Palacino, country head Italy di BNY Mellon IM, convinto di quanto la normativa aiuti inoltre a raggiungere un pubblico più ampio con strategie più evolute, “che prima sarebbero state appannaggio esclusivo di investitori istituzionali”.

“Per noi, MiFID II rappresenta quindi un ulteriore fattore di miglioramento per le società di gestione. Abbiamo aggiunto dei segmenti di clientela a quelli che avevamo storicamente. È una normativa che, a mio parere, sta spingendo sempre di più verso le architetture protette”, afferma Palacino.

Grazie alla nostra prospettiva cross-border a livello internazionale, da Capital Group hanno quindi analizzato l’impatto della nuova normativa tra i vari Paesi, oltre al Regno Unito, partito molto in anticipo rispetto alle altre nazioni su questo fronte. A detta di Paola Pallotta, managing director dell’asset manager statunitense, c’è tuttavia una sorta di movimento sincrono da parte degli Stati Uniti e dell’Europa, teso all’introduzione di una maggiore trasparenza e all’intento di superare la logica dei conflitti di interesse con diverse misure, portando con sè una serie di innovazioni. 

“Quello che vediamo, in Europa e negli USA, è un consolidamento a tutti i livelli, che riguarda sia il consulente finanziario, che al di sotto di una data soglia di masse in gestione farà fatica a sopravvivere, sia le reti in generale. A mio parere, i grandi player rimarranno tali, mentre quelli medi potrebbero procedere in direzione di reciproche fusioni, come abbiamo già visto in qualche caso in Italia – con un fenomeno simile a quello che si sta verificando a livello di asset manager. Pensiamo che la riduzione dei margini verrà combattuta attraverso le economie di scala”, sostiene la manager. 

Tale processo di consolidamento, secondo Pallotta, porterà quindi ad una riduzione del numero dei partner da parte dei distributori in Italia, dove soprattutto i grandi player avranno bisogno di controparti rappresentate da società capaci di gestire l’incremento dei volumi. “In questo senso, Capital Group, può essere considerata un buon partner dato che vanta un track record di 86 anni e volumi complessivi importanti”, aggiunge.

Una concentrazione delle masse su asset manager che possano vantare un brand forte, una gamma prodotti ben consolidata e/o competenze di nicchia, è quanto si aspettano da NN Investment Partners. "Una concentrazione delle masse è anche sinonimo di revisione dei margini, lavorando in un contesto fortemente competitivo. Inoltre, l'assorbimento dei costi di ricerca, una volta coperti nella maggior parte dai brokers comprimerà ulteriormente i margini degli asset manager che potranno spalmarli facendo leva su grandi economie di scala o ad un ricorso maggiore su grandi team di analisti interni. In entrambi i casi ci aspettiamo nel medio termine un consolidamento del settore e l'uscita di player meno solidi e/o marginali", afferma Simona Merzagora, managing director della casa di gestione.

Secondo l’esperta, il principio di adeguatezza e di coerenza con il profilo di rischio del cliente porterà gli asset manager ad allontanarsi dallo sviluppo di prodotti complessi, e a fornire maggiore chiarezza sui prodotti presentati. “Lato distributori, invece, maggiore trasparenza vorrà dire una revisione dei margini soprattutto in mancanza di una solida giustificazione sulla qualità del servizio e, in ultima analisi, un rafforzamento del modello di consulenza che dovrà valorizzare necessariamente il ruolo del consulente. Inoltre, maggiore complessità nella comunicazione porterà da un lato a ridurre il numero dei player distribuiti per poter far fronte ad un carico molto oneroso di informazioni e dall’altro ad uno sviluppo sempre più forte di portaglio modello e/o soluzioni impacchettate (GPF/FOF) per poter avere un maggior controllo (product governance) sull’adeguatezza dei prodotti proposti e nei portafogli dei clienti”, conclude Merzagora.

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