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Mark Mobius, Franklin Templeton Investments: Cittadino del mondo


Nato alla fine di febbraio del 1987, il Templeton Emerging Markets Funds è stato il primo fondo finanziario a livello globale a investire nei mercati emergenti di tutto il mondo e oggi ammonta a più di 300 milioni di dollari. Per essere stato visionario ed aver creato questo fondo finanziario, Mobius è considerato lo  specialista dei mercati finanziari emergenti. Al di là di tutto, per il guru dei paesi emergenti al momento i mercati di moda sono quelli dei paesi frontiera, che rappresentano il 22% della popolazione mondiale, l’8% del PIL mondiale nonché il 24% in termini di territorio mondiale. 

Per Mark Mobius, i “mercati di frontiera sono, in questo momento, più attrattivi rispetto ai mercati emergenti”. La spiegazione secondo lui è semplice, in quanto questi “mercati crescono molto rapidamente, a livello dei primi mercati emergenti”. Parlando della strategia del Franklin Templeton per questi mercati, Mobius preferisce essere cauto, svelando poche informazioni. “È possibile prevedere la creazione di un fondo che investa in questi mercati, un po’ come è avvenuto nel 1987 per i mercati emergenti”, afferma. Nigeria, Vietnam, Kenya, Kazakistan o Ucraina. Sono solo alcuni esempi di paesi che secondo Mobius saranno in via di sviluppo e che “dobbiamo tenere d’occhio nei prossimi dieci anni, perché fanno tutti parte dei mercati di frontiera. La loro caratteristica principale è la crescita rapida”, spiega. Conferma anche che Angola e Mozambico “fanno parte dei mercati di frontiera e in quanto tali sono mercati da seguire nei prossimi anni”, aggiunge il guru dei mercati emergenti. E fa un esempio: “Quando uno stato è piccolo, è facile crescere del 12 o del 14%, ma quando è più grande diventa molto più difficile raggiungere questi tassi”. Secondo lo specialista, il governo brasiliano dovrà iniziare a cambiare la sua politica se vuole riprendere la strada della crescita.

Il motore cinese che segna il ritmo

“I BRIC non sono mai esistiti. La loro esistenza si riduce alla Cina”. Questa è una citazione di un economista mondiale, che Mark Mobius non condivide. Lo specialista racconta che “in termini di impresa, esistono molte possibilità tanto in Brasile, quanto in Russia e in India. Se guardiamo ai fondi BRIC, notiamo una presenza molto superiore di imprese brasiliane rispetto alle società cinesi. Ma dipende sempre dal modo in cui guardiamo”. Tra i settori, Mobius osserva che le “infrastrutture saranno uno dei settori da seguire, insieme a sanità e istruzione. Anche i consumi giocheranno un ruolo importante per la crescita della Cina, soprattutto perché a novembre ci sarà un congresso del partito comunista che potrà dare un nuovo impulso all’economia [il congresso ha dettato alcune riforme: risalto alle riforme fiscali e urbanistiche, allentamento della politica sul figlio unico, una maggior tutela dell’ambiente, la possibilità per le amministrazioni locali di emettere obbligazioni per finanziare le loro opere e anche i primi passi verso una maggiore liberalizzazione delle tasse di interesse e la convertibilità del renmibi, tra le altre]. Sul futuro dell’economia cinese, il guru ritiene che alla Cina servirà ancora un po’ di tempo prima di raggiungere l’economia statunitense. “Anche con il tasso di crescita attuale, alla Cina potrebbero volerci quasi 20 anni prima di raggiungere l’economia nordamericana. Questo, ovviamente, presupponendo che l’economia targata USA si riprenda e cominci a crescere del 2 o del 3% all’anno. Ma spero che la Cina non esca mai dai paesi emergenti”, spiega. Tuttavia Mobius afferma che i mercati emergenti sono la “seconda economia mondiale per importanza, soprattutto grazie all’enorme tendenza di crescita”. “I mercati emergenti continuano ad offrire multipli inferiori rispetto ai mercati sviluppati e, con il tapering, questi paesi hanno deciso di svalutare le loro monete”, prosegue.

Nuove politiche nei paesi emergenti

Mark Mobius ritiene che il Brasile sta ora vivendo una fase di apprendimento. “La principale buona notizia per il paese sono le riforme che dovrà fare”, dice, aggiungendo che il Brasile “non può spendere troppi soldi per i Mondiali e i Giochi Olimpici.” La sua opinione è che il governo brasiliano “dovrà iniziare a cambiare politica se vuole riprendere la strada della crescita”. Anche per l’India, Mark Mobius afferma che il “paese sta cambiando politica, soprattutto per quanto riguarda la sua moneta, la rupia.” Mentre sulla Russia il guru ritiene che “in questo momento costa troppo riuscire a investire denaro nel paese”. Il gestore conferma comunque che il suo fondo, il Templeton Emerging Markets Fund, è esposto verso tutti i paesi BRIC. 

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