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Mediobanca SGR: dove siamo e dove stiamo andando


In occasione dell'Annual Conference sui mercati organizzata da Mediobanca SGR, la società ha rivelato la view per il prossimo anno.

Dove siamo e…

Le politiche monetarie divergenti tra le due sponde dell’Atlantico e il rallentamento del commercio internazionale, amplificato anche dalle politiche protezionistiche di Trump, hanno ridotto il livello di sincronizzazione della crescita economica, facendo emergere elementi di fragilità nelle singole economie. I timori legati alle politiche protezionistiche e al rallentamento del commercio internazionale si sono tradotti anche in un graduale e diffuso calo della fiducia delle imprese manifatturiere. 

Il continuo rafforzamento del dollaro US e l’escalation delle tensioni commerciali indotte dal protezionismo USA si sono tradotti in un inasprimento disomogeneo delle condizioni finanziarie a livello mondiale, che hanno pesato maggiormente sulle economie emergenti (EM). L’economia cinese ha lanciato diversi segnali di rallentamento e si è assistito ad un cambiamento di intonazione della politica monetaria del Paese, che è divenuta più espansiva in risposta alle misure protezionistiche USA, mentre nell’Area Euro il ritmo della crescita è rallentato, pur restando al di sopra del potenziale e l’inflazione, seppur in ripresa, resta lontana dal target della BCE

...dove stiamo andando

Il 2019 sarà caratterizzato da una moderazione della dinamica espansiva dell’economia mondiale, che continuerà comunque a crescere sopra il potenziale. Il rallentamento sarà guidato da Stati Uniti e Cina, con l’evoluzione dell’economia europea in cui sta aumentando l’incertezza. La crescita economica sarà meno sostenuta dalla politica monetaria e affiancata dall’aumento dell’inflazione core in un contesto caratterizzato da rischi crescenti, legati al rafforzarsi delle spinte protezionistiche, alle vulnerabilità dei mercati emergenti e alla maggiore volatilità rispetto agli ultimi anni dei mercati finanziari. I particolari rischi del nuovo anno sono un aumento della desincronizzazione della crescita economica tra Paesi e il rallentamento della crescita globale, con alcuni che rischiano di cadere in recessione.

…a proposito di rischi…

I dati relativi ai mesi estivi delineano un quadro di rallentamento dell’attività economica in Italia. Dopo un T1 forte, l'incertezza politica generata dall'esito delle elezioni generali ha pesato sulla fiducia delle imprese, determinando un notevole rallentamento dell'attività economica. In T3 il PIL ha stagnato per la prima volta da fine 2014, mentre le previsioni erano per un ritmo di crescita simile a quello di T2 (0,2% t/t). La crescita annua è rallentata a 0,8% dall’1,2% precedente (ai minimi da oltre tre anni).

La debolezza dei dati osservata finora è riconducibile al forte rallentamento delle esportazioni e al graduale ridursi del rimbalzo della domanda dopo la crisi, a cui si sta aggiungendo la perdita di fiducia da parte delle imprese, che sta andando a intaccare il trend di crescita dei loro investimenti. Nei primi trimestri del 2018 la crescita dei consumi reali ha rallentato a un tasso annuo inferiore all'1%, nonostante i vivaci redditi reali, poiché si è esaurito l'aumento della domanda repressa di beni durevoli (come le vendite di automobili). L’inflazione più elevata rispetto al 2015-16 ha anche rallentato la spesa reale.

Nei prossimi mesi la domanda interna dovrebbe restare sostenuta dalla crescita salariale, a meno di un peggioramento del mercato del lavoro. L’incertezza di questi mesi si è già riflessa sul settore manifatturiero, ma avrebbe costi ben più alti se dovesse permanere (l’aumento del costo di finanziamento per le banche, traducendosi in un aumento del costo e della selettività del credito a famiglie e imprese aumenterebbero l’onere da interesse per lo Stato).

È aumentata anche la probabilità di una recessione nei prossimi trimestri: il PMI composito, indicatore anticipatore del PIL nei prossimi trimestri, in ottobre è sceso inaspettatamente al di sotto della soglia di espansione a 49,2, un livello coerente con una crescita negativa del PIL. È aumentato il rischio che gli investitori perdano fiducia nelle finanze pubbliche italiane, causando picchi di rendimenti obbligazionari con impatti negativi per l’Area Euro

 

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Fonte: Mediobanca SGR.

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