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Mercati emergenti, a distanza di un anno è cambiato tutto


Se guardiamo indietro di un anno, l’andamento dei mercati finanziari presentava un comportamento completamente diverso. La crescita sincronizzata e direzionale che ha caratterizzato il 2017 e la bassa volatilità sono ormai un lontano ricordo. “Nel primo semestre 2018 si è registrato un cambiamento del regime di mercato, la volatilità è aumentata e il trend rialzista che ha caratterizzato i mercati azionari si è arrestato”, spiega Didier Saint-Georges, managing director e membro del comitato investimenti di Carmignac. “Questa battuta d’arresto ha provocato un rallentamento a catena anche nei mercati emergenti”. Tuttavia, secondo Saint-Georges, mai come ora alcuni mercati emergenti offrono prezzi scontati e buone opportunità di crescita nel medio-lungo periodo.

Il tapering non ferma gli emergenti

Il cambiamento del contesto di liquidità a livello globale è piuttosto tangibile. Nel 2017 la liquidita delle Banche centrali ha toccato i valori massimi, mentre ora sta diminuendo molto rapidamente. “Dall’inizio dell’anno, la Fed ha iniziato un processo di riassorbimento della liquidità consistente”, spiega Didier Saint-Georges. Questo è stato un driver determinante per la brusca frenata che ha caratterizzato i mercati nel primo semestre del 2018. “È evidente che i mercati emergenti sono stati i primi ad essere penalizzati e hanno subito un pesante rallentamento dovuto alla riduzione dell’offerta di dollari americani”, fa notare il manager. 

“In realtà, i fondamentali di molti mercati emergenti sono migliorati. Se consideriamo i saldi delle partite correnti, questi godono ormai di buona salute, niente a che vedere con quello era successo con il ‘taper tantrum’. Paesi come il Brasile, che hanno avuto un disavanzo di bilancio sostenuto, hanno gran parte del proprio debito espresso in valuta locale e le partite correnti risultano in pareggio”. Saint-Georges prosegue, “Anche Cile e Messico hanno livelli bassi d’indebitamento e disavanzi che si sono pian piano ridotti col tempo, mentre i mercati asiatici sono ancora poco esposti ai finanziamenti esteri. Questo dimostra quindi che i mercati emergenti, a parte per alcune economie molto deboli, di per sé non presentano segni d’instabilità”.

Le valutazioni medie odierne dei mercati emergenti sono molto più elevate rispetto agli standard storici. Il motivo è che i principali driver economici sono molto diversi rispetto a 10-20 anni fa. “All’epoca gli emergenti erano rappresentati da un’economia molto ciclica, legata all’energia o alle materie prime”, spiega il manager. “Oggi il settore tecnologico è in grande espansione e, di fatto, quello che traina il mercato. Riteniamo quindi che le valutazioni attuali nel lungo periodo siano davvero interessanti. È importante tenere sotto controllo quest’analisi perché, tolti i rischi di breve termine, molti mercati emergenti potrebbero presentare dei punti d’ingresso molto interessanti”, conclude Didier Saint-Georges.

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