Marco Sozzi e Alberto Foà: “Nessuna scelta di consensus ma posizioni più rischiose”


Marco Sozzi E Alberto Foàportfolio manager e presidente, AcomeA SGR

L’approccio è quello, in generale, che si applica a tutti i prodotti di AcomeA: una gestione attiva, essenzialmente value, che cerca investimenti con miglior valore prospettico. In questo caso, il fondo AcomeA Performance, un bilanciato con una serie storica rilevante (e un track record a dieci anni del 3,47%), ha un mandato di gestione anche più libero, come conferma Marco Sozzi, alla guida del prodotto con il rating Consistente Funds People sin dall’esordio, insieme al presidente della stessa società di gestione Alberto Foà. “È un fondo che ci consente di scegliere un valore, senza un benchmark da seguire”, spiega Sozzi. In un mercato obbligazionario dove più un titolo è sicuro e meno rende, l’idea è quella di concentrarsi sull’altra faccia della medaglia. “Non facciamo scelte di consensus ma cerchiamo posizioni più rischiose, dove i margini di guadagno sono maggiori, sfruttando al massimo  la nostra flessibilità”. 

Il misprincing causato dalle Banche centrali ha certamente compresso i rendimenti e le opportunità d’investimento. Motivo per cui il portafoglio del fondo è piuttosto concentrato: 36 titoli per un totale di 230 milioni di euro in AuM. Al momento l’esposizione principale riguarda i titoli dei Paesi emergenti, circa il 53,5%. E in particolare Turchia, Messico e Sudafrica. “Poi abbiamo investimenti in Brasile, in Indonesia e in varie zone dell’Africa subsahariana”, aggiunge  Sozzi. “Si tratta perciò di una diversificazione a livello globale. C’è una componente importante anche verso i bills greci, ma limitata ai titoli a breve scadenza; cinque punti di treasury a breve scadenza e una piccola posizione in titoli corporate. Il restante 15% è invece investito in azioni”.

Come assumere il rischio

La parte più importante resta comunque quella esposta ai Paesi emergenti. “Non essendo obbligati all’investimento, scegliamo Paesi dove riteniamo ci sia più opportunità dal punto di vista del rischio/rendimento. Facciamo ricorso ad analisi del Fondo monetario e delle Banche centrali, con una base di tipo macro molto ben impostata. Sui corporate, anche se al momento sono quasi assenti in portafoglio, studiamo i risultati delle società e confrontiamo le view di diversi analisti”, afferma il gestore. 

Investire in Indonesia o in Sudafrica non è d’altronde come investire in Germania o negli Stati Uniti. “Il rischio c’è sempre”, dice Sozzi. “Eppure non crediamo di essere pagati per evitare i rischi, ma per assumerli. Il fondo cerca di soddisfare un bisogno di diversificazione rispetto ai temi tradizionali. Ci sono investitori che vogliono cogliere le opportunità e correre dei rischi, avendo la possibilità di investire in temi complessi, spesso evitati dal mercato. Per questo cerchiamo di assumere il rischio, non allontanarlo. E farlo con metodo e in modo progressivo, laddove i rendimenti sono in grado di fornire un compenso”.

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