Michahelles (Nextam partners): “Diffidate da chi è ossessionato dalla stabilità”


Tratto dalla rivista numero 29 Funds People - sezione Gestore Italiano.

Titoli di Stato italiani per la componente governativa, Europa per il credito, futures per le azioni, nessuna esposizione al Giappone, lontano da valutazioni macroeconomiche e aziende cicliche. Alessandro Michahelles, gestore del fondo Nextam Partners Obbligazionario Misto, definisce lo strumento con rating Consistente Funds People che guida “un fondo prudenziale, ma che all’interno dei paletti stabiliti prende forti decisioni di allocazione”. 

Tradizione plain vanilla

Il fondo Nextam Partners SGR è da prospetto un classico obbligazionario misto che investe dallo 0 al 20% in azioni ed il restante in obbligazioni. Della parte fixed income, almeno il 70% deve essere esposto a governativi e può dunque arrivare a un massimo pari al 30% in obbligazionario corporate. Per la parte credito, infine, il massimo investibile in high yield è pari al 10% del NAV. A tale canonicità fa da contraltare una gestione dinamica che nel rispetto dei limiti sopracitati è definibile ad alta convinzione. Posizioni che nascono, spiega Michahelles, sempre da un’analisi bottom-up dell’universo investibile. 

L’affidabilità dell’Italia

“Da circa sette anni il fondo è esposto pressoché interamente a titoli di Stato italiani per quanto riguarda la parte governativa”, sottolinea il gestore del Nextam Partners Obbligazionario Misto. “È dimostrato - prosegue - che i titoli del nostro Paese sono più remunerativi rispetto agli altri governativi. Di contro sono più volatili, ma nel medio-lungo periodo tali scostamenti si riassorbono. Non posso investire”, chiosa Michahelles, “in un titolo che ha un rendimento negativo del -0,5% perché il Paese è stabile. Chi insiste troppo sul concetto di stabilità rinuncia alla finalità ultima dell’investimento”. 

Sempre per quanto riguarda la parte obbligazionaria dello strumento, l’analisi storica dimostra come negli ultimi anni sia stata sfruttata al massimo la possibilità di investire in corporate, cioè nelle vicinanze del 30% del totale dell’esposizione fixed income. Anche relativamente all’high yield è costante la prossimità nel medio periodo al massimo consentito dallo strumento. Così come la parte governativa, il credito è dominato dal nostro Paese ma vede inoltre la presenza di Francia, Germania, Olanda e alcune emissioni in euro di società statunitensi. Per la parte obbligazionaria, non c’è infatti assunzione di rischio di cambio. “Al di là di tutti i saliscendi e le dichiarazioni dei nostri politici”, afferma Michahelles relativamente al rischio Paese legato all’Italia, “ci siamo sempre dimostrati rigorosi nei momenti di massimo stress e la mia convinzione è che non esista un problema di solvibilità nel medio periodo”. 

Futures per l’azionario

“Fintanto che i tassi rimarranno così bassi verrà sfruttata al massimo la possibilità di avere un’esposizione azionaria”. La necessità di ricercare rendimento mantiene, dunque, stabile da molti anni la quota equity in prossimità del limite del 20%, così come si conferma costante nel tempo la decisione di detenere tale parte del portafoglio interamente in futures. 

Un’ulteriore scelta gestionale forte è la totale assenza del Giappone. “Il mercato irrinunciabile, laddove risiede l’innovazione e di cui non è possibile fare a meno, è quello statunitense”, afferma Michahelles. L’esposizione attuale è per il 50% in S&P500, per il 40% in EURO STOXX 600 e per il 10% su Hong Kong e anche “qualora in futuro - afferma il gestore del fondo Nextam Partners Obbligazionario Misto - risultasse conveniente una conversione in azioni fisiche, non verrebbe modificata l’allocazione geografica”.

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