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Mi chiamo bond…green bond


Giunge ormai al termine la sesta edizione della Settimana SRI. L’evento, tenutosi dall’8 al 17 novembre tra Milano e Roma, è stato promosso e coordinato dal Forum per la Finanza sostenibile e rappresenta il più importante appuntamento in Italia in materia di SRI. Tra i temi che sono stati affrontati per sensibilizzare il pubblico sull’argomento vi è stato anche quello dei bond sostenibili. Sono diversi gli strumenti obbligazionari ESG nati negli ultimi anni e che integrano finalità etiche, sociali e ambientali. La motivazione principale è legata al fatto che permettono al risparmiatore di ottenere un duplice obiettivo: unire l’utile al dilettevole. Questi investimenti hanno dimostrato di poter offrire delle ottime remunerazioni al risparmiatore e promuovere le best practice. Parliamo di strumenti come i green bond, i social bond e i social impact bond e i charity bond.

I green bond e i social bond rientrano nella categoria di thematic bond. Il loro funzionamento è identico a una normale obbligazione, ma le finalità d’investimento ricadono su progetti ambientali e sociali. Gli obiettivi dei green bond sono legati alla gestione dei cambiamenti climatici, alla prevenzione dell’inquinamento atmosferico e allo sviluppo dell’efficienza energetica. I social bond, invece, perseguono progetti di sviluppo sociale. Nicola Trivelli, amministratore delegato di Sella Gestioni SGR, durante la conferenza ‘Finanza sostenibile e social bond’, ha spiegato che questi ultimi sono ormai arrivati anche in Italia, coinvolgendo progetti di sviluppo per aree del sud Italia e le regioni terremotate.

Ma la maggior parte degli investitori rimane scettica riguardo a questi strumenti. Per Rhys Petheram, gestore del fondo Jupiter Global Ecology Diversified, “un’eccessiva attenzione a incrementare le dimensioni del mercato dei green bond potrebbe comprometterne il carattere etico, portando in ultimo a limitare la capacità di colmare il gap di finanziamenti rivolti agli investimenti sostenibili”. L’esperto ha poi proseguito affermando che “il mercato, a nostro avviso, è in ritardo su diversi fronti. Le società emittenti sono troppo poche e non abbastanza diffuse: fatta eccezione per alcune grandi emissioni, le aziende non sono entrate in questo mercato nella stessa misura delle grandi banche di sviluppo sovranazionali.”

Per l’esperto, la radice del problema risiede nell'offerta. “In nove casi su dieci, parlando negli ultimi anni con imprese che hanno emesso obbligazioni green, abbiamo osservato che i progetti finanziati attraverso questi strumenti lo sarebbero stati a prescindere dal fatto di essere green”. Petheram precisa, quindi, che “questo frena anche i potenziali emittenti corporate, consci di possibili accuse di ‘green washing’”. Un altro problema nasce dalla difficoltà di quantificare l’impatto di un green bond. Yo Takatsuki, direttore associato del team governance and sustainable investment di BMO Asset Management, sostiene che “ci sono diversi approcci per misurare il risultato dei progetti finanziati che possono essere semplici, come misurare la quantità di energia prodotta da un impianto eolico. Ad essere complicato è stimare l’impatto dei green bond”.

Un altro stumento finanziario di matrice anglossone che sta pian piano prendendo piede è il social impact bond. È uno strumento finanziario emesso dal settore pubblico che ricerca finanziamenti in quello privato. La remunerazione del capitale investito tramite questi strumenti è legata al raggiungimento di un determinato risultato sociale che permetterà un risparmio per la pubblica amministrazione e quel margine sarà utilizzato per remunerare gli investitori. Infatti, questa tipologia di strumenti non offre una remunerazione certa del capitale.

La differenza sostanziale con i thematic bond, spiega Rodolfo Fracassi, partner director di MainStreet Partners, “sta nel fatto che i social impact bond hanno il ‘pay for success’: significa che il rendimento per l’investitore non è legato solo al ritorno finanziario ma sopratutto a quello sociale. Se il risultato sociale finale e piu basso rispetto agli obiettivi prefissati, si avrà anche un rendimento finanziario piu basso.” Fracassi poi prosegue: “Al momento, per dare un’idea del mercato, gli investimenti sui social bond sono attorno ai 4-5 miliardi, mentre per i social impact bond sono circa 200 milioni. Strumenti diversi per sfide differenti”.

C’è una quarta categoria di bond che segue i criteri ESG ed è quella dei cosidetti charity bond, emissioni obbligazionarie standard che pagano una cedola piu bassa rispetto alle normali obbligazioni, perché la differenza viene utilizzata per finanziare progetti di beneficenza o donazioni a ONG.

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