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Mercati emergenti, come navigare il cambiamento


L’analisi geografica e settoriale dell’evoluzione degli indici relativi ai mercati emergenti porta ad una conclusione paradossale. L’unica costante sembra infatti essere rappresentata dal cambiamento. Stati e comparti economici variano nel tempo in misura molto maggiore rispetto a qualsiasi altra asset class, suggerendo che solo attraverso un presidio ininterrotto e una conoscenza profonda delle dinamiche storiche sia possibile individuare le modalità di estrazione di valore in un contesto dominato dalla complessità.

L’importanza di Paesi come Malesia e Messico è stata sostituita nel tempo dall’ascesa dell’economia cinese, così come da un punto di vista settoriale all’aumento di importanza dell’healthcare, della tecnologia e dei consumi discrezionali è corrisposto una contrazione della rappresentatività dell’industria.

Questo il punto di partenza dell’incontro fra Davide Semple, portfolio manager per le strategie Emerging Markets Equity di VanEck, professionista con trent’anni di esperienza negli investimenti in mercati emergenti, e consulenti ed esperti italiani tenutosi nel corso del Salone del Risparmio 2019.

Quadro macro

Dati i livelli di debito raggiunti a livello globale, concentrato in modo particolare nei mercati sviluppati, il peso delle Banche Centrali sul controllo della volatilità dei mercati è aumentato a dismisura. Una dinamica perfettamente visibile nei mesi a cavallo tra 2018 e 2019 in cui l’inversione di politica monetaria da parte della Federal Reserve ha dato un contributo decisivo nel calmare i mercati.

“Sebbene la contrazione della liquidità nei Paesi sviluppati possa portare effetti negativi, analizzando i fondamentali dell’asset class possiamo comprendere l’attuale solidità delle economie emergenti nel loro complesso”, ha sottolineato il portfolio manager per le strategie Emerging Markets Equity di VanEck, aggiungendo inoltre come, da un punto di vista societario, una delle principali caratteristiche attualmente riscontrabili sia l’attuale livello dei flussi di cassa, estremamente maggiore rispetto alle aziende operanti nei mercati sviluppati.

Il peso della Cina

“L’accesso all’economia cinese sarà sempre più importante, tanto da rendere la decisione sulla quota di allocazione da destinare fondamentale per ogni portfolio manager”. Il consensus stima una crescita del gigante asiatico ancora sopra il 6% nel 2019. Un rallentamento controllato e cercato dal governo cinese in ottica di transizione verso un sistema maggiormente incentrata sul mercato domestico. “Nell’economia mondiale”, ha affermato inoltre il portfolio manager per le strategie Emerging Markets Equity di VanEck, “la Cina rappresenta un’unicum”. “Nessuna nazione di tali dimensioni”, ha aggiunto, “si è mai mossa con un tale tasso di crescita e velocità di cambiamento da un contesto dominato dall’industria ad uno in cui ad essere centrali sono le attività a più alto valore aggiunto e i servizi”.

L’importanza dello stock picking

“Un elemento che è rimasto costante è la centralità della selezione dei singoli titoli e cioè delle singole aziende con i migliori tassi di crescita potenziale”, ha dichiarato in conclusione Semple. A questa valutazione è legata la natura delle società che rappresentano, secondo il portfolio manager, la migliore opportunità di investimento nell’universo emergente. “Strategie con masse troppo grandi, nell’ordine dei 20 – 25 miliardi di dollari di masse in gestione, si autoescludono, a causa del fattore liquidità, dalla possibilità di investire nelle piccole e medie imprese dei marcati emergenti, laddove cioè risiede il vero potenziale di alpha ed è possibile investire senza essere impattati dagli aspetti ciclici, catturando la crescita strutturale ai prezzi più vantaggiosi”.

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