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Romani (CNP Partners): “Come selezioniamo i prodotti per le nostre polizze unit-linked”


Il team investimenti per la componente di ramo III di CNP Partners è composto da quattro professionisti: due basati in Italia che seguono la fund selection e due in Spagna che si occupano della definizione dell’asset allocation. Ad oggi, la società offre una piattaforma di circa 160 OICR messa a disposizione dei distributori, aggiornata su base annuale. “Non cerchiamo di focalizzarci solo sulle grandi case di gestione, ma valutiamo anche piccole boutique finanziarie che possono nascondere delle enormi potenzialità”, spiega Marco Romani, head of investment advisory di CNP Partners.

Il processo di selezione si basa su dei criteri qualitativi e quantitativi. “La selezione qualitativa ci permette incontrare i gestori e valutare attentamente come avviene il controllo dei rischi da parte dei team di risk management”, spiega Romani. Dal punto vista quantitativo invece, CNP Parners ha definito dei requisiti minimi: il fondo deve avere almeno tre anni di track record, 100 milioni di euro di masse e deve essere UCITS compliant. Sono esclusi i comparti con NAV settimanale o mensile. “Ciò che rende difficile l’attività di fund selection è individuare ex-ante il micro asset comune per ogni gruppo di OICR che vogliamo comparare, in quanto le categorizzazioni da parte dei diversi data provider quali Morningstar, Bloomberg, Reuters Lipper e Assogestioni, risultano spesso diverse per lo stesso OICR”, osserva il responsabile. 

Inoltre, CNP Partners ha sviluppato un metodo di stabilizzazione dei risultati del modello di analisi quantitativo: il ranking viene assegnato sulla base di una ponderazione dei risultati quantitativi a tre anni ripetuti ogni tre mesi (rolling). “Ad esempio, se l’analisi viene svolta su un track record di tre anni, questa parte dal 2015 (tre anni indietro) e per ogni trimestre definiamo un ranking sulla base dei risultati storici. I risultati di ogni periodo vengono poi ponderati dando un peso maggiore alle osservazioni del triennio più recente”, spiega Romani. 

Attraverso queste analisi non si prendono in considerazione solo le performance, ma anche i rischi. “Cerchiamo di capire quale possa essere la perdita massima in condizioni di mercato sfavorevoli (max drawdown) e valutiamo i principali indici sintetici come lo Sharpe ratio, Sortino ratio, information ratio su una base storica di dati a tre anni, ogni trimestre”.

Ultima fase dell’analisi riguarda i costi del prodotto. Per CNP Partners, il costo è un elemento importante, ma non è determinante nella scelta del prodotto: “non cerchiamo i prodotti che costano meno, ma i migliori”. 

Prodotti, la view del gestore

“Con la crisi del 2008 erano scomparsi gli hedge funds e l’industria del risparmio gestito era tornata a preferire prodotti più direzionali”, fa notare il responsabile. “A distanza di dieci anni, siamo tornati a prendere in considerazione i prodotti a ritorno assoluto. In un contesto di mercato con tassi prossimi allo zero, con aspettative di rialzo degli stessi e fondi monetari che non sono una scelta di investimento, stiamo valutando soluzioni decorellate dal mercato".

Da un anno e mezzo abbiamo una view positiva sull’equity, in particolare per Europa e Giappone. Il 2017 è stato un anno che ha portato dei risultati sorprendenti sia per quanto riguarda il mercato azionario che obbligazionario. Per il 2018, sebbene sia iniziato sotto i migliori auspici (gennaio), ci aspettiamo una maggiore volatilità e un rischio più elevato sulle differenti asset class”, conclude Romani.

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